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sabato 5 dicembre 2009

La Santa Sobrietà

L'OMELIA DI TETTAMANZI:
DISCORSO ALLA CITTA'

Riceviamo e pubblichiamo
Cara Altratradate, oggi S.E. il Cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi ha tenuto il tradizionale "Discorso alla Città di Milano" in occasione della festività di Sant'Ambrogio. Ne allego una copia segnalando che e' possibile rivederne il filmato (clicca qui). Il Cardinale parla di umanità, di solidarietà, di attenzione ai giovani, ai disoccupati, ai poveri. Invita a un nuovo stile di vita che chiama: Santa Sobrietà.
Proviamo a mettere al posto della parola "Milano" la parola "Tradate" .
Anche noi abbiamo molto da imparare come cittadini e molto hanno da attingere a questo discorso i Politici di ogni schieramento.
Dovremmo capire tutti che il Crocefisso ci indica che i valori che porta
sono più da vivere, se pur con entusiasmante fatica, che da nominare.
Mauro Prestinoni

MILANO TORNI GRANDE
CON LA SOBRIETÀ E LA SOLIDARIETÀ

DISCORSO ALLA CITTÀ PER LA VIGILIA DI S. AMBROGIO 2009
TESTO LETTO DAL CARDINALE


Carissimi,
ancora una volta il Signore mi dà la grazia e la gioia di rivolgermi alla Città per la festa di sant’Ambrogio, patrono di Milano e della Diocesi.

L’amore per la nostra Città
Inizio confessando il particolare amore che mi lega a questa Città, alla mia Città. Sono sicuro che tutti voi condividete con me questo amore, un amore segnato da gratitudine e insieme da responsabilità.
La gratitudine, anzi tutto. Riconosciamo il patrimonio di fede, di storia, di cultura, di tradizioni, di opere che nei secoli ha arricchito la nostra Città: una preziosa eredità che ogni giorno viene posta nelle nostre mani, un dono grande che è offerto anche alle giovani generazioni e ai milanesi di domani, a coloro che in questa Città vengono ad abitare da altre città, da terre lontane.
A questa nostra gratitudine s’accompagna poi un senso di responsabilità. È un amore che si pone una domanda: sapremo anche noi arricchire l’eredità morale e spirituale da trasmettere a quanti verranno dopo di noi?
Ma quale potrà essere il nostro modo, per conservare, anzi per arricchire la storia di questa Città? Nessuno di noi pensa che per perpetuare nel futuro la grandezza di Milano sia sufficiente edificare qualche monumento, questa o quell’altra infrastruttura, abbellirla con qualche opera d’arte. Si tratta di interventi utili ma – sappiamo - da sempre sono gli abitanti la ricchezza più grande di una città. Mi chiedo ancora: noi stiamo portando il nostro contributo per rendere grande Milano? “Milano con il cuore in mano”, “solidarismo ambrosiano”: queste ed altre espressioni proverbiali, da sole, lasciano intendere quale sia l’eredità migliore che ci è stata consegnata: la solidarietà. Tante istituzioni caritative ne sono una splendida testimonianza. Eroi della solidarietà dicono di questa grandezza. Come non ricordare il beato don Carlo Gnocchi e la Fondazione che ne porta il nome?

La solidarietà rende grande la Città
È la pratica straordinaria della solidarietà che ha reso grande nei secoli Milano. Ed è sulla solidarietà che dobbiamo misurare ancora oggi l’autenticità della grandezza della nostra Città. Spesso la solidarietà riceve un’interpretazione semplicistica: emotivo-sentimentale nell’ambito personale, benefico-assistenziale in quello sociale. Ma, come sottolinea la recente enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, la solidarietà esige di essere riscattata da queste visioni parziali, affermandone il ruolo tipicamente sociale e politico. Essa, infatti, persegue il bene non solo individuale ma anche e specificamente comune, è del tutto inscindibile dalla giustizia e include, pertanto, la presenza attiva e responsabile delle stesse Istituzioni ben oltre il pur indispensabile servizio del volontariato.
La solidarietà è inseparabile dalla giustizia e per questo ha una destinazione propriamente sociale. Alla sua radice ci sono sempre gli altri. Sì, gli altri, perché ciascuno di noi, lungi dall’essersi costituito da sé, è in se stesso un dono, un essere che ha ricevuto molto dagli altri. E non c’è solo un debito individuale, ma anche un debito comunitario, che ci lega alle generazioni che ci hanno preceduto. Scriveva Paolo VI nella sua famosa Enciclica sullo sviluppo dei popoli e dell’intera umanità:

«Ogni uomo è membro della società: appartiene all’umanità intera… Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi a ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, che è un fatto, per noi è non solo un beneficio, ma altresì un dovere» (Populorum progressio, 17).

La solidarietà riveste i tratti del dovere. È un aspetto che viene sottolineato con forza anche dalla nostra Costituzione. Tra i “principi fondamentali” viene affermato il profondo legame tra i “diritti inviolabili dell’uomo” e “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2). È questo il grande patto sociale che mantiene coesa una città. Qui è in gioco una virtù cardinale, è in gioco la giustizia!

