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venerdì 4 giugno 2010

Un blog che vuole «sperimentare» nuove strade

FERMARSI UN PO’? CAMBIARE ROTTA?
Sono le domande che da un po’ di tempo ci stiamo scambiando all’interno del gruppetto che si interessa di «Altra Tradate». Gli impegni di ognuno di noi aumentano per il lavoro; qualcuno ha messo su famiglia; non possiamo lasciare tutto il peso a uno piuttosto che ad un altro.

A noi interessa che con il blog aumenti la capacità di comprendere quello che accade e di scegliere - con i lettori - la migliore soluzione per la collettività.

Gli accessi a queste pagine continuano ad essere molto forti, ma a noi interessa INTERAGIRE!

Non ricaviamo alcun profitto commerciale dalla notorietà del blog.
Anzi, il maggior numero di accessi ci ha posto una serie di problemi organizzativi pesanti.

Ultimamente dobbiamo addirittura respingere decine e decine di comunicati stampa, di notizie su eventi, perchè in troppi ci scambiano per una testata on line. Non lo siamo e non lo abbiamo mai voluto essere, anche se tra di noi c’è più di un giornalista, di quelli veramente iscritti all’albo professionale (!!!).

Ma il tempo è tiranno. Gli interessi dei singoli si spostano e mutano.

Che cosa fare?

Piuttosto che andare avanti «stiracchiati» facendo un collage di pezzi vari, preferiamo «ripensare» la nostra strada. Stiamo valutando quale.

Nel frattempo la rete è libera e c'è spazio per tutti. Quindi AVANTI!

L'idea per un blog a Tradate, ve lo garantiamo, può funzionare: questo ha funzionato molto bene.

Abbiamo rotto tanto le balle e siamo felici!

Piuttosto che finire dimenticati, sospendiamo oggi, "all'apice del successo", mentre molte, moltissime delle nostre previsioni sul malgoverno della città si sono già avverate o stanno per avverarsi.
Tra poco (lo vedrete) non ci sarà più nulla di cui parlare: è quasi certo!

Sia chiaro: non abbandoniamo la nave, ma stiamo cambiando rotta.

E se qualcuno «ci rompesse» anche in tale nostro momento di ripensamento, molto velocemente torneremo sulle nostre orme e «meneremo fendenti» con la penna, non con la clava.

A rileggervi!

domenica 16 maggio 2010

Aggressione Telepadania: «E' colpa di Gad Lerner»



TelePadania aggredita in un campo nomadi
Il direttore dell'emittente: «E' colpa di Gad Lerner»
Cosa succede quando una troupe di TelePadania si reca in un campo nomadi e le sue telecamere vengono raggiunte, pare, da una sassaiola? Che il direttore dell'emittente, Roberto Fiorentini, in collegamento telefonico con Radio Padania per le consuete anticipazioni del palinsesto televisivo serale, addossa la responsabilità dell'accaduto a Gad Lerner, colpevole "di aver aizzato in maniera violenta, dagli schermi de La7, le comunità rom contro la Lega, tacciandola di razzismo e xenofobia". In collegamento con Radio Padania, ripeto, ovvero con quella stessa radio sulle cui onde si è sentito parlare di "zingari" come di "un'epidemia", di "una razza bastarda da sterminare", di gente che se è morta nei campi di concentramento è perché "se l'è cercata"... in collegamento con Radio Padania, giusto qualche istante dopo l'immancabile lettura degli sms degli ascoltatori: "Dire che gli zingari sono sporconi e molte volte delinquenti è come dire che l'acqua bagna"; "Bossi dice che il governo è forte ma allora perché non governa fortemente con gli zingari?". E lo speaker: "Si sa che gli zingari sono tendenzialmente delinquenti".

Colpa di Gad Lerner, già.

d.s.

martedì 4 maggio 2010

Radio Padania: «Obama è l'Anticristo che porterà il mondo alla sua fine»



UN DELIRIO!

E' di nuovo tempo di profezie, su Radio Padania. Dopo "il terremoto in Abruzzo presagio dell'imminente islamizzazione dell'Europa" (ricordate la voce terrorizzata dell'ascoltatrice?), è la volta di "Barack Obama, presagio dell'imminente fine del mondo".La storiella è nota: in una sua quartina, Nostradamus avrebbe indicato nell'attuale presidente degli Stati Uniti l'ultimo Anticristo, quello che porterà il mondo al collasso metafisico. In origine l'impegnativo compito spettava al fantomatico "papa nero", tuttavia, considerato che il 2012 si avvicina e che Ratzinger di nero non ha nemmeno gli occhi, ci si è dovuti affrettare a reinterpretare le interpretazioni dei sibillini messages in the bottle dell'astrologo francese (ogni anno frotte di liceali tentano di leggervi dentro le tracce dei temi di maturità).

Radio Padania, però, organo ufficiale di un partito che sta al governo di un autorevole paese che nel consesso internazionale gode di proverbiale stima e rispetto, mica poteva spacciare ai suoi ascoltatori un inflazionatissimo Nostradamus qualunque! Nella trasmissione "padani nel mondo", il conduttore, che si dichiara esplicitamente "islamofobico" e "pronto ad una guerra dura e senza paura contro i barboni neri", affida dunque quelle profetiche parole al meno noto, ma ben più suggestivo ed efficace, Ali Abi Talib, "una delle figure più importanti degli sciiti", nonché genero, nientemeno, di Maometto:

in arabo Barack Obama significa "la benedizione di Hussein" e Barack, in persiano, sta a significare "egli è con noi". Ali Abi Talib ha profetizzato la fine del mondo dopo che un nero alto di statura, capo dell'esercito più forte della terra, assumerà il potere in Occidente e porterà un segno evidente del terzo imam Hussein - gli sciiti non devono dubitare che egli sarà con loro

il che, in parole povere, significa che Barack Obama sarebbe la guida spirituale di Ahmadinejad. (dal blog di Daniele Sensi)

martedì 27 aprile 2010

A proposito di extracomunitari...

