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giovedì 29 aprile 2010

«Federalismo fiscale», ovvero come saremo continuamente tartassati!

METTONO LE MANI
NELLE VOSTRE TASCHE!
Cittadini, sveglia!
Non vogliono rimborsarvi l'IVA, anche...

Durante l’ultima commissione bilancio è emersa la volontà , da parte della Seprio, di continuare a far pagare ai cittadini l’IVA sulla TIA. La giustificazione addotta rimanda alla scarsa chiarezza legislativa e al fatto che agli enti locali non sia pervenuta nessuna circolare chiarificatrice.

Anche i rimborsi sui pagamenti pregressi saranno ovviamente sospesi, in attesa di ulteriori chiarimenti.
Come se tutto ciò non bastasse, venerdì 30 verrà approvato in Consiglio Comunale un nuovo regolamento TIA, che allargando la base imponibile di fatto aumenta la tariffa per aziende, professionisti e commercianti.

Abrogando il comma a) dell’articolo 12 del vecchio regolamento TIA, ovvero “Non sono soggette al pagamento della tariffa locali ed aree scoperte che per loro natura e/o particolare uso a cui sono destinati, non possono produrre rifiuti” si allargherà la base imponibile di gran parte dell’utenza non domestica.

In un momento di crisi generalizzata non è il caso di chiedere ulteriori balzelli a nessuna categoria produttiva. Sono forse “prove tecniche” di federalismo fiscale?

Chiederemo in Consiglio Comunale di reintegrare l’articolo abrogato.

Consiglieri Comunali
Piergiorgio Campanini
Giuseppe Scrivo

sabato 21 novembre 2009

Federalismo a parole: e i Comuni soffocano!

DOVE E' FINITA
ROMA LADRONA?

Riceviamo e pubblichiamo
Ciao AT,
Vorrei lasciarti un contributo del PD riguardo alle enormi difficolta' che i Comuni stanno incontrando: la Lega fa il federalismo solo a parole, ma nei fatti questo governo e' accentratore e centralista.E poi gridano "Roma ladrona", ma oggi piu' che mai: Roma sono loro!! - Andrea Botta - portavoce PD Tradate

Il Governo vara la finanziaria e chiede ai Comuni - gli unici ad avere bilanci in attivo - un ulteriore risparmio di 1 miliardo e 400 milioni di euro. Siamo alla beffa. Perché i Comuni della nostra Regione aspettano ancora i trasferimenti statali per il mancato introito ICI: meno 160 milioni di euro per il 2009 e 60 milioni per l’anno passato.
Contro la politica di Pdl e Lega che a parole sono federaliste e a fatti centraliste, il Partito democratico della Lombardia lancia una settimana di mobilitazione, dal 23 novembre. Una campagna in tutta la regione con 10mila manifesti, 50mila cartoline, banchetti nelle piazze e gazebo per chiedere risorse e servizi.
Sono infatti confermati i tagli al Fondo nazionale per le Politiche Sociali e fortemente ridimensionato il Fondo per le non autosufficienze, i cui soldi sono stati utilizzati per finanziare il mediocre esperimento della social card. Una scelta sbagliata, che insieme alle mancate promesse della giunta Formigoni, costringe i nostri amministratori locali a fare i salti mortali per far quadrare i piani di zona: basti pensare agli oltre 40 milioni di euro per i servizi ai disabili, l’assistenza domiciliare agli anziani, l’assistenza ai minori in difficoltà, l’aiuto a chi rimane senza lavoro e non ha diritto agli ammortizzatori sociali.
Il taglio ai trasferimenti statali si salda con le regole attuali del Patto di Stabilità che impedisce ai Comuni di programmare investimenti e la spesa per il sociale. Il PD lombardo lavora da tempo per l’allentamento di quelle regole restrittive e per l’applicazione del patto a livello regionale. Ciò contribuirebbe da una parte a velocizzare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni ai fornitori (spesso piccole imprese o artigiani che stanno subendo pesantemente la crisi), dall’altra di far partire alcune opere pubbliche che possono servire da volano per l’economia locale.
“I tagli della prossima Finanziaria dimostrano ancora una volta come lega e Pdl siano federalisti solo a parole – attacca il Segretario PD Lombardia Maurizio Martina – Il centralismo di questo governo sta letteralmente strozzando i nostri Comuni. Serve subito un’inversione di rotta”.
“Denunciamo con forza le scelte sbagliate del Governo – dice Alessandro Alfieri, responsabile Enti Locali del PD Lombardia - che mettono in difficoltà gli amministratori locali in una fase di crisi acuta e colpiscono nella loro vita di tutti i giorni le fasce più deboli e i lavoratori più esposti alla concorrenza”.

sabato 21 febbraio 2009

MA ALLA LEGA FREGA DAVVERO DEL NORD?

PRENDI I VOTI E SCAPPA A ROMA!