Milano è una città solidale?
La nostra Città oggi è una città solidale, all’altezza della sua tradizione? È difficile rispondere con poche parole.
Come ogni città, anche la nostra Milano è una città composita, dai tanti volti, dalle mille storie, che in alcune sue parti rischia di essere costituita da isole, da “città nella città”. Non ha un aspetto unico ed è inevitabile che sia così per una metropoli moderna.
E se la solidarietà non è solo il dare episodico ma una tensione interiore che si esprime in comportamenti abituali e permanenti, si fa inevitabile la domanda se la nostra città sia veramente solidale con tutti i suoi abitanti.
Milano è solidale con i bambini e il loro futuro se, ad esempio, sono sufficienti gli asili nido, le scuole materne, i parchi gioco. La Città è solidale con i ragazzi se sa dare loro, insieme a un’offerta scolastica qualificata, anche opportunità educative, culturali, ricreative, quali momenti significativi per prevenire il disagio.
La Città è solidale con i giovani se sa farsi carico delle loro domande e delle loro tensioni, se sa ascoltarli e guardarli con stima, fiducia, amore sincero. Ma è solidarietà offrire ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro forme di impiego quasi sempre precarie, quasi a voler approfittare della loro condizione, sfruttando le loro necessità?
La solitudine poi di tante persone manifesta il bisogno di solidarietà. Sono sole tante famiglie, alle prese con il peso di conflitti e violenze nascoste, con il dramma della separazione, con i problemi economici, con la malattia di un congiunto; sono soli tanti anziani, senza relazioni significative e prospettive per il futuro; rischiano di essere soli gli immigrati, spesso confinati – per chiusura o per rifiuto sociale – dentro i propri gruppi etnici…
Ma Milano offre anche molti esempi di autentica solidarietà. Penso a tutti i lavoratori che compiono bene il proprio dovere, con dedizione e generosità. Non sono poche le persone che hanno come tratto distintivo della propria vita il volontariato e nelle associazioni caritative. Voglio qui menzionare in particolare – insieme ai benefattori – le centinaia di volontari impegnati nel “Fondo Famiglia-Lavoro”, non solo per distribuire contributi economici, ma soprattutto per ascoltare chi ha perso l’occupazione, studiare con loro soluzioni per tornare a essere produttivi.
Non mancano gli imprenditori che sfidano la crisi economica affrontando sacrifici pur di salvaguardare il posto di lavoro dei propri dipendenti e di non far mancare il sostentamento alle famiglie; i ricercatori che sono attivi per migliorare le cure con cui combattere la malattia. Non manca chi progetta con intelligenza gli spazi della Città per innalzare la qualità della vita delle persone. Come non citare poi chi opera per migliorare le condizioni di vita degli immigrati, chi si impegna per offrire percorsi di autentica integrazione, per coniugare solidarietà e legalità? Mi ha colpito nei giorni scorsi, a seguito dello sgombero di un gruppo di famiglie rom accampate a Milano, la silenziosa mobilitazione e l’aiuto concreto portato loro da alcune parrocchie, da tante famiglie del quartiere preoccupate, in particolare, di salvaguardare la continuità dell’inserimento a scuola – già da tempo avviato – dei bambini. La risposta della Città e delle Istituzioni alla presenza dei rom non può essere l’azione di forza, senza alternative e prospettive, senza finalità costruttive. La Chiesa di Milano, il volontariato e altre forze positive della Città hanno dimostrato, e rinnovano, la propria disponibilità per costruire un percorso di integrazione. Non possiamo, per il bene di tutta la Città, assumerci la responsabilità di distruggere ogni volta la tela del dialogo e dell’accoglienza nella legalità che pazientemente alcuni vogliono tessere.
Sono innumerevoli coloro che nella vita quotidiana tengono gli occhi aperti alle necessità degli altri: attenzioni che si concretizzano in piccoli gesti e segni di prossimità, ma che – considerati tutti insieme – portano uno straordinario beneficio a tantissime persone per il loro equilibrio, per il loro benessere, assorbendo tanta fatica che, altrimenti, appesantirebbe la vita di molte persone e della Città nel suo insieme. Senza questi “angeli” della quotidianità la vita a Milano sarebbe per tanti sicuramente più difficile.
In questa prospettiva va promossa con decisione una “nuova solidarietà” che assuma la forma di una vera e propria “alleanza” intesa come incontro, dialogo, scambio d’informazioni, condivisione di interventi, collaborazione corresponsabile tra le Istituzioni pubbliche e le forze vive della società civile, ovviamente nel rispetto delle diverse competenze e nel segno di una reciproca fiducia: si pensi, in particolare, all’urgenza di una simile alleanza nei fondamentali ambiti della scuola, del lavoro, della salute, della lotta alle varie forme di povertà e di emarginazione sociale.

Non c’è solidarietà senza sobrietà
Ed ora, proprio nel contesto di Milano chiamata a un supplemento di solidarietà, giungo a un’affermazione forse inattesa: quella riguardante la sobrietà. Sì, la nostra Milano, come tutte le città e forse ancor più delle altre, ha bisogno di sobrietà. Vorrei ricordare quanto dissi nell’omelia della S. Messa della notte dell’ultimo Natale in Duomo quando rivolsi un invito alla conversione: «C’è uno stile di vita costruito sul consumismo che tutti siamo invitati a cambiare per tornare a una santa sobrietà, segno di giustizia prima ancora che di virtù».
A distanza di quasi un anno, sento di dover ripetere queste parole, invitando a recuperare la fatica e la gioia della sobrietà. La sobrietà è possibile, in essa c’è il segreto della vita buona e bella, anche se il cammino per arrivarvi è difficile e chiede che si cambi lo stile di vita. Con la sobrietà è in questione un “ritornare”, come se si fosse smarrita la strada. Ci siamo lasciati andare a una cultura dell’eccesso, dell’esagerazione.
Soprattutto la sobrietà è questione di “giustizia”. Siamo in un mondo dove c’è chi ha troppo e chi troppo poco, e anche nella nostra Città c’è chi sta molto bene, mentre sempre più aumenta il numero di chi fa più fatica. La sobrietà ci aiuta a costruire la giustizia, perché decide, sceglie e agisce secondo la giusta misura, e dunque sempre con l’attenzione vigilante ai diritti e doveri che si hanno nei riguardi sia di se stessi che degli altri, superando sempre eccessi e sprechi. In particolare la “giusta misura” nell’uso dei beni rende la sobrietà, da un lato nemica dell’avarizia, dall’altro amica della liberalità, ossia di una pronta disponibilità alla condivisione dei beni.
Questa stretta connessione tra la sobrietà e la giustizia ci aiuta a comprendere come la sobrietà sia una via privilegiata che ci conduce alla solidarietà. Solo chi è sobrio può essere veramente solidale. Infatti la sobrietà crea gli spazi: nella mente, nel cuore, nella vita, nella nostra casa… La sobrietà apre agli altri e ridimensiona l’importanza eccessiva che diamo a noi stessi; ci apre agli altri e in ogni cosa ci interpella a partire dal bisogno altrui.

La sobrietà favorisce lo sviluppo
La sobrietà non è solo un valore personale e individuale, è anche un valore
sociale, comunitario: coinvolge la Città come tale.
Una delle più frequenti obiezioni alla sobrietà va al cuore della questione: l’industria e il terziario tengono solo se ci sono consumi, il cui calo comporta il calo della produzione. Ora la sobrietà pare esigere una riduzione dei consumi e, se attuata, andrebbe contro lo sviluppo, divenendo fonte di gravi problemi a cominciare dalla disoccupazione. Dunque la sobrietà potrebbe apparire un valore estraneo per Milano! Sobrietà, però, non significa non consumare e non produrre. È piuttosto “utilizzare” non in un’ottica di spreco, bensì di saggio impiego, finalizzando così la produzione e i servizi ai veri bisogni dei singoli, per crescere nel benessere condiviso.
La sobrietà muove dalla consapevolezza che le risorse sono limitate e che vanno quindi ben utilizzate. Essa stimola l’intelligenza e la capacità di ciascuno perché sappia usare al meglio le opportunità che vengono offerte per il singolo e per gli altri, per l’intera umanità. La sobrietà non danneggia l’economia ma è a favore di una sua realizzazione sapiente perché mette al centro la persona e le sue esigenze più vere. È questo l’insegnamento della Chiesa riproposto nell’enciclica sociale Caritas in veritate.