UNA LETTERA APERTA
Guardiamo con realismo al nostro tempo

Riceviamo e pubblichiamo
Egregio Direttore,
le chiedo spazio per portare un contributo che nasce da un’esperienza di pochi giorni fa.
Giovedì sera mia figlia di 13 anni festeggiava il suo compleanno insieme a 6 sue amiche: 3 italiane, 2 albanesi e una senegalese. Non perchè lei è buonista, come si sente spesso dire oggi, ma perché il mondo dei ragazzi nati sul finire del secolo scorso è anche questo.
Mentre queste ragazze erano a casa mia, ho seguito, un po’ distrattamente, l’intervento del Sindaco di Adro che alla televisione, rileggeva in versione italiana una lettera, mi pare, di un cittadino australiano che invitava gli stranieri approdati in Australia a guardarsi bene dal provare a mostrare le proprie identità nel paese che li accoglieva. E mi è sembrato di capire, leggeva questa lettera come se nei nostri paesi tutti gli stranieri chiedano di togliere i crocefissi dalle aule, piuttosto che di adeguare i menù delle mense scolastiche alle disposizioni delle proprie religioni e così via.
In verità è che non si ha il coraggio di guardare in faccia una realtà che non è riducibile agli slogan che ormai da anni si sentono e che di fatto ormai si sono incistati nei pensieri di molti producendo modi di pensare che, a mio avviso, non promettono nulla di buono.
Piuttosto che continuare a guardare alla realtà con gli occhi dell’ideologia occorre che, con razionalità, il mondo politico, in primis, ma anche i mass media guardino, sulla base degli studi seri che vi sono, delle buone pratiche di normale inserimento di famiglie e singoli nei nostri paesi e nelle nostre città, dell’analisi anche delle situazione critiche, al fenomeno dell’immigrazione come una realtà normale da governare e da vivere anche come un’opportunità. Anche perché lo spostamento naturale delle persone verso i paesi più avanzati si è sempre avuto nella storia. A questo proposito mi permetto di suggerire i contributi che il Cardinale di Venezia, Angelo Scola, va da tempo offrendo riflettendo sulla categoria del meticciato che in un’intervista di qualche mese fa a un noto settimanale cattolico alla domanda “Cosa si intende con l’espressione “meticciato di civiltà”? rispondeva «Quando parlo di meticciato non intendo un progetto politico da perseguire, ma un processo storico in atto, che è sotto gli occhi di tutti; una congiuntura da orientare. Per me è un orizzonte esplicativo di una grande mutazione sociale in atto, che provoca il cristiano ad andare fino in fondo alla verità della propria esperienza. Accettare tale processo significa accettare la storia; senza rinunciare al proprio volto, alla propria identità, ma lasciandosi provocare a darsi e dare le ragioni del nostro essere cristiani. Il meticciato, lungi dall’abolire la nostra tradizione, ci costringe, invece, a giocarla nel presente, anche nel rapporto tra accoglienza e legalità. Che si debba accogliere lo straniero è fuori discussione; oltretutto sarebbe antistorico e privo di prospettive scegliere altrimenti. Il problema, casomai, è il come e il quanto. Ma ciò non può essere deciso a tavolino dalla politica, se non come estremo rimedio nel caso di grave emergenza. Questo rapporto dovrebbe essere costruito dalla società civile. Non è possibile, allora, che in nome della paura si cancelli quanto è parte essenziale della tradizione giudaica e cristiana circa l’ospitalità».
Ecco cosa mi ha aiutato a comprendere meglio la festa dei tredici di una dei miei figli
Cordialità.
Giovanni Barbesino
Vedano Olona (VA)

lunedì 19 aprile 2010

LETTERA APERTA A MONSIGNOR FISICHELLA

Se per la Lega i valori cattolici
diventano uno strumento di potere.
Sconcerto dopo l' intervista al «Corriere» dell' arcivescovo, che ha ravvisato in quel partito fondamenta cristiane

Ci hanno segnalato e volentieri pubblichiamo

Caro Monsignor Fisichella, mi permetto di scriverLe per esprimerLe lo sconcerto che ho provato leggendo una Sua recente intervista rilasciata al Corriere della Sera (30 marzo), in cui Lei dichiarava che il partito politico Lega Nord si fonda su valori cristiani. Non intendo esprimere alcun giudizio politico sul suddetto partito. Un partito può essere capace, in certi casi - com' è accaduto alla Lega - di amministrare bene un Comune o una Regione, a prescindere dalla sua ideologia; un buon amministratore pagano può essere legittimamente preferito dagli elettori a un cattivo amministratore cristiano. Ma, per quel che riguarda il suddetto partito e il suo atteggiamento nei confronti dei valori, dell' essenza del Cristianesimo e dunque del Cattolicesimo, Le suggerisco di leggere l' articolo di Flavio Felice e Paolo Asolan, «Cos' è la religione per la Lega», pubblicato il 28 marzo 2010 sul giornale Il Nostro Tempo, giornale che dovrebbe esserLe noto, sia perché è un giornale eccellente sia perché è un giornale cattolico, legato alla diocesi di Torino. Un giornale immune da ogni «cattocomunismo», che ha sempre dimostrato una grande fedeltà alla Chiesa, un grande equilibrio moderato e una strenua difesa dei valori cristiani e cattolici, dall' attenzione rivolta ai poveri e ai sofferenti alla difesa del valore della vita in ogni sua fase, dal concepimento alla fine, valori ai quali sono particolarmente sensibile. Nel citato articolo viene messa chiaramente e pacatamente in evidenza la radicale estraneità o antitesi di quel partito ai valori cristiani e cattolici, dall' iniziale folklore paganeggiante (il dio Po, che non credo sia il medesimo cui mi rivolgo col Padre Nostro) a un frainteso protestantesimo dei popoli del Nord contro la Chiesa di Roma; da un pasticciato panteismo al piglio aggressivo contro «il Dio che ci raccontano a catechismo». Sempre nel medesimo articolo, i due autori dimostrano come il più recente «parrocchialismo», come essi lo definiscono, ostentato dalla Lega non sia altro che una strumentale operazione rivolta non certo ad affermare valori cristiani, bensì a manipolarli, a farne, scrivono, «instrumentum regni», strumento di potere. Inoltre tutto l' atteggiamento del medesimo partito nei confronti degli immigrati costituisce la negazione dello spirito cristiano, in quanto la Lega non si limita a sottolineare il problema - in sé certo grave e non risolvibile con un generico buonismo - dell' immigrazione e delle sue dimensioni, che potrebbero diventare insostenibili. La Lega spesso fomenta un volgare rifiuto razziale, che è la perfetta antitesi dell' amore cristiano del prossimo e del principio paolino secondo il quale «non ha più importanza essere greci o ebrei, circoncisi o no, barbari o selvaggi, schiavi o liberi: ciò che importa è Cristo e la sua presenza in tutti noi» (Colossesi, 3,11). Non occorre ricordare infelici e violente battute nei riguardi di chi ha una pelle di colore diverso, pronunciate da vari esponenti di quel partito e mai smentite né deplorate. Le chiedo formalmente se Lei considera tali atteggiamenti compatibili con i principi cristiani. La Chiesa - non solo per oggettive gravi colpe di alcuni suoi rappresentanti e per l' improvvida maniera di affrontarle, ma anche per una generica ostilità rivolta verso di essa - è oggi esposta ad attacchi che addolorano. Questa lettera non è indirizzata alla Chiesa, ma a uno dei tanti - ancorché autorevole - suoi rappresentanti, le cui opinioni non possono essere addebitate alla Chiesa, ma possono destare sconcerto e scandalizzare non pochi fedeli. «È necessario che avvengano scandali - ha detto Gesù - ma guai all' uomo per colpa del quale avviene lo scandalo» (Matteo, 18,7).
Con osservanza,

Claudio Magris
FONTE: ww.corriere.it

giovedì 15 aprile 2010

Galli a La7 sui fatti di Adro: «La mensa non è obbligatoria»


Un commento di Gianluigi Margutti, esponente nazionale di Unione Italiana, sull'apparizione televisiva di questa mattina del presidente leghista della Provincia di Varese, che dice: «Anche io sono figlio di operai».

per leggere tutto l'articolo, totalmente condiviso da Altra Tradate-


Il presidente della provincia di Varese... deludente!

Mr GALLI:
«LEI PREDICA E RAZZOLA MALE»

Lo ha ripetuto più volte questa mattina durante la trasmissione «Omnibus» su LA 7. Si parlava dei bambini di Adro ai quali è stata interdetta la mensa da un disumano sindaco leghista, rei di non aver pagato la mensa (i loro genitori non avevano pagato la mensa, per vari motivi). Pertanto li hanno messi a pane e acqua, o meglio a «panino e acqua»! Fare ai bambini una discriminazione come questa è veramente terribile! «La mensa scolastica non è obbligatoria - dice -. I genitori non sono obbligati a mandarci i bambini, se non hanno soldi». Capito che signore? Galli afferma «populisticamente» la sua estrazione operaia per far mostrare che lui - considerate le origini - non è stato uno fortunatissimo da piccolo. Che ha dovuto guadagnarsi tutto con il sudore della fronte! La origine, mr Galli, se la è dimenticata, probabilmente, troppo impegnato a lavorare su tanti tavoli, e tutti remunerati (le famose «cadreghe» di memoria leghista, quelle stile «Roma ladrona»). Tavoli politici, ovviamente ben pagati (Presidente della Provincia e nel consiglio di amministrazione di una importantissima società aeronautica!); nonchè segretario o direttore o amministratore (o proprietario) di aziende che si interessano di plastica e riciclo. Ma come fa a svolgere bene tutti questi lucrosi impegni? Oggi il nostro Galli, per cercare giustificazioni sul comportamento del sindaco di Adro (BS) - che ha estromesso dalla mensa alcuni bambini - continuava a ripetere che «le leggi vanno rispettate da tutti. Quindi chi deve pagare, paghi»! Ha totalmente ragione. Lo ricordiamo anche a lui, per «strane connessioni» sul nostro territorio (clicca qui)

