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venerdì 29 agosto 2008

Enti locali senza controllo!


Sindaci come feudatari.
La Corte dei Conti indaga sugli sprechi.

Un post scritto dai lettori. Sono due commenti: il primo pone le domande e il secondo risponde in modo completo. L'argomento del post era l'ampliamento della Esselunga di Saronno. Hanno centrato il problema: la piaga che espandendosi in tutti gli enti locali, ormai, ha invaso la Penisola. Non ci sono più controlli sugli enti locali. Non è solo la questione sollevata da Le Monde degli sindaci sceriffo (potete leggere qui una traduzione dell'articolo). Il problema è ben più serio. Seguiamo il discorso fatto dai nostri lettori (carbunitt e mauro) che ringraziamo. 

carbunitt
I problemi ci sono e sono 2:
1) non c'e' nessun organo di controllo o tutela del rispetto della legalita';
2) non c'e' freno all'arroganza di chi pensa di amministrare senza render conto ed evitando le domande della minoranza

mauro
Sugli Enti Locali non c'è più nessun organo di controllo.
Una volta c'era il CO.Re.Co. Fu giudicato inutile (in parte forse lo era) e soppresso.

Una volta i Segretari Comunali erano inviati dalla Prefettura e nessun Sindaco si permetteva di andare contro il loro parere. Ora i Segretari se li scelgono i Sindaci e quindi sta all'intelligenza dei Sindaci scegliersi competenti Segretari Comunali. Alcuni si scelgono invece segretari accondiscendenti alle loro scelte.

Adesso le funzioni di controllo restano ai Consiglieri Comunali, e qui vale il discorso dell'intelligenza fatto sopra.

Una delle cose che più dovrebbe essere temuta è la Corte dei Conti (intesi come calcoli e non come nobili) che se ravvisa danni patrimoniali (sprechi, ecc ecc) ne chiede il risarcimento a Sindaci, Segretari, Funzionari, ecc ecc fino anche ai Consiglieri Comunali. Solo che la maggior parte dei Consiglieri Comunali non lo sa e molte volte questi alzano la mano per votare con troppa rapidità, dovrebbero riflettere e fare quattro calcoli sul loro patrimonio.

Per inciso da quest'anno la Corte dei Conti ha in programma di controllare tutte le vari Patrimoniali ecc. ecc. per verificare l'effettiva convenienza economica delle scelte fatte.

La Procura si occupa di altro e interviene in casi di particolare gravità.

Da ultimo vorrei citare il più importante controllore che è il cittadino sia come singolo che in forma associata. Ma anche qui in genere vengono utilizzati, per fortuna non da tutte le Amministrazioni Comunali, mezzi soporiferi di ogni fatta. Dai contributi alle Associazioni (per i gruppi) alla infiltrazione di elementi di controllo dei gruppi stessi a favore del partito al potere. Per convincere cittadini singoli: trasmissioni televisive, a Tradate ad esempio pagate coi soldi pubblici, su emittenti locali dove si svendono idee di ogni tipo ed in genere la opposizione non è ammessa; controllo sulla stampa locale; fascicoli patinati recapitati ad ogni famiglia con mirabolanti annunci e opere di cui non sempre vengono spiegati costi e relativi benefici ecc ecc ecc.

Vi ho spaventato? Spero di sì, lo sono anche io! 
Per questo cari concittadini: occhi aperti e ...demose da fa!

mercoledì 27 agosto 2008

Cronaca estiva dal Palazzo Comunale

UN VERO ARROGANTE!
Il consigliere Carlo Uslenghi, sempre molto sensibile e attento ai problemi di Tradate, ci invia questa lettera. Volentieri la mettiamo a vostra disposizione!