Il futuro della Città: Expo 2015 e vita quotidiana
In questa prospettiva Milano deve considerare le opportunità legate a Expo 2015. Lo stesso tema prescelto “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” offre un ambito dove la sobrietà, rettamente intesa, può essere un fattore determinante. La sfida di “nutrire il pianeta” – meglio dire, tutte le persone che vivono e vivranno sulla Terra – esige infatti un profondo ripensamento dell’uso delle risorse. Richiede intelligenza per escogitare forme nuove di uso e valorizzazione dei beni; pretende un salto di qualità nell’intendere in modo nuovo e solidale i legami tra le nazioni e l’interconnessione tra i diversi attori pubblici e privati della produzione e del mercato; spinge a impiegare energie per la ricerca agro-alimentare; comporta impegno per cercare modalità di dialogo e di scambio, di conoscenza e di risorse, per una crescita equilibrata e solidale del pianeta.
Ovviamente la realtà di Milano non può esaurirsi nell’avventura dell’Expo. La speranza è che questo evento possa far da traino per un ripensamento globale di Milano in termini innovativi, economicamente solidi e promettenti, aperti a una visione profondamente etica e responsabile.
Diventa inevitabile a questo punto interrogarci sulle concrete applicazioni quotidiane della sobrietà come via alla solidarietà nell’ambito della nostra Città, in riferimento, ad esempio, alle risorse pubbliche e al loro impiego.
Milano è spesso etichettata come città “del fare”. La sobrietà può rinverdire questo nobile appellativo: un “fare” che non deve riguardare solo la dimensione produttiva ma che vuole mirare ai risultati concreti a beneficio di tutti gli abitanti; un risultato che si raggiungerà eliminando tutto ciò che è superficiale, vuota apparenza, perdita di tempo e spreco di risorse. Non abbiamo forse la sensazione che si punti alla costruzione di campagne di comunicazione e di immagine, nascondendo la consistenza reale dei problemi, più che alla soluzione dei problemi stessi e all’offerta di servizi efficienti e per tutti? Sono convinto che chi per vocazione, per lavoro, per servizio, per mandato pubblico, per elezione è chiamato a operare per gli altri debba essere sobrio per incontrare realmente le donne e gli uomini nelle loro esigenze, per mettere al centro delle proprie attenzioni i problemi delle persone e delle famiglie e, quindi, per risolverli.
La festa di sant’Ambrogio può suonare come appello a un sussulto di moralità e spiritualità nei nostri stili di vita. La nostra Città è interessata – e lo sarà sempre più – da progetti di realizzazione di grandi opere che esigono ingenti quantità di denaro e per le quali sono possibili interferenze e infiltrazioni di criminalità organizzata. Divengono quindi ancora più urgenti da parte di tutti – e specialmente di chi ha maggiori responsabilità – il rispetto di norme semplici, chiare ed efficaci, il confronto con la coscienza morale, la rettitudine nell’agire, la gestione corretta del denaro pubblico.
In ambito ancor più personale, vivere secondo sobrietà aiuta a verificarsi su quale sia la vera sorgente della felicità. Con uno stile di vita sobrio è facile smascherare l’illusione che la felicità provenga dal possesso delle cose, da un’esistenza condotta sempre “oltre il limite”. Troppe persone – e non solo i giovani – sembrano alla ricerca di uno “stato di ebbrezza permanente” da perseguire con eccessi (di sostanze stupefacenti, di alcool, di sensazioni ed emozioni forti) quasi per dimenticare quanto sia seria e impegnativa la vita, quasi per sfuggire alle proprie responsabilità, quasi per volersi sottrarre al compito di ricercare quella felicità duratura e profonda che deriva dalla piena e autentica realizzazione di sé. Questi stili di vita esaltano l’individualismo, corrono il rischio di distruggere i soggetti, allentano i legami sociali, indeboliscono la Città.
Persone autenticamente felici, invece, portano un grande contributo alla costruzione di una Città migliore: la vera gioia, infatti, non presenta mai i tratti dell’egoismo bensì del dono di sé, scaturisce dalla ricerca del bene dell’altro. Se anzitutto i fedeli di questa Città – ed è il pastore, il Vescovo ad esprimersi così – vivranno con sempre maggiore coerenza il loro essere cristiani, la ricerca del bene dell’altro genererà un intreccio virtuoso che renderà Milano coesa, capace di curare e guarire le ferite dei suoi abitanti. Stili di vita personali virtuosi sprigionano la forza per rinnovare la Città.

Una conversione è possibile?
In questo senso ripropongo la chiamata alla conversione, esattamente nella linea proposta da Benedetto XVI il 1° gennaio 2009 e – in termini ampi e dal valore profetico – nell’enciclica Caritas in veritate. Il Papa invita a vedere la crisi “come un banco di prova”, ponendo questi interrogativi:

«Siamo pronti a leggerla, nella sua complessità, quale sfida per il futuro e non solo come un’emergenza a cui dare risposte di corto respiro? Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante?».

Si esige un cambiamento radicale, lungimirante e teso al bene comune globale. Si esige una progettazione di ampio respiro, capace di andare oltre le risposte immediate ed effimere, capace di dare un volto nuovo alla nostra Città. Una progettazione che riguardi tutti i grandi capitoli della vita sociale.
La direzione tracciata è precisa: si tratta di favorire, diffondere e condividere modelli e stili di vita insieme profetici e praticabili, capaci di far crescere le virtù e le opere della sobrietà e della solidarietà: nell’ambito personale e interpersonale, in quello comunitario e istituzionale.

Guardiamo a Cristo
È richiesto un grande investimento educativo da parte di tutti. All’Angelus del 1° gennaio di quest’anno il Papa conclude con un’annotazione di particolare importanza: «Gesù Cristo non ha organizzato campagne contro la povertà, ma ha annunciato ai poveri il Vangelo, per un riscatto integrale dalla miseria morale e materiale. Lo stesso fa la Chiesa, con la sua opera incessante di evangelizzazione e promozione umana…».
È dunque a Cristo che dobbiamo guardare, come singole persone, come città di Milano, a lui che è il “buon samaritano” e che vuole continuare a essere presente e operante nella storia dell’umanità ferita e bisognosa di “cura” tramite la nostra mediazione.
Quella di Cristo è una presenza che ha i segni del Crocifisso, che sa attraversare le situazioni umane di fatica e di sofferenza assumendole, facendosene carico. Conserviamo la presenza del crocifisso, simbolo cristiano ma anche simbolo profondamente umano. Di fronte ad esso siamo tutti richiamati a interrogarci sul significato che hanno il soffrire e il morire, così come possiamo ritrovare la speranza per superare le situazioni di dolore e di morte. Ma il Crocifisso è risorto! Non limitiamoci a considerare il crocifisso come segno di un’identità. Dobbiamo passare dal simbolo alla realtà, alla realtà di Gesù Cristo morto e risorto e veniente, persona viva, concreta, incontrabile, sperimentabile. Conserviamolo questo simbolo, ma soprattutto viviamolo con umile, forte e gioiosa coerenza.
Concludiamo con una riflessione che sant’Ambrogio pone al termine del suo commento alla parabola del buon samaritano.