Convegno su «immigrazione in Lombardia e in provincia di Varese»

PD: GIOVANI A CONVEGNO

Riceviamo e pubblichiamo
Ciao Altra Tradate! Domenica 18 Aprile, ci sarà un incontro in villa Truffini, aperto a tutta la cittadinanza, ma in particolare rivolto ai giovani, il cui tema è ''Immigrazione in Lombardia e provincia di Varese''. Interverranno Pietro Barbiari, segretario cittadino dei Giovani Democratici, Matteo Romagnoli, responsabile di settore, Thierry Dieng, immigrato di origine senegalese ed in conclusione, Stefano Tosi, segretario provinciale del Partito Democratico. Lo scopo è quello di affrontare il tema dell' immigrazione nei nostri territori con occhio critico, cercando di analizzarlo in maniera oggettiva ed informata, per cogliere quali possano essere gli effettivi problemi, ma anche quali le opportunità che la nostra società può cogliere da questo fenomeno, di dimensioni globali.

Giovani Democratici Tradate

mercoledì 24 marzo 2010

Razzismo e pregiudizi. Basta con le bugie (7)


LA BECERA DISINFORMAZIONE
TARGATA LEGA e PdL

«Vengono qui e si fanno curare a nostre spese»
Per la verità pagano le nostre pensioni
Il sistema previdenziale è costruito su un sottile equilibrio tra lavoratori e pensionati: i primi pagano la pensione ai secondi, in attesa di andare in pensione. Quindi più pensionati ci sono, più lavoratori sono necessari perché il sistema non collassi.
I lavoratori immigrati hanno contribuito a tenere alto il rapporto tra lavoratori e pensionati con la loro partecipazione all’Inps. Lavoce.info ha sottolineato come l’istituto di previdenza sia in attivo sostanzialmente per i contributi stranieri: l’apporto degli immigrati appare il fattore più rilevante proprio perché rappresenta il fatto nuovo e più significativo dell’ultimo decennio in termini di crescita degli occupati e dei relativi contributi previdenziali, in grado di spiegare, quasi da solo, accanto all’aumento delle aliquote, il mutamento nei conti economici dell’Inps.

La tabella riportata lo dimostra.
Anno 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008
Lavoratori stranieri Inps (in milioni): 1 - 1.4 - 1.5 - 1.6 - 1.8 - 1.9 - 2.1 - 2.2
Bilancio Inps: Risultato di esercizio: (in miliardi di euro) +1 +3.1 +0.4 +5.2 +2 +1.2 +6.9 +6.9
I dati dell’Inps mostrano come i contributi degli immigrati nel 2008 siano circa il 4% del totale, pari a circa 6,5 miliardi; tali cifre sono incrementate nettamente negli ultimi anni con un aumento di 4 miliardi dall’inizio del decennio.
Quindi, i contributi degli stranieri pagano il 4% delle nostre pensioni.
Gli stranieri saranno pensionati solo fra molti anni, non “pesando” così sul bilancio dell’Inps. Questo in quanto l’età media degli stranieri residenti è 30,9 anni, mentre quella degli italiani è di 43,5 anni.
Inoltre, Lavoce.info sottolinea che gli immigrati stranieri realmente percettori di una prestazione Inps sono un numero esiguo, inferiore al 2%.

Gli immigrati pagano le tasse (e pochissimi le evadono)
L’Agenzia delle entrate ha reso noti i dati che si riferiscono alle dichiarazioni dei redditi per l’anno 2004, quando sono state presentate 2.259.000 dichiarazioni da parte di cittadini stranieri. L’81% degli stranieri regolari all’epoca aveva dichiarato di percepire redditi. Dal 2004 al 2008, l’apporto degli immigrati al gettito è passato da 1,87 miliardi a 3,2 miliardi di euro.

Quanto ci abbiamo guadagnato dalle sanatorie
La regolarizzazione del settembre 2009 si è chiusa con 294.744 domande di assunzione di
lavoratori non comunitari come collaboratori familiari o badanti: l’operazione ha fruttato 154 milioni di euro in contributi arretrati e marche, mentre nel periodo 2010-2012 farà entrare nelle casse dell’Inps 1,3 miliardi di euro supplementari.

Contribuiscono più di quanto percepiscano
È evidente che per il sistema previdenziale gli immigrati sono più una risorsa che una zavorra. Il rapporto Caritas 2008 evidenzia che secondo i dati del 2005, per interventi diretti rivolti specificamente agli immigrati sono stati spesi dai comuni 136,7 milioni di euro, il 2,4% della loro spesa sociale, pari a 53,9 euro pro capite. Tenendo conto che gli immigrati sono anche beneficiari dei servizi rivolti alla generalità della popolazione, le somme utilizzate a loro beneficio potrebbero salire al massimo a 1 miliardo di euro e dunque sarebbero abbondantemente coperte dalle entrate che essi garantiscono.
Altri studi della Banca d’Italia, pur nella difficoltà di calcolare l’incidenza degli immigrati sulla spesa sociale, confermano che agli immigrati vada circa il 2,5% di tutte le spese di istruzione, pensione, sanità e prestazioni di sostegno al reddito, al massimo la metà di quello che assicurano in termini di gettito.
Fonti
Dossier Caritas 2008 e 2009
Rapporto Ismu 2009
Comunità di Sant’Egidio, Immigrazione e sicurezza. Rapporto 2009
E l’immigrato aiuta le pensioni degli italiani, Andrea Stuppini, 01.12.2009, Lavoce.info

giovedì 18 marzo 2010

Vedano Olona, ordinanza antiaccattoni!

COPIA, INCOLLA E...
SPARALA GROSSA

Riceviamo e pubblichiamo
Questo sta facendo l’Amministrazione Comunale di Vedano Olona con l’ordinanza anti – accattonaggio. Si prende un’ordinanza di un altro Comune e la si applica, più o meno, pari pari a Vedano dove non ci risulta che, come dice il testo dell’ordinanza, ci sia “un incremento di soggetti che, in particolare nelle zone di maggior afflusso di persone (cimitero, mercato, parchi, scuole, intersezioni stradali, stazione), ma non solo, richiedono denaro utilizzando lo strumento dell’accattonaggio anche in forma petulante e molesta, a volte accompagnandosi a infanti o avvalendosi di minori oppure atteggiandosi in modo ripugnante o vessatorio, ovvero esibendo o simulando malformazioni o menomazioni e analoghi mezzi fraudolenti”. E voilà il gioco è fatto. Hai creato il mostro, la paura del povero, l’idea che tutti quelli che non sono vestiti bene sono molesti e hai dato l’idea che qui regnano l’ordine e la disciplina. Invece verrebbe da dire che si vedono grandi proclami, pettorine per gli osservatori con il risultato di non affrontare con serietà i problemi e con il rischio di fomentare paure che possono anche generare poi strani comportamenti sociali.

Non sosteniamo certo coloro che sfruttano i più poveri e si approfittano della buona fede delle persone, ma rappresentare Vedano come un paese dove ad ogni semaforo o fuori dalle scuole stazionano questuanti maleodoranti ci sembra veramente uno schiaffo alla ragione e un insulto all’intelligenza dei vedanesi.