Anzitutto desidero ringraziare la Redazione e tutti i collaboratori per l’importante servizio di informazione alla città, strumento libero di critica, di partecipazione, di democrazia.
Ieri sera (26 agosto n.d.r), durante la riunione della commissione consiliare Affari Sociali, l’assessore ai Servizi Sociali e Anziani, Cesare Crespi, in uno scambio vivace di opinioni con i consiglieri Piergiorgio Campanini e Carlo Uslenghi, in merito alla sua doppia funzione, in conflitto di competenze, di assessore e al tempo stesso di presidente di una cooperativa convenzionata con il Comune ed incaricata delle pulizie del palazzo municipale, ha espresso giudizi che sono, a parere dello scrivente, un grave insulto alla dignità delle persone prima che sul comportamento delle persone stesse. Si può essere assessori o in alternativa presidenti di cooperative, ma in ogni caso non si può essere rappresentanti istituzionali che non conoscono (o fanno finta di non conoscere, e ciò sarebbe più grave!) quei principi fondamentali di etica pubblica per i quali chi esercita l’azione amministrativa con funzioni di assessore, lo deve fare al di sopra delle parti, arbitro tra le pari opportunità offerte alla civica comunità, e non giocatore, seppur di interessi legittimi, di una sola parte, la sua, che rappresenta quale presidente di una cooperativa incaricata direttamente delle pulizie del palazzo municipale, senza alcun bando pubblico (ma quanto costa annualmente alla comunità l’incarico, integrazioni comprese ?). Al consigliere Campanini, l’assessore Crespi ha chiesto di lasciare l’incarico consiliare in quanto non possiede un personal computer per ricevere al proprio domicilio la posta elettronica inviata dagli uffici comunali. “Chi non si aggiorna – ha spiegato il dottor Crespi – non si presenti nemmeno per assumere incarichi istituzionali”.
L'assessore Crespi, in relazione al suo doppio incarico di assessore-presidente cioè di controllore-controllato, criticato dal consigliere Uslenghi, ha risposto senza mezzi termini: “Lei, consigliere Uslenghi, è morto ed è inutile”. La risposta del consigliere Uslenghi all’assessore Crespi, in sede di commissione è stata molto determinata, serena e semplice: 
“A lei, assessore Crespi, mancano due cose: la capacità di ascolto e l’umiltà”.
Carlo Uslenghi, consigliere comunale

giovedì 31 luglio 2008

Ghigliottina per 3.574 leggi


Semplificano le leggi? Ne hanno pronte già 2.272!

C’è davvero di che sbizzarrirsi a sfogliare il lunghissimo elenco di leggi – 3.574 per l’esattezza – che il Ministro Calderoli ha deciso di tagliare. Entro il prossimo agosto la ghigliottina si abbatterà su quei Regi Decreti e quelle leggi che da tempo hanno esaurito il loro effetti, sono scadute quando non implicitamente abrogate o comunque superate da norme succesive. 

Nelle 274 pagine che costituiscono l’allegato A al decreto legge n.112 del 25 giugno 2008 troviamo le leggi più disparate: la più datata è la legge 1636 che risale addirittura al 24 gennaio 1864. A chiudere l’elenco, la più recente: è la legge 365 del 1996 ‘conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 maggio 1996, n.254, recante differimento del termine di applicazione stabilito dall’articolo 57, comma 6 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.29 e successive modifiche” un vero capolavoro di burocratese! (Per contro i burocrati del nostro comune sono più spicci e spediti: fanno approdare in Consiglio Comunale varianti da votare al PRG – corpose e articolte - indicate da un semplice numero. Non conoscono cosa votano ma, intanto, siamo arrivati a oltre 70 varianti...c’est plus facile!)

Nel mezzo della lista fatta da ministero è tutto un fiorire di norme che hanno fatto il loro tempo: dalla bonificazione dell’agro romano” (1878) al “riordino del collegio dei cinesi di Napoli” (1888), dalla “tassa comunale sulla pietra pomice nell’isola di Lipari” (1908) alle “modificazioni al regime fiscale degli spiriti” (1909). Un vero e proprio tuffo nel passato (remoto)! L’elenco delle leggi di altri tempi potrebbe proseguire all’infinito, o quasi, citiamo solo le ultime degne di nota: “corpo della Real Guardia per la pubblica sicurezza” (1919), “l’impiego della radiotelegrafia e radiotelefonia nei porti del Regno e delle colonie da parte di navi da guerra estere” (1924), “disposizioni per la lotta contro le mosche” oppure, sempre del 1928, le norme su “l’allevamento e l’impiego dei colombi viaggiatori”.