«Siccome nessuno è maggiormente prossimo di Colui che guarì le nostre ferite, amiamolo come Signore, ma amiamolo anche come prossimo; nulla è tanto prossimo quanto il Capo alle membra. Amiamo anche chi è imitatore di Cristo, amiamo chi ha compassione dell’altrui indigenza secondo l’unità che vige nel corpo. Non è la parentela che fa il prossimo, ma la misericordia» (Esposizione del Vangelo secondo Luca, VII,84).
+ Dionigi card. Tettamanzi


lunedì 13 luglio 2009

Con questo PRG noi non abbiamo nulla in comune...

VOLUTO SOLO DALLA LEGA
E POI DAI SUOI ALLEATI,
IMBARCATI STRADA FACENDO

Riceviamo e pubblichiamo
Con questo Piano regolatore, sia ben chiaro... noi non c'entriamo!
Sono stato per pochi mesi il Presidente della Commissione Urbanistica della Giunta Lucioni (1990-3), in piena tangentopoli. In quel periodo cominciammo ad esaminare le Osservazioni al Piano regolatore Generale che la Giunta DC - PSI aveva fatto redigere dallo Studio Bellini di Milano. Il Piano allora vigente era ancora quello approvato negli anni 70/80 dalla Giunta PCI PSI dell'allora Sindaco Uslenghi Carlo Matteo, piano che aveva ormai esaurito la sua funzione.
A detta di molti il Piano in corso di approvazione nel 1993 portava molta cementificazione, ma si presentava in maniera organica prevedendo anche alcune soluzioni interessanti, come ad esempio il Parco del Fontanile.

Per una revisione del Piano in senso diminutivo delle cubature di cemento si erano già espressi l'Opposizione di Sinistra e il Consigliere Albizzati.

Il periodo in cui lavorammo in Commissione fu di poche settimane perchè, infierendo tangentopoli, a Tradate sfruttata dalla Lega che fece la sua battaglia proprio contro la cementificazione (loro la chiamavano Speculazione Edilizia), il Consiglio Comunale fu sciolto proprio nel 1993 (vedi qui: http://www.altratradate.com/2008/07/una-pagina-storica-tangentopoli-tradate.html).

La Giunta Galli ripartì da zero dando un nuovo incarico all'architetto Vassalli per un nuovo PRG, nonostante in un brevissimo colloquio con il sindaco Galli lo consigliai di non gettare via tutto il lavoro fatto (e anche ben pagato), ma di tenere come base quello redatto dall' Avv. Bellini facendo le opportune riduzioni e varianti.

Sia ben chiaro dunque che quello che sta succedendo a Tradate non è il frutto del Piano Regolatore della Giunta Lucioni (mai approvato), né tantomeno di quello della Giunta Uslenghi (1975/1985), ma del PRG redatto dalla Giunta leghista Galli e le oltre 60 varianti successive delle Giunte di Centro Destra (Lega + PDL) Candiani.
Chi dice il contrario è solo un bugiardo mistificatore!

Mauro Prestinoni
già Consigliere Comunale della Democrazia Cristiana dal 1990 al 1993
ora aderente al circolo PD di Tradate

lunedì 25 maggio 2009

Arrivano gli extra comunitari. E noi? Tutti di un pezzo...

Barche, barconi
e fumo negli occhi!

Cari amici dell'Altratradate vorrei aprire un dibattito su un tema talmente discusso da aver perso i contorni della realtà sino a sfociare nella fantasia, la peggiore fantasia.

Vorrei darvi degli spunti sulla IMMIGRAZIONE, la scrivo maiuscola così vi spaventate di più!
L'immigrazione che il centro-sinistra avrebbe favorito in questi anni coi suoi governi! Peccato che dal 2001 ad oggi sono trascorsi 8 anni in cui la sinistra ne ha governato uno e a fatica pure quello. E non mi pare che negli altri sette (di governo Berlusconi e Lega) l'immigrazione si sia fermata. Ma tant'è, oggi si vive di slogan al punto tale che anche la semplice matematica dell' 1 +1 = 2 non sembra più tenere banco.
Ho più volte espresso il mio pensiero: l'immigrazione è un problema. Non ha senso né dire apriamo le porte a tutti né chiudere le porte a tutti. E' un problema perchè, esattamente come nelle nostre case possiamo accogliere un numero limitato di ospiti, così vale per la nostra Nazione che altro non è se non la nostra casa più grande. Sono un realista e so che ci sono dei limiti superati i quali non si fa il bene di nessuno, né degli immigrati né degli italiani. Ma mi faccio domande e riflessioni che vi propongo un po' a ruota libera.

Se questi poveracci vengono qui è perchè dove vivono ci sono condizioni inumane, è il solito tema del Nord e del Sud del mondo, degli sprechi che abbiamo da noi e delle mancanze che ci sono da loro. E il fatto che sia il “solito tema” non deve esimerci dal farci riflettere.

Se una volta venuti qui si fermano vuol dire che qualcuno li mantiene, magari perchè li fa lavorare per pochi soldi e in nero... dubito molto che siano industriali di sinistra..... magari hanno il fazzolettino di un altro colore. Al limite poi si fa una bella offerta a qualche missionario e l'anima è salva! 

Una cosa è certa: sono fonte di voti. Non per la sinistra ma per la Lega stessa. Basta sfruttare la paura della gente, ma forse più della paura l'insicurezza personale della gente che non volendo farsi troppe domande su se stessa non è propensa al dialogo con chi, per diversa cultura, razza, lingua e religione... ci costringe a confrontarci e a scoprire le nostre (non le loro) diversità.

E questa è una storia lunga: come trattavano i bravi lombardi gli immigrati veneti nel primo dopoguerra? Cosa succedeva in una famiglia lombarda se una ragazza si innamorava di un veneto? 

E come trattavano lombardi e veneti i meridionali negli anni 50/60? 