Abbiamo sempre pensato che la fede, laddove non sono in gioco valori non negoziabili, ha bisogno di mediazioni dentro le singole situazioni e questo vale soprattutto per chi deve governare realtà complesse. Così innanzitutto a noi e anche a coloro che continuano a citare a sproposito le radici cristiane delle nostra civiltà non possiamo non ricordare quanto dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al punto 2462 a proposito dell’elemosina: L'elemosina fatta ai poveri è una testimonianza di carità fraterna: è anche un'opera di giustizia che piace a Dio.

A coloro che fanno le battaglie sul crocifisso nei luoghi pubblici, che ci ricordano ad ogni piè sospinto le radici cristiane e che, con le parole e le scelte, stanno creando una mentalità anti cristiana chiediamo di fermarsi e riflettere attentamente.

Antonella De Micheli e Giovanni Barbesino
Consiglieri Comunali di Progetto Popolare per Vedano

martedì 16 marzo 2010

Radio Padania in tilt!

UN CORTOCIRCUITO IDEOLOGICO
A RADIO PADANIA


Leggiamo sul blog di Daniele Sensi (L'AntiComunitarista):
Radio Padania. Lorenzo Busi, conduttore dello spazio "cultura padana", così commenta il tracollo di Alsace d'abord, una lista della destra identitaria, al primo turno delle elezioni regionali francesi:

«L'autonomismo vince se non è schierato ideologicamente, come continua a dimostrare il caso leghista, perché la cultura dell'indipendenza non è né di destra né di sinistra. Quando l'autonomismo si schiera, la gente comincia a sentire puzza di bruciato e non vota più. E negli ultimi mesi Alsace d'abord si era sbilanciata su posizioni decisamente di destra».
Ed infatti chi c'era in Francia, la scorsa settimana, a chiudere la campagna elettorale di Alsace d'abord? Siamo alle comiche: Mario Borghezio.

p.s.: Alsace d'abord appartiene al Blocco identitario, un movimento francese di estrema destra da sempre gemellato con la Lega Nord. Ma non ditelo al povero Busi: potrebbe cominciare "a sentire puzza di bruciato".

mercoledì 10 marzo 2010

Razzismo e pregiudizi. Basta con le bugie (6)

LE PALLE DELLA LEGA NORD
E DEI SUOI AMICI DI MERENDA!

«Infatti sono tutti in galera»
E il reato di immigrazione clandestina?
I detenuti stranieri costituiscono una buon parte del totale: sono il 37,4% con differenze importanti da zona a zona. Nel Nord l’incidenza è particolarmente forte: si va dal 69,7% della Valle d’Aosta al 46,4% della Lombardia e in tutte le Regioni la percentuale si attesta sopra il 50%. Al Sud il dato è meno drammatico ma comunque rilevante: spicca il Lazio con il 40,9% e seguono le altre con percentuali che si aggirano nella media del 20-25%, fino alla Campania con il 13,1%. È senz’altro vero che la popolazione carceraria è composta in maniera preponderante da stranieri soprattutto se in rapporto alla popolazione. È anche vero che bisogna analizzare i reati per i quali sono perseguiti per comprendere la loro effettiva pericolosità sociale.Moltissimi immigrati finiscono in carcere per infrazioni legate alla loro condizione di clandestinità: sul totale delle denunce a carico di stranieri, infatti, quasi il 30% delle denunce è legato all’immigrazione clandestina. In particolare: trasgressione delle leggi in materia di immigrazione (14,7%), false dichiarazioni sull’identità (4,2%), resistenza a pubblico ufficiale (3,8%), falsità di privati in atti pubblici e atti falsi (3,4%). In questa rassegna non è ricompresa la nuova fattispecie di immigrazione clandestina (il ‘reato’ introdotto dal governo Berlusconi) che potrebbe aumentare di molto le statistiche.
Su un totale di circa 65mila detenuti, il 37%, è composto da immigrati provenienti per lo più dal Nord Africa, dalla Romania e dall’Albania. Più precisamente sono circa 4.333 i detenuti stranieri provenienti da paesi comunitari e 19.666 quelli da paesi extracomunitari. Negli istituti penitenziari del Nord la percentuale di detenuti stranieri oscilla tra il 60 e il 70% e in alcune carceri si arriva all’83% (Padova).
La motivazione dell’arresto degli stranieri è spesso legata a piccoli reati, per i quali è prevista una pena detentiva di breve durata, in alcuni casi inferiore a sette giorni, e alla mancata concessione di misure alternative alla pena detentiva, che – invece – sono usualmente concesse agli italiani.
Agli stranieri, infatti, proprio in ragione del loro status sociale e del loro mancato radicamento all’interno di una comunità territoriale, le forme alternative di esecuzione della pena previste dall’Ordinamento Penitenziario sono raramente applicate. Tuttavia, i dati forniti dallo stesso Ministero della Giustizia confermano che la mancata concessione delle misure alternative influisce negativamente sui comportamenti recidivanti dei condannati. In altri termini, sussiste un maggior numero di recidivi tra coloro che hanno dovuto scontare l’intera pena in carcere rispetto a quelli ai quali è stata concessa una misura alternativa per i quali, pertanto, è maggiormente facilitato il reinserimento nel tessuto sociale. Ciò vale per gli italiani e per gli stranieri.
Fonti
Osservatorio ItaliaRazzismo
Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria
Rapporto Ismu 2009
Rapporto sulla criminalità in Italia. Analisi, Prevenzione, Contrasto, Ministero dell’Interno, 2007
Transcrime

giovedì 4 marzo 2010

Napolitano si faccia un giro a Varese

SIGNOR PRESIDENTE
LEI E' L'UNICA GARANZIA, ORAMAI!

A Samarate, nel varesotto, si vorrebbe limitare la libertà di culto alle sole confessioni giudaico-cristiane. Per iniziativa di quegli stessi Pdl e Lega che dai migranti pretendono, però, la conoscenza della Costituzione italiana, pena il mancato rinnovo del permesso di soggiorno.
Ed intanto Napolitano si dice "allarmato" per il successo, in Olanda, del partito anti-islamico di Gert Wilders... (dal blog di Daniele Sensi).

Haiti: sapevate che?

LA VERA STORIA DI HAITI

A noi ha fatto parecchia impressione la lettura di questo articolo, che mettiamo a disposizione perchè la ignoranza (cioè la mancanza di conoscenze) è grandemente diffusa e grandemente aiutata dagli stessi mass media. Cerchiamo di aiutare a farvi comprendere. Provate a leggere.

Nessuno si è mai domandato come è possibile che metà di un’isola stia relativamente bene, dal punto di vista economico, mentre l’altra metà sia semplicemente il paese più povero di tutto l’emisfero occidentale?
Teoricamente un’isola dovrebbe disporre di risorse naturali divise abbastanza equamente, e non si conoscono isole in cui ci siano fragole, ruscelli dorati e fior di loto da una parte, mentre dall’altra vi siano cave di tufo, zanzare e topi morti.
Perchè allora Haiti è il paese più povero dell’Occidente, mentre a Santo Domingo – l’altra metà dell’isola - la popolazione se la passa relativamente bene, o comunque vive in maniera dignitosa?
Perchè Haiti ha commesso, oltre duecento anni fa, il più grave peccato mortale che si conosca sulla faccia della terra: ha osato ribellarsi all’uomo bianco.

Pochi sanno che insieme alle due grandi rivoluzioni di fine-settecento, …
… quella americana e quella francese, ci fu anche la rivoluzione popolare di Haiti, che allora era una ricca colonia che produceva riso, tabacco, e quasi la metà di tutto lo zucchero che veniva consumato in Occidente.