Insomma in tempi in cui qualcuno non vuole le moschee (non le mosche), spuntano come funghi antenne per la telefonia mobile e internet è ormai parte del quotidiano, abrogare certe leggi da più l’idea di aver fatto un po’ di polvere in solaio. Ben altro ci vuole per dire di aver effettivamente risolto il problema della pressione burocratica continuamente perpretata da parte della pubblica amministrazione grazie oltre alla giungla di leggi (che si sta cercando di sfoltire) da un fitto sottobosco di intricati decreti ministeriale e regolamenti di enti locali.

Sono infatti questi ultimi ad essersi gettati a due piedi nella “legiferazione” più spinta. Regolamenti comunali che pretendono di sovraintendere a tutto: dalla larghezza massima delle vetrine per alcune categorie commerciali alla forma delle tegole sui tetti, dalla tipologia delle insegne pubblicitarie a norme di pubblica sicurezza che sembrano imporre rigore degno della Stasi. Comuni, province ed altri enti locali sguazzano nella totale assenza di controlli, è stata destituita da tempo, ormai, la giunta provinciale amministrativa di controllo: oggi tutti inventano, interpretano e impongono.

E mentre vengono tagliate 3.500 leggi - vetuste e nemmeno più applicate o tenute in considerazione – altre 2.272 si preparano a fare il loro ingresso nella nostra vita. Sono tanti, infatti, i disegni di legge presentati in Parlamento in appena 2 mesi! 
Come dire che se il taglio importa leggi dimenticate queste che potrebbero arrivare, invece, saranno tutte in pieno vigore! Il segno della moltitudine di lobby e gruppi di influenza economica che trasferiscono sul parlamentare di turno le proprie esigenze affinchè vengano trasformate in provvedimenti loro favorevoli. 

Evviva la semplificazione!

mercoledì 18 giugno 2008

CARO PETROLIO E BOLLETTE

Bollette salate
è solo colpa del prezzo del petrolio?
Redazione 18/06/2008 - da: ilsussidiario.net 

Il caro petrolio è ancora alla base degli aumenti di luce (+2,2%) e gas (+4,6%) previsti per il prossimo 1° luglio da Nomisma e che dovranno essere confermati entro fine mese dall'Authority per l'energia. Un rincaro che andrebbe ad aggiungersi a quelli già scattati nei precedenti trimestri e che dalla fine del 2004 hanno voluto dire per ogni nucleo familiare un rincaro complessivo di quasi 400 euro. E per fortuna, come dice Nomisma, che tali rincari sono limitati, rispetto a quanto sarebbe potuto succedere, dalla forza dell'euro, altrimenti avremmo avuto degli aumenti ben superiori a quelli stimati per il prossimo trimestre.
Ma non è tutto: per il prossimo futuro le previsioni non sono rosee. Siccome gli aggiornamenti trimestrali si basano sulle medie dell'andamento delle materie prime dei sei mesi precedenti per l'elettricità e dei nove mesi precedenti per quanto riguarda le tariffe del gas, dai prezzi record del greggio di questi ultimi mesi non possiamo che aspettarci nel 2008 una stangata ancora più dura per i costi energetici delle famiglie e delle imprese.
Tutta e solo colpa del prezzo del petrolio?
Se così fosse non ci resterebbe che rassegnarci al peggio, in quanto tale prezzo non ci vede protagonisti in nessun punto della filiera della produzione, siamo dei semplici importatori e raffinatori di questa materia prima.
Sorge però a questo punto una domanda: ma l’energia elettrica si produce solo con centrali che funzionano con i derivati del petrolio?
E poi un’altra domanda: ma il gas non è propriamente un derivato del petrolio e dunque perché per il prezzo del metano sempre ci si riferisce al prezzo del petrolio e dei suoi diretti derivati?
Per quanto riguarda la prima domanda la risposta è che in Italia produciamo energia elettrica anche con altre materie prime come il carbone (poco), le biomasse e i rifiuti e con altre fonti rinnovabili come l'acqua, il vento, il sole. E poi con il gas che fa funzionare tutte le nuove centrali di produzione di elettricità a ciclo combinato, e dove il problema posto dalla seconda domanda ritorna in modo drammatico: per far funzionare queste centrali utilizziamo una materia prima molto costosa che incide in modo rilevante sul prezzo finale dell'energia elettrica.