Ebbene oggi sono lombardi, veneti e meridionali che non vogliono gli stranieri (ammessi però appunto bravi e robusti lavoratori che non abbiano troppe pretese). 

Qualche volta la paura degli altri raggiunge le vette dove la stupidità si identifica con il ridicolo. Vi cito un episodio che ci riguarda come tradatesi. Eravamo negli anni 80 e si discuteva del piano di edificazione/sistemazione del quartiere Ceppine (mi pare si chiamasse piano Cerutti dal nome dell'architetto progettista) . Il problema extracomunitari allora non esisteva. 
Ad un certo punto cominciò a circolare un volantino ciclostilato (ed allora i ciclostili erano pochi .. ma lasciamo perdere per ….carità cristiana) in cui alcuni bravi abitanti delle Ceppine si scagliavano contro questo piano perchè avrebbe portato colà degli sconosciuti! Adesso le Ceppine sono state urbanizzate e non dalla DC e neppure dalla sinistra! Naturalmente ad abitarci ci andarono molti Tradatesi e anche Abbiatesi che ormai si saranno integrati con i Ceppinesi (si dirà così?).

C'è poi un modo che abbiamo per salvare la capra e i cavoli ed è quello di dire: “ ma se loro osservano le nostre leggi....” anche qui diciamo un po' di bugie. Intanto perchè le leggi non le osserviamo neanche noi Italiani a cominciare da quella che dice che: Le tasse vanno pagate! La peggior delinquenza organizzata: mafia, camorra e ndrangheta non è fatta da extracomunitari e forse non è più neppure confinata al sud. Quindi...

Quindi dovremmo fare qualche sforzo celebrare e pensare con la nostra testa, magari collegandola con il cuore e a farci domande e cercare di darci delle risposte senza venderci per calcolo e per paura a chi sfrutta due barconi di immigrati per farsi pubblicità e carpire i nostri voti. Gli extracomunitari irregolari sono sempre stati riportati indietro, da tutti i governi compreso quelli di centro sinistra, ma un conto è soccorrerli, evitare sofferenze specialmente a donne e bambini e poi rimpatriarli e un conto è ricacciarli indietro senza controllare le loro condizioni con il rischio che qualcuno muoia. In questo caso non sarà certo la carità pelosa fatta di un' offerta al Missionario in Africa o ad Haiti a salvarci l'anima! - (Mauro Prestinoni)

mercoledì 1 aprile 2009

Formazione e preparazione, per cambiare!

OCCORRE ESSERE PREPARATI
PER GESTIRE LA COSA PUBBLICA

Dopo il Consiglio comunale di ieri sera (in platea 6 persone, tra cui due giornalisti e quattro cittadini!!!) si ripropone il grande interrogativo: i Consiglieri Comunali di maggioranza  (in particolare quelli della Lega) sanno e conoscono quello che votano? Non parlano mai singolarmente; non se ne conosce la voce, quasi quasi. E' interessante pertanto leggere questi due commenti: li trovate contestualizzati al POST di Pino Scrivo sul Bilancio Comunale (clicca qui). Si parla anche di formazione e preparazione da raggiungere per amministrare la cosa pubblica.

Mauro Prestinoni ha detto...
@ Italo gli altri
Per fare le coalizioni servono i programmi. Insomma si deve fare un programma comune su cosa realizzare, su come gestire il territorio, i servizi sociali, ecc ecc. Fare una coalizione sul "mandare a casa questo o quello" vuol dire cominciare a litigare dopo pochi mesi. Per fare una coalizione si deve lavorare da subito. Le opposizioni in consiglio comunale lo stanno facendo, con la speranza che al momento opportuno non ci sia chi vuol fare il più bravo, il più puro ecc ecc. Ma ci sarà da aspettarsi anche questo. Qualche timido segnale....

Il PD sta lavorando sodo con molti giovani seri ed impegnati. Si discute e soprattutto ci si informa e si studia, ma c'è bisogno di più gente che porti idee, ma anche che distribuisca i volantini. 

Per quanto riguarda i programmi niente facili entusiasmi:
1) Il Bilancio Comunale è quello che è, vessato dai mutui e con entrate da oneri di urbanizzazione sempre più ridotte. (per fortuna).
2) Il territorio non solo è compromesso pesantemente ma lo sarà anche per il futuro: nessun Sindaco potrà mai far tornare agricolo o a servizi un terreno reso costruibile, a meno di comperarlo al prezzo di terreno costruibile (con quali soldi?). Nessun Sindaco potrà mai revocare concessioni già rilasciate, e pare che ce ne siano e ce ne saranno, a meno che il Comune non si comperi il palazzo non ancora costruito. Le battaglie di Legambiente "Basta cemento" sono nobili e ... basta! 
Ora Vi faccio una domanda un po' provocatoria: 

Ma siamo/siete sicuri che si debba ereditare questa situazione? Non è giusto che chi sbaglia stia lì a rimediare agli errori? Perché una nuova coalizione deve prendersi l'onere di gestire pasticci altrui quando poi nell'immaginario collettivo diventerà colpevole? A tal proposito, lo ripeterò fino alla noia: nel programma della Lega Lombarda del 1993 c'era scritto "niente sfruttamento del territorio" e su questa idea vinse le lezioni. (al grido di: "via i cementificatori") Adesso le ha vinte dopo aver fatto l'esatto contrario. Cambiati i cittadini? Che è successo? Di certo molti che allora frequentavano il potere democristiano han cambiato il cavallo in corsa senza fermarsi, meglio degli acrobati del circo!

Lo so che provoco, ma pensateci e dite la vostra: ha senso impegnarsi per vincere le elezioni?
1 aprile 2009 0.38

Ecco il commento di Andrea Botta, portavoce del Pd
Mauro ha sollevato un punto importante: ci sono dei "vincoli" con cui gli amministratori del futuro dovranno avere a che fare. Vincoli grossi, come dice giustamente Mauro, che possono smorzare gli entusiasmi di chi vorrebbe da un giorno all'altro cambiare (in meglio) il volto di Tradate.

E' per questo motivo che, all'interno del PD, stiamo spingendo molto sulla formazione: per amministrare bisogna essere preparati, oltre che onesti.

E' un percorso difficile, mettersi "a studiare" non e' mica semplice. Nessuno di noi fa politica di mestiere e la formazione richiede tempo, tempo libero da sottrarre alla famiglia o al riposo. 

Ma ci crediamo e non posso che essere felice vedendo che Altratradate ha smosso tante persone che si stanno appassionando (o lo sono da sempre) della politica cittadina. 

Ci possiamo dare una mano? Certo! Ma bisogna parlare di programmi, di Tradate del futuro, di come spendere i soldi che diventeranno pochi se (con coraggio) si rinuncerà ad una bella parte di oneri di urbanizzazione per salvare il suolo... 