Guidati da Toussaint L’Ouverture, l’eroe nazionale degli haitiani, gli schiavi si ribellarono e conquistarono l’indipendenza dai francesi. Ma curiosamente fu proprio l’America delle nuove libertà, reduce dalla propria rivoluzione, ad imporre subito un pesantissimo blocco navale intorno ad Haiti, che durò oltre 60 anni.

Nel frattempo gli haitiani, soffocati dall’embargo e isolati dal mondo, venivano costretti a ripagare ai francesi 100 milioni di franchi in oro per le “perdite di proprietà” subite (circa 20 miliardi di dollari di oggi), e si ritrovarono quindi in ginocchio sin dal primo giorno della loro indipendenza.

Della serie “non provateci mai più”.
Gli haitiani ci hanno messo oltre un secolo a pagare il debito, estinto soltanto nel 1947.

Nel frattempo gli americani avevano invaso l’isola, nel 1915, con la scusa di mettere sotto controllo i “banditi haitiani” che praticavano “pericolose cerimonie voodoo” che “mettevano a rischio le proprietà americane sull’isola”.

Ieri era il rullare del woodoo, oggi è il canto del muezzin: cambia la scusa, ma la “vera” musica non cambia mai. Si chiama colonialismo.

Per essere sicuri che gli haitiani smettessero di praticare il voodoo, l’esercito americano pensò bene di restare sull’isola per altri 19 anni, durante i quali naturalmente riusciva anche ad imporre presidenti che risultassero simpatici a Washington.

La democrazia serve a poco, se intervieni sempre per far eleggere chi vuoi tu.

Dal dopoguerra in poi la punizione per essersi ribellati al padrone bianco è proseguita in mille forme diverse. Dal giorno della loro indipendenza ad oggi ci sono stati ad Haiti 32 colpi di stato, alimentati di volta in volta dalle elite occidentali, che non accettavano la volontà popolare e non volevano saperne di rinunciare al colonialismo.

Dagli anni 60 in poi, nel tentativo di indebolire la fiorente economia agricola dell’isola, gli occidentali promossero una politica che tendeva ad acquistare le terre dei contadini per obbligarli a spostarsi verso le città, constringendoli a vivere negli “slums”, dove sarebbe stato molto più facile sfruttarli come lavoratori dell’industria.

Ma i contadini stavano bene dov’erano, e per convincerli fu necessaria l’imposizione di una delle più brutali dittature mai conosciute sulla faccia della terra: quella di “Papa Doc” Duvalier, durata dal 1957 al 1971, poi proseguita da quella del figlio, “Baby Doc”, che durò fino al 1986.

Con le squadracce dei tonton-macoutes che seminavano sangue e rastrellavano l’isola metro per metro, lentamente le terre vennero tolte ai contadini, obbligando così la popolazione a spostarsi verso le città, in cerca di lavoro.

Finalmente trasformata in gigantesco sweat shop dagli americani, da circa 30 anni Haiti offre al mondo manodopera per l’industria tessile a costo praticamente nullo.

Se proprio non vogliono raccogliere il cotone – avranno pensato gli americani - vuol dire che gli faremo cucire le nostre magliette colorate.

Nel 1990 un nuovo guizzo di orgoglio nazionale ha portato all’elezione di un presidente scelto dal popolo, Bertrand Aristide, che vinse le elezioni con circa tre quarti dei voti disponibili. Ma lo sfortunato Aristide incappava presto in gravi complicazioni, e fu rapidamente rovesciato da un golpe militare. Tornato al potere nel 2000, una nuova serie di sommosse lo ha obbligato definitivamente all’esilio, nel 2004, mentre le Nazioni Unite mandavano i militari “per ristabilire l’ordine”.

Il nuovo ordine mondiale, ovviamente. Quello che si impone con il mitra fra le braccia, mascherato a volte da “intervento difensivo” della NATO, a volte dai caschi blu dell’ “intervento umanitario”.

In tutto questo tempo, l’unica cosa che non è mai cambiata ad Haiti è l’estremo stato di povertà in cui sono stati tenuti da sempre i suoi abitanti.

E’ curioso aver portato a termine la prima rivoluzione in assoluto fra i popoli neri – di cui stranamente non sentiamo mai parlare - per non aver goduto nemmeno di un giorno di reale libertà.

Arriviamo così alla recente dichiarazione di Pat Roberson, il glorioso “tele-evangelista” dei fondamentalisti biblici, che dopo il terremoto ha dichiarato: “Si sono messi insieme, e hanno stretto un patto con il diavolo. Ci metteremo al tuo servizio – gli dissero – se ci aiuti a liberarci dai francesi. E’ una storia vera. E il diavolo disse: “Affare fatto”. E così gli haitiani insorsero e divennero liberi. Ma da allora hanno subito una maledizione dietro l’altra. Disperatamente poveri …”

Ovviamente sfuggiva a Robertson l’ironia secondo cui gli haitiani avrebbero offerto di diventare servi di qualcuno, purchè li aiutasse a liberarsi da una servitù verso altri. (O forse gli haitiani preferivano addirittura il diavolo al dominio dei bianchi?)

In ogni caso, la “tesi” di Robertson non è che la versione esasperata di un razzismo centenario, becero e bigotto, coperto oggi dalla ”filosofia del pietismo” che i media di tutto il mondo hanno provveduto a replicare con nausante insistenza nei giorni del terremoto, secondo la quale i “poveracci“ di Haiti non meritavano davvero questa ennesima sfortuna.

Come se le altre gliele avesse mandate Dio. (*)



* Ammesso e non concesso che quest’ultima sia stata davvero "una sfortuna". Vedi anche: Lo spettro di Katrina.

NOTA: Naturalmente la storia di Haiti è molto più complessa e articolata di quella descritta. Qui abbiamo ricostruito solo i passaggi fondamentali, per cercare di mostrare una linea di continuità nel tentativo di tenere sotto controllo una popolazione “ribelle” da parte dei paesi occidentali. Schiavismo e razzismo assumono forme diverse nel tempo, ma sembrano ancora ben lontani dall’essere estinti. (M.M.)

mercoledì 3 marzo 2010

Razzismo e pregiudizi. Basta con le bugie (5)

«Quelli che vengono sono i peggiori!»

L’Associazione Naga da anni aiuta immigrati senza permesso di soggiorno nella zona di Milano: nel 2008 ha considerato la condizione dei 4.400 immigrati che hanno chiesto assistenza.
Gli immigrati al loro arrivo non conoscono la lingua e non si sanno orientare nel paese; una volta avuto il tempo di ambientarsi in Italia trovano facilmente occupazione: questo vale tanto per gli stranieri irregolari che regolari.
A parità di “voglia di lavorare” le occasioni di lavoro dovrebbero aumentare in relazione alla durata della loro permanenza. Ed è proprio quello che succede sul campione “Naga”: le percentuali di occupati per coloro che risiedono in Italia da meno di un anno è solo del 34%, ma dopo due anni arriva a circa il 65% fino ad arrivare al 76% dopo quattro anni.
I dati Naga segnalano che la quota di immigrati irregolari che lavorano è assolutamente uguale a quella della popolazione italiana. La media di occupati nella popolazione italiana tra i 15-65 anni è del 58,7% che sale in Lombardia al 66,7%: il campione Naga registra un tasso del 60% ma bisogna comunque tenere conto che un quarto del campione è in Italia da meno di un anno: al crescere della permanenza gli irregolari occupati arrivano a superare il dato riferito agli italiani.