Ritornando all'interrogativo principale da cui siamo partiti (tutta colpa del petrolio?) si possono aggiungere queste considerazioni:
1) Certamente sono in atto manovre speculative sul petrolio, manovre confermate nei giorni scorsi dal Ministro Tremonti, favorite anche dalla crescente domanda dei Paesi asiatici e dalla sostanziale non volontà di aumentare la produzione da parte dei Paesi produttori.
2) Senza un serio ritorno al nucleare di nuova generazione, come enunciato dal Ministro Scajola per conto del Governo, non potremo mai pensare di avere in Italia un'offerta energetica che sia in linea con i prezzi degli altri Paesi europei, in quanto continueremmo ad essere troppo dipendenti dal petrolio e dalle manovre speculative spesso di natura finanziaria di cui abbiamo detto.
3) Occorre incentivare e promuovere maggiormente la produzione elettrica da fonti rinnovabili e in particolare la costruzione di nuovi termovalorizzatori, in grado di rispondere oltre che al problema della produzione elettrica anche a quello, non meno drammatico, dello smaltimento dei rifiuti.
4) Occorre tentare seriamente di sganciare il più possibile il prezzo del gas da quello del petrolio agendo sui Paesi produttori (tentativo quasi disperato, essendo Russia e Algeria monopolisti in questo campo) e agendo nel contempo sui grandi soggetti importatori che, in forza della crescente domanda interna dovuta come detto alla produzione termoelettrica, lucrano consistenti margini economici anche in presenza di contratti pluriennali di approvvigionamento che non giustificano del tutto l'aumento delle tariffe agli utenti finali, siano esse famiglie o aziende.
5) Occorre infine che gli attori in campo, siano essi produttori e/o importatori, raffinatori o distributori siano maggiormente attenti non solo al valore del titolo in Borsa della propria società, ma anche al valore di chi si trova a valle della filiera, delle famiglie e delle imprese, che se venissero considerate sempre e solo come soggetti su cui scaricare l'aumento dei costi si troverebbero, ben presto, a non poter sostenere con efficacia la propria funzione di elementi trainanti la società e l'economia, con buona pace del concetto di “bene comune”(Mario Saporiti Presidente di Utilità Spa).

mercoledì 4 giugno 2008

IL FEDERALISMO LOMBARDO E' PIU' SOLIDALE?

RICEVIAMO E PROPONIAMO AI VOSTRI COMMENTI: PER UN DIBATTITO NON CON SLOGAN, MA CON PROPOSTE DA VALUTARE

BOSSI-BERSANI/ Quali squilibri? Il federalismo lombardo è più "solidale" di quello del Pd
Luca Antonini 04/06/2008 - da: il sussidiario.net