Noi ci stiamo già lavorando da un anno (e altri prima di noi), e lo stiamo facendo in buona armonia con tutta la minoranza. 
Se altre persone vorranno unirsi, almeno per capire se si può camminare insieme, e dare una mano, questo e' certamente positivo e noi ci siamo!

Ora un commento di AltraTradate: ha senso, molto senso, dire STOP al cemento, perché ne vogliono gettare ancora! Occorre muoversi e protestare in ogni modo possibile.
Caro Mauro, secondo noi è una inutile provocazione domandarsi se "ha senso muoversi per vincere le elezioni". Caspita! Ma allora sarebbe meglio non brontolare e non fare proclami. Certo che ha senso! Non si abdica mai a una voglia di cambiamento e rinnovamento, se questa voglia è profonda e sentita. Siamo certi che tu stesso la pensi in tale modo.
Questo BLOG ha smosso da solo (in 10 mesi e 5 giorni) quello che non si muoveva neppure a cannonate; sono emerse intelligenze e persone disponibili. Però, meno si parla di Partiti e meglio è, perché non sono ancora molto affidabili, anche se noi li riteniamo utili. Ci vogliono invece persone capaci e preparate che sappiano 'catturare' i Partiti e metterli sulla giusta strada, a servizio della gente!
In questo momento è già importante essere uniti sul fatto di voler cambiare i nocchieri a Tradate! Comincia a cambiare quelli; nel contempo impegnati solennemente a limitare l'uso e lo sfruttamento del territorio che non può essere concepito solo per essere svenduto e compromesso per ricavare altri oneri di urbanizzazione da buttare poi in opere inutili o stupide e da 'regimetto' (un piccolo regime, fanciullesco, come quello attuale). Riduci gli enormi sprechi e razionalizza le spese... Gestici bene quello che sei chiamato a gestire. Vedrai che ce la farai. Questo - assieme all'attenzione verso chi ha più bisogno - è già un programma chiarissimo.

venerdì 30 gennaio 2009

Emozioni forti

IL BLOCK 31

Riceviamo e pubblichiamo

Leggo su Varesenews che nella Scuola Media di Tradate è stato ricostruito, sponsorizzato interamente dal Comune, il cosiddetto “block 31”, l’area riservata al gioco dei bambini nel campo di Birkenau. In questa ricostruzione poi i ragazzi di terza media Tradate hanno simulato di essere i bambini ebrei con tanto di tatuaggio, stella gialla e da ultimo l'ingresso nelle docce dove hanno trovato dei manichini senza testa. Vi confesso la mia perplessità, ho più di 50 anni e pochi anni fa ho visitato Auschwitz. All'ingresso il mio organismo ha alzato tutte le possibili barriere perché nessun dolore e nessuna emozione potesse farmi soffrire. Eppure ho respirato non solo il senso dell'orrore, ma quello del Male Assoluto incarnato in una organizzazione di sterminio di uomini, donne e bambini. Ora ogni volta che ci penso mi commuovo.

Riporto una dichiarazione che ho trovato nell'articolo: «È stato studiato tutto per i ragazzi di terza media, senza immagini shock – spiegano dal Comune -. È vero che è un percorso che può provocare emozioni forti, ma non vogliamo sconvolgere gli studenti. Solo far comprendere loro quanto accaduto» (confidiamo supportati dal parere di qualche psicologo n.d.r.)

E' giusto che i ragazzi sappiano, fa parte della Scuola dare loro una cultura, ma fino a dove?
Premetto che non sono un genitore, ma dal mio punto di vista ritengo che, se lo fossi, toccherebbe a me decidere se mio figlio di 13/14 anni debba avere delle emozioni forti, dove averle e quando averle!
E se la vita dovesse riservargliene, per qualche disgraziato motivo, penso che vorrei essergli vicino in prima persona.
Non so cosa possa aver provocato questa esperienza nei ragazzi, forse in alcuni forti emozioni, ma se in altri fosse stato preso come un gioco? Non sarebbe anche peggio?
Mi chiedo se dietro queste iniziative non ci sia una specie di vuoto educativo da parte dei genitori e più in generale degli adulti, una specie di delega in bianco alla Scuola che deve occuparsi di tutto, anche spiegare ai nostri figli il significato della Vita e della Morte: non penso sia suo compito. In alcune cose è imprescindibile la presenza e l'importanza dei genitori.
Purtroppo assistiamo molte volte ad una specie di deresponsabilizzazione dei genitori; all'educazione di mio figlio ci deve pensare la Scuola, a sorvegliarne il buon comportamento la Polizia e i Carabinieri (oggi è di moda anche l'Esercito). Forse non è proprio così!
Mauro Prestinoni

domenica 25 gennaio 2009

Stupire il popolo...

PENSIERI AD ALTA VOCE
E LA STORIA SI RIPETE

Mi era sfuggita l'inaugurazione nel 2000 della Villa Truffini. A Tradate si vive di inaugurazioni di un po' di tutto. Il popolo ha bisogno di essere stupito e quindi... stupiamolo!

Visto che siamo in tempi di ricordi allora... ricordiamo. Avendo un personale passato nella politica istituzionale cittadina quale consigliere comunale e ultimo capogruppo della Democrazia Cristiana in Consiglio Comunale a Tradate nel 1993, rispolveriamo un po' le idee.
Il recupero della Villa Truffini faceva parte di una convenzione con i costruttori del complesso della “Piazzetta Rosa”: a scomputo degli oneri, avrebbero eseguito i lavori di ristrutturazione della Villa.
La convenzione fu un'idea della Giunta Lucioni (1990 – 1993): DC + PSI . Per i più giovani che mi leggono: (coalizione Democrazia Cristiana e Partito Socialista Italiano). 

Come è bene ricordare la cosa fu bloccata in quanto la prima Giunta Galli era molto impegnata alla caccia alle streghe, intendendo per streghe i fantomatici Cementificatori e Speculatori Edilizi, naturalmente questo senza aver dato neppure un'occhiata al Piano Regolatore Generale peraltro ancora in corso di discussione e quindi non approvato. Ma guarda un po' la vita.... 

La Giunta leghista Galli era anche impegnata a dimostrare che finalmente era arrivata la novità politica contro coloro che occupavano il potere da decenni VIVENDO DI POLITICA e facendo il bello e brutto tempo... ri-guarda un po'....!

Alla fine, dopo anni, il progetto fu ripreso e portato avanti. 