Gli immigrati hanno studiato
Gli immigrati hanno spesso un titolo di studi superiore conseguito nel proprio Paese d’origine e sono comunque istruiti. La comunità di Sant’Egidio segnala che su circa 32.000 studenti che hanno frequentato la scuola di lingua italiana evidenzia che l’86% ha studiato nel loro paese di origine oltre 11 anni e il 37% è in possesso di un diploma di laurea.
La stessa realtà è evidenziata dal già richiamato rapporto Naga 2009 che riguarda solo immigrati senza documenti in regola: gli analfabeti sono il 4,2%, coloro che hanno un titolo di scuola media superiore sono il 42,8%, mentre i laureati sono il 10,2%.
Gli immigrati hanno spesso un’istruzione uguale o superiore alla media agli italiani.
Se consideriamo i dati della popolazione con cittadinanza italiana, le percentuali sono assolutamente paragonabili (se non addirittura peggiori). Interessante notare come un decimo degli irregolari considerati abbia una laurea contro il 12% della popolazione italiana.
Rapporto Naga, 2008 Popolazione italiana, Istat 2007

Non esiste un aumento del tasso di criminalità legato all’immigrazione
La popolazione straniera, nella condizione di migrante, è più esposta della popolazione residente alle attività criminali. Ciò è un dato confermato in tutti i Paesi europei. Parlare, però, di un’equazione tra immigrazione e aumento della criminalità è errato e fuorviante. Nonostante la percezione vada nella direzione opposta, infatti, non si può affermare che i flussi migratori hanno aumentato i pericoli per la popolazione italiana.
È senz’altro vero che da quando l’immigrazione è divenuto un fenomeno allarmante, cioè dal 2001 al 2005 (anno in cui vi sono rilevazioni di Istat e Ministero dell’Interno), le denunce a carico di stranieri è aumentato del 45,9%, ma bisogna considerare che la popolazione straniera regolare è allo stesso tempo raddoppiata e che nel dato sulle denunce si tiene conto degli stranieri senza permesso di soggiorno. La quota di stranieri denunciati sul totale degli stranieri regolari in Italia si ferma al 2% circa. La tesi della corrispondenza tra consistenza numerica degli immigrati e reati da loro commessi è rigettata in una ricerca del 2008 della Banca d’Italia: il numero dei permessi di soggiorno nel periodo 1990-2003 si è quintuplicato, mentre la criminalità ha mostrato una lieve flessione.
Il rapporto della Banca d’Italia conclude che «in linea teorica non c'è stato un aumento diretto della criminalità in seguito alle ondate di immigrazione in nessuno dei reati presi in considerazione (reati contro la persona, contro il patrimonio e traffico di droga)».

I clandestini non sono criminali per natura
Non vi è un parallelismo tra la presenza di stranieri e il numero dei reati commessi. Ad esempio, abbiamo visto che circa un terzo della popolazione straniera senza permesso di soggiorno ha provenienza asiatica; i dati del Ministero dell’Interno segnalano anche che gli arrestati e denunciati di queste etnie è ridotta.
Gli stessi dati del Viminale lo evidenziano che un’equivalenza fra criminalità ed irregolarità è
semplicistica e non rappresentativa del fenomeno criminale.
Fonti
Paolo Buonanno e Paolo Pinotti, Do immigrants cause crime? - Paris School of Economics Working Paper
Dossier Caritas/Migrantes sulla Criminalità – Ottobre 2009
Rapporto Naga 2009
Comunità di Sant’Egidio, Immigrazione e sicurezza. Rapporto 2009
Carlo Devillanova, Francesco Fasani e Tommaso Frattini, Lavorare a Milano. Da Clandestini, Lavoce.info, 28.12.2009

martedì 23 febbraio 2010

Razzismo e pregiudizi. Basta con le bugie (4)

«Vengono qua e ci rubano il posto, lavorando in nero»
Basta con i luoghi comuni della Lega
e dei suoi compagni di cordata

Gli immigrati hanno lavori regolari
La quasi totalità di immigrati adulti con permesso di soggiorno presenti in Italia sono iscritti all’Inps: ciò significa che questi lavori contribuiscono al sistema statale italiano senza alimentare il fenomeno del lavoro nero. I dati che si riferiscono all’anno 2007 sono abbastanza eloquenti:gli assicurati stranieri sono 2.173.545, pari al 92% di tutta la popolazione straniera regolare censita. È evidente che il lavoro nero sarà invece l’unica opzione per gli immigrati senza permesso di soggiorno, in quanto la legge impedisce loro di essere assunti in modo regolare, non avendo i documenti in regola.
Gli immigrati fanno lavori che gli italiani non farebbero
primo numero: Occupati totali (%); secondo numero: Occupati stranieri (%)
Dirigenti e imprenditori 4,69 1,25
Professioni intellettuali 10,79 1,58
Professioni tecniche 21,57 4,74
Impiegati 10,68 3,23
Vendite e servizi personali 15,67 16,92

Artigiani, operai specializzati,
agricoltori
18,21 29,36
Conduttori di impianti 8,38 12,84
Personale non qualificato 8,75 30,15
Forze armate 1,05 0,0
Totale 100,0 100,0
Fonte: Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro, I trimestre 2008.
Gli occupati stranieri svolgono lavori che si concentrano tra quelli manuali e poco specializzati, anche se non mancano quelli professionali e impiegatizi; il 72% è personale non qualificato, conduttore di impianti, artigiano o operaio specializzato, mentre il rimanente svolge professioni intellettuali o tecniche ovvero è dirigente, imprenditore, impiegato o dipendente nel settore del commercio e dei servizi. Tra gli italiani queste percentuali sono esattamente invertite con un 37% di lavoratori che svolgono mansioni manuali. A confermare il dato che gli immigrati svolgono lavori che non sarebbero occupati da italiani arrivano anche ricerche condotte dall’Inps. Gli studiosi statistici dell’Istituto confermano che il lavoro straniero ha quasi naturalmente colmato un vuoto provocato da fattori demografici. Infatti le classi d’età più presenti tra gli stranieri nel mondo del lavoro regolare sono quella dei 25/29 anni e quella 30/35. Le corrispondenti generazioni italiane sono quelle meno numerose in seguito al calo delle nascite e al basso tasso di natalità.
I dati dei vari Decreti Flussi confermano ancora la grande richiesta di lavoro da parte di imprenditori italiani. Le richieste di lavoro nominative nel 2006 sono state 500.000 e nel 2007 ha superato le 740.000. Per la gran parte, il 48,9%, queste domande si riferiscono a lavoro domestico o assistenziale alla persona; nel settore edilizia sono state il 17,7% e per altri settori produttivi, operai o agricoltori, il 33,4%. Le mansioni che svolgono i lavoratori assunti con questa modalità sono nel 95% dei casi non specializzate.

Gli immigrati migliorano la possibilità d’impiego degli italiani
L’incremento del numero di stranieri non si è associato a un peggioramento delle opportunità
occupazionali degli italiani. In particolare il lavoro straniero permette alle donne italiane, che hanno tassi di occupazione bassissima rispetto alla media europea, di essere impiegate, in quanto gli immigrati svolgono mansioni di assistenza domestica e familiare che altrimenti sarebbero svolte dalle potenziali lavoratrici italiane.
Dalle analisi Bankitalia l’esistenza di tale complementarietà tra gli stranieri e le donne è un dato specificamente italiano ed è evidente: «per le donne la crescente presenza straniera attenuerebbe vincoli legati alla presenza di figli e all’assistenza familiare dei più anziani, permettendo di 6 aumentare l’offerta di lavoro». Inoltre, l’effettuazione di mansioni tecniche da parte di individui stranieri permette alle imprese di espandersi e dunque di assumere personale che svolge mansioni dirigenziali: si afferma che il lavoro di stranieri impiegati con mansioni tecniche «può aver sostenuto la domanda di lavoro per funzioni gestionali e amministrative».
Infine, non bisogna sottovalutare il lavoro che imprenditori stranieri danno a lavoratori italiani: a fine 2008 si contavano circa 240mila cittadini stranieri titolari di impresa (il 7% del totale), in prevalenza a carattere artigiano, che garantiscono il lavoro anche ad alcuni dipendenti (attorno ai 200mila, secondo la stima riportata in ImmigratImprenditori della Fondazione Ethnoland). Il Dossier Caritas 2008 stima che questo settore, tenendo anche conto dei soci e delle persone coinvolte in altri ruoli, impieghi mezzo milione di persone.