La recente polemica, sollevata da Bersani contro il modello lombardo di federalismo fiscale presentato dalla Lega e l’insistenza sulla necessità di partire invece dal testo approvato dal precedente Governo, ben rappresenta il livello di inquinamento ideologico che purtroppo ancora contamina il dibattito sul federalismo fiscale. Quando il Ministro ombra sostiene la necessità di tutelare i diritti dei cittadini, siano essi calabresi o emiliani, perché questi devono godere di eguali garanzie e sarebbero inaccettabili distanze nelle posizioni di partenza rispetto a prestazioni sanitarie o di scuola, riflette una convinzione diffusa, quanto infondata.
In base a questa convinzione l’uguaglianza dei cittadini delle diverse Regioni dipenderebbe quasi esclusivamente dalle risorse finanziarie disponibili, per cui una forte perequazione sarebbe sufficiente a garantire l’eguaglianza dei servizi in tutto il Paese. Questo è un postulato ideologico che non trova fondamento nella realtà, che confonde eguaglianza e egualitarismo, che dirotta enormi quantità di risorse a finanziamento di situazioni di efficienza sottraendola a quelle aree dove quelle stesse risorse avrebbero una resa produttiva altamente maggiore a beneficio di tutto il Paese. Viene da chiedersi come mai nemmeno situazioni come quella dei rifiuti di Napoli possano riuscire a scalfire l’ideologia dell’egualitarismo!
È evidente che dopo decenni di finanziamento fortemente egualitario la sanità della Calabria o della Campania non garantisce assolutamente gli stessi livelli di assistenza del Veneto o della Lombardia. Lo dimostrano i dati sulle migrazioni sanitarie. Lo stesso vale per la scuola: la scuola statale fornisce risultati diversissimi nelle diverse aree geografiche nonostante l’impiego di risorse (come misurato dalla spesa per alunno, dal rapporto alunni/docenti, dalla dimensione delle classi) sia stato identico per decenni. La rilevazione delle conoscenze con la metodologia standardizzata PISA mostra che gli alunni del Nord si collocano sulla media OCSE, il Centro sotto la media e il Mezzogiorno a distanza enorme dalla media (si veda ministero dell’Economia e delle finanze - ministero della Pubblica istruzione, Quaderno bianco sulla scuola, Roma, settembre 2007).
Il disegno di legge approvato dal precedente governo - cui fa riferimento Bersani - strutturava, lo ha recentemente dimostrato Buratti nella rivista Federalismo fiscale, un modello di finanziamento non troppo dissimile da quello che si sarebbe avuto con un sistema di finanza derivata. Nonostante i richiami ai costi standard, in realtà la gran parte della spesa delle amministrazioni regionali risultava infatti garantita da una sostanziale copertura integrale dei fabbisogni, senza che venissero messi in campo reali incentivi all’efficienza; l’autonomia sui tributi propri veniva inoltre soffocata impedendo anche alle Regioni più avanzate ogni seria possibilità di sviluppare politiche innovative a vantaggio delle imprese o della “welfare society”.
Il modello proposto da Bossi, invece, questa possibilità la valorizza con vigore, assieme ad una potenzialità diretta a sviluppare meccanismi incentivanti delle pratiche virtuose; rispetto alla perequazione, infine, quel modello non esclude la possibilità di un periodo transitorio diretto a rendere graduale l’entrata a regime del meccanismo. D’altronde, per rispondere ad una situazione che è diventata negli anni gravissima, il Sud, più che di assistenzialismo, ha bisogno di formule nuove, come ad esempio potrebbero essere misure di fiscalità regionali di vantaggio, che paradossalmente solo la proposta Bossi renderebbe compatibili con il divieto europeo di aiuti di Stato. La stessa popolazione meridionale, come recentemente evidenziato dal Rapporto 2007 di Fondazione per la Sussidiarietà, è favorevole al federalismo fiscale, perché ben comprende la rovina cui ha condotto la logica dell’egualitarismo.
È senz’altro auspicabile un accordo bipartisan sul federalismo fiscale, tuttavia dal disegno di legge del precedente governo si può raccogliere qualche spunto; è un po’ troppo pensare di farlo diventare l’asse portante del nuovo federalismo fiscale. Il valore costituzionale della solidarietà merita grande attenzione, ma proprio per questo occorre altrettanta considerazione dei principi costituzionali di responsabilità e di buona amministrazione - implicitamente richiamati anche da Draghi nel suo recente intervento - senza dei quali tutto si risolve in una retorica ideologica che non responsabilizza una certa classe politica, a danno di tutto il Paese.