Esattamente come fu lasciato l'anello viabilistico con annessa pista ciclabile di corso Bernacchi che, per far piacere ai commercianti di allora e per prenderne i voti, la nuova Giunta Galli avrebbe dovuto togliere come ampiamente dichiarato nella campagna elettorale.

Per quanto riguarda la cementificazione... anche qui predicarono bene anzi benissimo. Nel programma elettorale della Lega Lombarda per le elezioni comunali del 1993 c'era scritto: salvaguardia del territorio, solo qualche piccolo intervento di completamento... Ci hanno evidentemente ripensato.
D'altra parte in molte cose ci hanno ripensato. La DC è morta e sepolta ma il metodo democristiano di acchiappare voti no. E la Lega a Tradate ne è stata in questi anni maestra! Con tanto di fortuna di rampanti leghisti e non, che di politica hanno imparato a vivere. 
Ricordo infatti a Tradate che in quegli anni si lavorava e si faceva, IN AGGIUNTA anche il Consigliere Comunale e l'Assessore o il Sindaco. 

Dovrebbero ricordarlo anche tanti ex amici della DC, ora leghisti di ferro o loro “indipendenti”. Ma si sa che “Parigi val bene una Messa”. Evidentemente cambiare idea e allearsi con chi allora ti insultava,  val bene un posto nella politica del potere! Si sa mai...

Resta un problema forse, ahimè, più teorico che pratico: Cosa significhi far politica oggi e quale è il ruolo del semplice cittadino nel sistema politico attuale. Qualche idea l'avrei, ma non voglio tediarvi né farvi uscire dal dorato (dorato e non d'oro e a quanti carati lo vedremo tra un po') mondo tradatese. - (Mauro Prestinoni) 

venerdì 24 ottobre 2008

Un concorso per il nuovo gonfalone (!!!)


LA 'GONFALONATA' DEL PODESTA'

Sempre della serie: purchè se ne parli e non si faccia in modo che la gente possa pensare ad altro, ecco la nuova 'iniziativa' pubblicitaria: concorso per il nuovo gonfalone. E' quanto si legge su Varesenews (clicca qui). Ma il disegno dello Stemma Comunale (clicca qui) come quello del Gonfalone, sono stati assegnati per decreto dal Ministero degli Interni, che contiene in allegato il disegno di Stemma e Gonfalone.
Non si tratta di una cosa generica; infatti lo stemma di Tradate contiene specifici riferimenti alla sua storia, compresa l'unione con Abbiate Guazzone.
Basta quindi prendere il disegno Ufficiale e realizzarlo. Se si vuole inserire qualcosa d'altro, bisognerà chiedere l'Autorizzazione. Anche qui non si tratta di 'burocrazia'. L'osservanza di queste norme ci ha evitato di vedere negli Stemmi e Gonfaloni: falci e martelli, scudi crociati, rose camune, volti di sindaci e sindachesse e così via (o ampolle d'acqua prelevata alla sorgente del Po n.d.r.)
Quindi meno storie (nel senso di favole) e più serietà. Conviene a tutti: altrimenti qualcuno potrebbe disegnare uno stemma dove al posto delle viti (intese nel senso vinicolo del termine) ci sono un bel po' di brutti condomini e ne avrebbe ragione!
Grazie dell'ospitalità. (Mauro Prestinoni)
Un nostro commento a freddo: ancora una volta si vuole solo apparire e fregarsene della forma normativa. Non si può fare un 'concorso' su una questione che deve essere autorizzata! Che concorso è se assegni il premio a uno, e poi la ROMA LADRONA centralista e sprecona te lo boccia? E poi che cosa fai? Cambi i connotati alla tua vera storia locale? Ma non facciamo ridere. Ci siamo sbagliati, scusate. Queste cose non si possono più dire, perchè oramai la ROMA LADRONA è cosa loro.

lunedì 6 ottobre 2008

Raccolta differenziata dei rifiuti: una proposta

LA SEPRIO FA ACQUA

Riceviamo e pubblichiamo

Per aiutare i cittadini la raccolta differenziata porta a porta potrebbe essere integrata con la raccolta del vetro. In moltissimi Comuni della Provincia ai cittadini è stato fornito un secchio (ma va benissimo anche un secchio riciclato tipo quello che contiene il materiale per imbiancare) e una volta alla settimana (ma potrebbe essere fatto anche ogni 15 giorni) passano a svuotarlo. Adesso che nel vetro si devono mettere anche le lattine, le scatolette, i coperchi degli yoghurt e i contenitori in alluminio 'usa e getta' (materiale che è sempre sporco) oltre ad ogni altro materiale marcato ACC-ALL-VE, l'operazione di portare e mettere tutto nelle campane diventa meno semplice. 
I cittadini potrebbero poi concordare tra vicini di riempire ed esporre un solo secchio pieno, questo per facilitare la raccolta e diminuirne i costi
Il servizio consentirebbe poi di eliminare le campane di vetro nei cui pressi molte volte vi è un ricettacolo di sacchetti e sporcizia varia. Grazie dell'attenzione. (Mauro Prestinoni)

Buona la proposta, ma la SEPRIO è il vero problema, perché sta facendo acqua da ogni parte; ad esempio abbiamo continue segnalazioni di cittadini a cui non viene ritirata la spazzatura esposta, solo per dimenticanza e NON perchè ci sono rifiuti non ammessi al ritiro. 
Allora che fai? Telefoni alla Seprio e ti prendono per il sedere, affermando che entro la giornata tutto sarà risolto. Palle. Le segnalazioni continuano, i rifiuti non vengono ritirati, la Seprio fa finta di provvedere e l'assessore competente sta a guardare. Bravo Pipolo!

domenica 7 settembre 2008

Ma dove è finito l'Albo Pretorio?


VICINO AI CESSI DEL PIANO TERRA(!)