Gli stranieri contribuiscono al PIL in modo significativo
Nel 2007 il contributo degli stranieri è stato del 9,1% del PIL. Considerato che la loro presenza era pari al 5,8% della popolazione, il contributo al PIL di uno straniero è mediamente più alto di quello di un italiano. Questo dato può essere solo in parte spiegato con una differenza anagrafica della popolazione straniera, in quanto gli italiani svolgono lavori più specializzati a più alta produttività e che dovrebbero contribuire maggiormente al prodotto economico italiano.
Fonti:
Dossier Caritas/Migrantes sulla Criminalità – Ottobre 2009
Rapporto Ismu 2009
Comunità di Sant’Egidio, Immigrazione e sicurezza. Rapporto 2009
Laura Squillaci, Inps, il «tesoro» degli immigrati, Il Sole 24ore, 1.9.2008
Giuseppe Maddaluna e Francesco Papa, I giovani stranieri danno ossigeno ai conti del welfare, Il Sole 24ore, 1.9.2008
Dossier Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane nell’anno 2008

lunedì 8 febbraio 2010

Razzismo e pregiudizi. Basta con le bugie (3)

PARLIAMO DI RELIGIONI

Ancora un po' di controinformazione, per mostrare le bugie continue di chi afferma il contrario, speculando sulla ignoranza di molti! (per i precedenti clicca qui)

«Non gli facciamo costruire le moschee,
perché al loro paese non ci fanno costruire le chiese»

Nei paesi islamici sono presenti molte chiese cattoliche.
Molti politici invocano la reciprocità, un concetto del tutto erroneo, perché induce a negare diritti a individui per il semplice fatto che provengono da Paesi dove questi diritti sono negati. Questo argomento è spesso richiamato quando si parla di luoghi di culto. Nei paesi islamici i cristiani sono un numero molto esiguo, ma è comunque loro garantito un luogo di culto. Ancora una volta i dati sono eloquenti: ad esempio in Marocco i cattolici sono circa 27 mila, pari a meno dello 0,1%, su una popolazione di 33.757.750 abitanti. Il Marocco ospita 3 cattedrali e 78 chiese.
Il Marocco non è l’unico esempio dove sia garantita ampia libertà di culto. È agevole accertare in tutti i paesi islamici la presenza di basiliche e cattedrali per le quali esistono statistiche più attendibili rispetto a quelle riferite alle chiese. Citando solo i principali paesi islamici, dove è il caso di ricordare che spesso i cristiani costituiscono una piccolissima minoranza: si contano trentadue cattedrali in Indonesia, una cattedrale in Tunisia, sette cattedrali in Senegal, cinque cattedrali in Egitto, quattro cattedrali e due basiliche in Turchia, quattro cattedrali in Bosnia, una cattedrale negli Emirati Arabi Uniti, sette cattedrali in Pakistan, sei cattedrali in Bangladesh.
L’unico paese in cui non vi è la presenza di luoghi di culto cristiani è l’Arabia Saudita il cui governo ha avviato una campagna contro le religioni diverse da quella islamica. Come tutti sanno, dall’Arabia Saudita provengono pochissimi immigrati.
In ogni caso, negare luoghi di culto riconosciuti è del tutto contrario alla nostra Costituzione (artt. 19 e 20). Secondo l’Ismu è del tutto auspicabile che vi siano luoghi di culto riconosciuti anche sotto il profilo della sicurezza.
Da ultimo, leggendo un’analisi del Comune di Monza (sindaco leghista), si può notare che su 24mila persone che si dichiarano musulmane in Brianza, solo 4mila sono osservanti.

La maggioranza degli stranieri è cristiana
Ridurre il problema della libertà di culto alla costruzione o meno di moschee non è rappresentativo delle religioni professate realmente tra gli immigrati; infatti, tra gli stranieri i cristiani sono quasi il doppio dei musulmani.
Religioni tra gli stranieri
Musulmani 1.200.000
Cattolici 860.000
Altri cristiani 1.100.000
Altre confessioni (induisti, buddisti, sikh) 200.000
Atei 230.000
Non dichiarati 80.000
Non ci sarà nei prossimi anni un’esplosione di fedeli musulmani
In termini di crescita l'aumento dei musulmani, tra il 2009 e il 2030, sarà nell'ordine del 139% e risulterà simile a quello dei cattolici (+137%), sia a quello dell'insieme degli aderenti alle altre religioni minori (+130%).

Fonte: Rapporto Ismu 2009

lunedì 1 febbraio 2010

Razzismo e pregiudizi. Basta con le bugie (2)


CONTROINFORMAZIONE

Ecco i numeri veri, non manipolati da leghe, leghette o governicchi (per i precedenti clicca qui)

«Tutti questi clandestini!»
Chi sono gli irregolari?
L’immigrazione irregolare ha varie origini, spesso sorprendenti: infatti, la maggior parte degli
irregolari sono asiatici. In particolare, le stime della Fondazione Ismu del 2008 rilevano che la
comunità asiatica proveniente da Cina (10% di tutti gli irregolari), Bangladesh (9,9%), India (7%) e Pakistan (5%) raccoglie più di 207.000 individui irregolari complessivamente pari a quasi un terzo dei 651.000 totali.
La nazionalità dove si ritrova il maggior tasso di irregolarità è quella marocchina (17,1% di tutti gli irregolari, pari a 111.300 persone irregolari): la presenza irregolare di origine nordafricana è pure molto forte, con un totale di circa 135.000 persone se ai marocchini si aggiungono gli Egiziani (3,7%).
La provenienza dell’Est Europa tra Ucraina (6,3%) e Moldova (5,1) vede 72.500 irregolari.

Come si diventa clandestini?
Quasi tutti gli immigrati che giungono in Italia sono, all’inizio del loro percorso, «clandestini». Altri, lo diventano dopo essere stati regolari. La Caritas segnala che numerosi immigrati iniziano da regolari la loro storia migratoria e finiscono nell’irregolarità, per la complessità e la contraddittorietà di alcuni aspetti della normativa. Alcuni casi sono esemplificativi. Un lavoratore che ha un incidente sul lavoro lo denuncia all'INAIL, è dichiarato inabile al lavoro dall'Asl e avrebbe diritto alla pensione di invalidità Inps. Però, essendo inabile al lavoro, non ha più un contratto di lavoro e non può rinnovare il permesso di soggiorno, quindi diventa irregolare. Ancora: un minore disabile (regolarmente registrato sul permesso di soggiorno dei suoi genitori) al compimento dei 18 anni in quanto inabile al lavoro non può avere un contratto di lavoro quindi non può avere il permesso di soggiorno. Non è previsto nessun tipo di "affidamento in tutela" ai suoi genitori.