Riceviamo e pubblichiamo

Questa mattina (sabato 6 settembre) mi sono recato in Comune per una mia pratica. Sono entrato dall'ingresso principale, che qualcuno ha definito essere come la hall di un grande albergo di Bagdad, io mi limito a dire che mi mi sembra realizzato in stile vetero museale con tendenze alla architettura in puro stile assiro – brianzolo. Mi sono guardato attorno e mi sono accorto che mancava qualcosa, qualcosa di importante, ho notato un salottino per improbabili (spero) incontri ma non ho visto quello che nel gergo comunale si chiama “Albo Pretorio” . Vecchissima parola mutuata dal latino per indicare quel luogo dove un cittadino può trovare gli avvisi pubblici, le ordinanze , i principali atti del Comune (leggasi DELIBERE DI CONSIGLIO COMUNALE; di GIUNTA COMUNALE ed elenco delle DETERMINE dei diversi settori comunali.
Ora non giudicatemi un burocrate, ma a me fa sempre piacere quando vado in Comune, dare un'occhiata agli ultimi atti emessi. Francamente non so che farmene di solitari e abbandonati salottini in pelle. 
Peraltro la legge dice con chiarezza che le Pubbliche Ordinanze hanno efficacia proprio se apposte all'Albo Pretorio oltre che, successivamente su manifesti volantini ecc ecc. E questo per un semplice motivo a garanzia dei cittadini stessi. Se un cittadino non ritenesse legale o si sentisse danneggiato da un'ordinanza fa fede la data di apposizione all'Albo Pretorio per un eventuale ricorso.
Sempre a garanzia dei cittadini all'Albo Pretorio vengono apposte le pubblicazioni di Matrimonio ... e tale esposizione ha il valore della frase “e se qualcuno ha qualcosa da dire lo dica adesso o non lo dica mai più!”
Ho chiesto allora a qualche funzionario comunale che mi ha mostrato dove esso sia stato “confinato”: nel corridoio di lato all'anagrafe dove il pubblico non passa, tant'è che a modo di magazzino davanti ad esso si trovavano tavoli ammucchiati.
Spero che qualche Consigliere Comunale, che so frequentare questo blog, vada a ricordare a chi di dovere questa mancanza o meglio questa DIMENTICANZA. Perchè tale deve essere essendo sicuro che i nostri Amministratori nulla hanno da nascondere, di quanto fanno e di come lo fanno, ai cittadini. (Mauro Prestinoni)

martedì 15 luglio 2008

UNA PAGINA STORICA: TANGENTOPOLI A TRADATE...

Mauro Prestinoni, testimone di quei giorni, 15 anni dopo!

12 LUGLIO 1993 – 12 LUGLIO 2008 

PREFETTURA DI VARESE – Prot. n.6194 /13 gab del 12.07.1993.
Il Prefetto........ Considerato ecc ecc., Ritenuta ecc.
DECRETA
il Consiglio Comunale di Tradate è sospeso ecc ecc.
Firmato Prefetto Porena


Finiva così anticipatamente 15 anni fa la seconda amministrazione con a capo il Sindaco Dott. Lucioni. Sotto l'onda di tangentopoli la Giunta DC-PSI terminava i propri compiti. Così ovunque in Italia , bastava un avviso di garanzia e l'interessato dava le dimissioni da ogni incarico, anche se per la verità non mi risulta che il Dott. Lucioni avesse ricevuto avvisi di sorta. D'altra parte allora il rispetto per la Giustizia imponeva che fosse un punto di onore presentarsi a rendere conto del proprio operato senza cariche, si fosse colpevoli o innocenti, rispondendo personalmente dei propri atti.
A Tradate ero il capogruppo della DC, assunsi quel compito nelle ultime settimane di vita di quella Amministrazione assieme a quello di Presidente della Commissione Urbanistica che, in quel periodo, stava esaminando le osservazioni al Piano regolatore. Che non contassi nulla, come la maggior parte dei consiglieri era chiaro, né un avviso di garanzia né un minimo di interrogatorio!
La furia leghista incalzava, il giustizialismo leghista gridava per le strade “uno, cento, mille Abate” (riferito all'allora e attuale Procuratore della Repubblica che indagava sulla tangentopoli varesina). A Varese fu addirittura organizzato il funerale della DC. 
Anche a Tradate il popolo tutto chiedeva a gran voce persone pulite alla guida dell'Amministrazione Comunale contro i cementificatori democristiani e socialisti che volevano una città piena di palazzi, anche se in verità nelle ultime commissioni urbanistiche erano state accolte diverse osservazioni che tagliavano molte volumetrie. 
Per non parlare delle accuse sulla occupazione di tutti i posti di potere.
Persino l'attuale Ministro dell'Interno Maroni si presentò in Consiglio Comunale e, per una eccesso di benevolenza democratica dell'allora Sindaco, fu fatto parlare: ci beccammo tutti un sermone sulle speculazioni edilizie e la cementificazione della città che avremmo voluto compiere!
Tirava insomma una gran vento di voglia di novità e pulizia, un vento tanto forte che chiunque fosse stato presentato come Sindaco in area leghista sarebbe stato eletto. E così fu! Capitò a mio ex compagno di scuola, persona intelligente e colta, che col vento in poppa bruciò le tappe: Sindaco, deputato, senatore, presidente della Provincia e.. non è ancora finita!
Che il sistema politico avesse bisogno di una scossa era indubbiamente vero, ce ne accorgevamo noi “giovani”. Quale sarebbe stato il risultati di tanta “insurrezione popolare” non era chiaro e infatti...:
− alcuni Consiglieri e Assessori si adeguarono subito alla situazione ed attualmente sono ancora saldamente ancorati sugli scranni di Giunta e Consiglio, mentre altri (la maggior parte) abbandonarono la politica o continuarono una militanza minima seguendo più la propria coscienza che le aspirazioni carrieristiche.
− Funzionari Comunali che, a detta dei Leghisti giustizialisti, dovevano essere scaraventati giù da qualche rupe ebbero invece brillanti carriere, certamente in virtù delle loro capacità.
− Gli immobiliaristi continuarono con solerzia a frequentare la nuova classe politica con i risultati che ora vediamo.

Il programma della prima Giunta Galli (1993-1997) prometteva una città verde, lontana da speculazioni edilizie, solo qualche piccolo aggiustamento.
A distanza di quindici anni (non quindici secoli) i cittadini tradatesi sembrano dormire il sonno del giusto all'ombra di palazzi e cemento.

In Parlamento si votano leggi, con il determinante appoggio della Lega, che bloccano processi e garantiscono l'immunità proprio a chi dovrebbe dare il buon esempio. Tutto tace e tutti siamo contenti, tra un salamino, una inaugurazione, un'orchestrina, un proprio interesse personale che viene soddisfatto e l'associazione di cui facciamo parte che riceve un contributo del Comune. Non vediamo al di la' della nostra porta di casa e non capiamo che oltre forse si potrebbe preparare qualche cosa di spiacevole, perchè poi alla fine o ci si salva tutti insieme o si perisce tutti insieme. Quale civiltà stiamo preparando per i nostri figli e nipoti non si sa, ma non fa nulla. I valori della solidarietà umana, del convivere insieme, del rispetto delle leggi sembrano cose del passato!  Al limite poi, quando il bubbone scoppierà, si potrà sempre dare la colpa a qualcun altro, invocare le leggi sulla sicurezza senza sapere cosa sia... e senza aver chiare le idee su quel che si vuole.  Nel frattempo possiamo continuare a dormire ..., ma dormire troppo, forse, è anche un po' morire! (Mauro Prestinoni)