«E vengono tutti qui!»
Guardando ai dati del 2008 (gli ultimi che consentono una comparazione tra l’Italia e gli altri Paesi europei), gli immigrati rappresentano complessivamente circa il 6% della popolazione: tale dato è in linea con la media UE a 27 che si attesta al 6,2%. Questo dato tuttavia tiene conto di Paesi, come quelli neocomunitari, dove la presenza straniera è praticamente inesistente. Invece, se si compara il dato italiano con quello di paesi nostri competitor osserviamo che quello italiano è tra i più bassi. Per cogliere il reale significato di questi dati è necessario anche conoscere le legislazioni nazionali sull’acquisizione della cittadinanza. Mentre in Spagna vige una normativa simile alla nostra (principio dello jus sanguinis: la cittadinanza dipende dalla nascita da genitore cittadino italiano e da quello della residenza prolungata nel paese ospitante), in Francia vige sia il principio dello jus soli (chi nasce sul territorio ha la cittadinanza), sia quello dello jus sanguinis. In Gran Bretagna fino al 1983 la cittadinanza era largamente concessa anche ai cittadini delle numerosissime colonie. È chiaro dunque che i dati britannici e francesi devono essere ricalibrati in aumento, se si vuole considerare il reale impatto sociale del fenomeno migratorio.
Percentuale di stranieri nei Paesi UE (2008)
Irlanda 12,6%
Spagna 11,6%
Austria 10,2%
Germania 8,8%
Gran Bretagna 6,6%
Italia 5,8%
Francia 5,7%

È nato il bambino 60 milioni
Nel dicembre del 2008 la popolazione italiana ha raggiunto il traguardo di 60 milioni di individui sostanzialmente grazie all’apporto degli immigrati: la popolazione italiana cresce per il 92% grazie agli stranieri; il saldo naturale italiano (differenza fra nati e vivi) inoltre rimane prossimo al pareggio grazie alla popolazione straniera (saldo degli stranieri uguale a +60.379 contro quello degli italiani di -67.249). Sul totale dei nati in Italia l’11,4% ha genitori di origine non italiana.
È evidente dunque che gli stranieri sono una componente indispensabile a livello demografico per mantenere l’Italia un paese giovane. Contrastare il costante invecchiamento italiano e combattere le sue gravi conseguenze sociali in termini di spesa pensionistica ed assistenziale si rivelerà una sfida imprescindibile per l’Italia: in questi termini la presenza straniera si sta dimostrando essenziale.

Fonti
Dossier Caritas/Migrantes sulla Criminalità – Ottobre 2009
Comunità di Sant’Egidio, Immigrazione e sicurezza. Rapporto 2009

Rapporto Ismu 2009

domenica 31 gennaio 2010

CANTO & CONTROCANTO (34)

Il Partito democratico
vola in soccorso del razzismo di Stato francese

Riprendiamo la nostra rubrica (Canto&Controcanto) che pone idee e progetti a confronto. Oggi è alquanto stimolante e l'abbiamo tratta da un blog sempre molto attento. Vediamo come butta...;-)

(Posted: 30 Jan 2010 09:16 AM PST) - La Lega dei diritti dell’uomo (quella stessa lega sorta all’epoca dell’Affaire Dreyfus) l’ha definita "un’operazione illegittima che mira a dividere i cittadini francesi tra ben accetti e indesiderati"; Sos Racisme ne ha denunciato i propositi xenofobi e antislamici, lanciandogli contro un appello sottoscritto da intellettuali, cantanti, attori, registi, sportivi, senatori, sindaci e deputati; il Partito socialista ha invitato tutti i suoi rappresentanti locali a boicottarne gli incontri, perché "indegni" e "inaccettabili"; Bayrou, leader del partito di centro, ne ha bollato i promotori come "manovratori che per calcolo elettorale si mettono a far leva sulle peggiori pulsioni della gente"; persino la stampa conservatrice ha espresso riserve: il settimanale Le Point ha parlato di "stato febbrile di una maggioranza pronta a tutto per riaccendere gli entusiasmi prima delle Regionali"...Tanto osteggiato dalla società civile francese, il "Dibattito sull’identità nazionale" voluto dal governo Sarkozy (100 prefetti e 350 viceprefetti mobilitati d’ufficio dal ministero dell’Immigrazione per promuovere, in lungo e in largo per tutta la Francia, incontri pubblici sul tema: "La nostra è una Repubblica multiculturale? Di quali valori è fatta la nostra identità?") raccoglie tuttavia un importante plauso proprio in Italia. Da parte di esponenti della Lega Nord? No. Di quelli del Partito democratico.

Oggi Enrico Letta ha infatti avuto l'acume politico e culturale di definire quel dibattito "un’esperienza interessante che l’Italia dovrebbe copiare”...

Dell'iniziativa di Sarkozy, Bernard-Henri Lévy ha scritto: "Identità si dice dei soggetti, non delle collettività; si dice al plurale, mai al singolare; e dimenticarlo, ridurre una nazione alla rigidità di una supposta ‘identità’, significa impoverirla, farla morire, proprio quando le si vorrebbe dare fiducia nel suo avvenire(...). Tuttavia, se proprio esiste un'identità in panne, questa è l'identità europea".

Ecco, un Partito democratico che ripartisse da lì, dalla nuova, straordinaria dimensione del nostro stare insieme, anziché trincerare la propria indecisa e zoppicante visione del mondo dietro a posticce bandiere tricolore sventolate senza entusiasmo, saprebbe risparmiarsi (e risparmiarci) certe infelici sortite e contrastare, con coerenza e continuità, una pericolosa ondata di ripiegamento identitario che non coinvolge questo o quel paese, ma l’Europa nel suo insieme.

sabato 30 gennaio 2010

Razzismo e pregiudizi. Basta con le bugie (1)

NON NE POSSIAMO PIU' DELLE PALLE DELLA LEGA!

Riceviamo e pubblichiamo
Ciao AT, viviamo in un mondo dove i luoghi comuni diventano argomenti politici. Vi voglio girare un documento prodotto da alcuni Giovani Democratici che, con dati e fonti alla mano, smentiscono nei fatti molte frasi fatte che i leghisti continuano ad urlare. Un ottimo lavoro e un buon segnale, intelligente e puntuale, che dimostra gli sforzi che come PD stiamo facendo per cambiare registro. Sentitevi liberi di pubblicarne il contenuto, anche "a puntate". Buona giornata, (Andrea Botta, portavoce PD di Tradate)
«Gli stranieri sono il 23%!» Non è vero!!!!
È la percezione della presenza degli stranieri in Italia: gli italiani hanno la percezione che gli
immigrati siano il 23% della popolazione residente, ovvero pensano che gli stranieri presenti siano quasi quattro volte quelli che risiedono realmente in Italia (il rapporto più alto di tutto l’Occidente).
In realtà le cose stanno diversamente. Vediamo, nel dettaglio, ‘come’, cercando di rispondere ai luoghi comuni che attraversano il Paese e animano il dibattito pubblico.
Fonte: Transatlantic Trends Immigration 2009

Quanti sono, invece, gli immigrati regolari e irregolari?
Sono mediamente il 6 per cento
Per tentare di comprendere il fenomeno migratorio senza pregiudizi e condizionamenti è indispensabile osservare i numeri della presenza straniera in Italia.
4,4 milioni di stranieri regolari e 420mila irregolari.

Al 1° gennaio 2009 gli immigrati presenti in Italia erano oltre 4,8 milioni (circa mezzo milione in più rispetto al 2008) di cui i regolari sono 4,4 milioni.
La comunità più numerosa è quella romena con 968mila presenze (21% del totale), seguita
dall’albanese e dalla marocchina (538mila e 497mila).
Rispetto al 2008, gli immigrati irregolari diminuiscono sensibilmente, secondo le stime (un calo superiore al 30%).

Rispetto al 2008 e nonostante la crisi economica, si registra un aumento dell’occupazione straniera nel corso dell’anno di 222mila unità, a fronte di un calo dell’’occupazione italiana di 426mila unità.

Parallelamente all’occupazione però, si registra anche un incremento della disoccupazione tra gli immigrati di 200 mila unità.

Rispetto alla popolazione italiana, la presenza degli immigrati si situa tra il 5,8% dell’inizio 2008, al 6,5% del 2009, al 7,3% (stima) del 2010 - (1 - continua)
Fonti: analisi Ismu e dati Istat