Dopo il caso Malpensa, dopo altre ridicole figure degli uomini del nord ecco l'ultima che ci interessa in modo particolare. La leggiamo sull'Eco del Piemonte. Un taglio del 35% ai fondi per garantire il trasporto sui laghi e quindi soprattutto il Lago Maggiore, il Lago di Como e il Garda. Ma i signori che sono stati votati e mandati a Roma cosa fanno per le loro terre? Sembra che siano solo capaci di farsi gli affari loro!

Giustifica
Eco del Piemonte
Tagli navigazione sui laghi. Piemonte, Lombardia e Veneto chiedono al Governo un dietrofront

Allarme tagli per i servizi di navigazione sui laghi. Lo lancia l’assessore ai Trasporti della Regione Piemonte, Daniele Borioli che ha inviato, insieme ai suoi colleghi di Lombardia e Veneto una lettera ai Ministri dell’Economia, Giulio Tremonti, delle Infrastrutture, Altero Matteoli, e al sottosegretario, Roberto Castelli, per scongiurare l’annunciata diminuzione delle risorse destinate ai tre laghi, Maggiore, di Como e di Garda.

"Per il 2009 -spiega Borioli- si parla di un taglio del 35%, rispetto ai fondi degli scorsi anni, che comprometterebbe drammaticamente l’attuale piano di servizi di trasporto con ovvie ripercussioni sia sul fronte del trasporto pubblico, sia su quello del turismo. Gli effetti di tale taglio saranno evidenti già dal prossimo aprile con l’avvio della stagione turistica, quando la Gestione Governativa laghi sarà costretta a operare meno servizi. Per questo -conclude Borioli- chiediamo che si individui una rapida soluzione per scongiurare la riduzione dell’offerta di trasporto e poter confermare almeno l’offerta dello scorso anno”.

(Uff stampa Regione Piemonte)

domenica 5 ottobre 2008

Bossi junior ripeterà gli esami

Annullata la bocciatura di Renzo Bossi
L'esame di maturità verrà ripetuto
Non c'è il due senza il tre? "Io speriamo che me la cavo..."


Proponiamo due articoli che vedranno come scenario ancora le scuole di Tradate 

PRIMO: Accolto il ricorso al Tar (Tribunale Amministrativo Regionale): il figlio del leader leghista tornerà sui banchi il 13 ottobre. Il padre dopo la bocciatura: "Non possiamo lasciar martoriare i nostri figli da gente che non viene dal nord" (Articolo di Stefano Zurlo per "il Giornale")

Si ritroveranno a Tradate sui banchi del liceo scientifico Bentivoglio il 13 ottobre. Per un imprevisto secondo round. Renzo Bossi, il candidato, e i professori che a luglio l'avevano bocciato alla maturità. L'esame dev'essere ripetuto: Renzo l'ha spuntata e il ministero dell'Istruzione ha riconvocato i docenti e lo studente. Evidentemente, il Tar ha accolto il ricorso del giovane che si era presentato nell'istituto religioso da privatista e che non aveva superato lo scoglio dei tre scritti e dell'orale.

"Un nostro ragazzo - aveva tuonato indignato il padre Umberto - è stato bastonato agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo". "Ma la tesina - aveva replicato accantonando le polemiche don Gaetano Caracciolo, rettore del Bentivoglio - è solo una parte delle prove da affrontare. Non so che tipo di preparazione abbia seguito, ma purtroppo la somma di tutte le prove non ha raggiunto il punteggio di sessanta, il minimo per la promozione". Il caso sembrava destinato a finire in archivio, anche se le polemiche sulle discriminazioni verso i figli del profondo nord padano, sono andate avanti per tutta l'estate. E proprio Bossi senior ha buttato altra benzina sul fuoco con dichiarazioni durissime, nel suo stile: "Non possiamo più lasciar martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Il problema della scuola è molto sentito perché tocca tutte le famiglie". Invece, Renzo Bossi avrà una seconda chance. Non si sa su quale base il Tar abbia accolto la richiesta del figlio del leader della Lega; del resto ogni estate agguerriti specialisti del diritto amministrativo vengono in soccorso di molti studenti respinti e spesso le loro obiezioni vengono accolte dal Tar. Bossi junior verrà nuovamente interrogato e forse riproporrà, si spera con più fortuna, la tanto discussa tesina sul padre del federalismo lumbard; gli scritti, invece, verranno "rivalutati" - così dicono le carte del ministero - dai docenti...


SECONDO: Bossi junior vince ricorso al Tar: potrà rifare l'esame di maturità. Il Pd: Gelmini intervenga

Il figlio di Umberto Bossi, Renzo, bocciato alla maturità scientifica a luglio, ha vinto un ricorso al Tar e potrà ripetere l'esame. La notizia è stata pubblicata oggi dal Giornale, in un articolo in cui si afferma tra l'altro scrive che il figlio del leaderleghista ripeterà l'esame il 13 ottobre prossimo con gli stessi professori. «Apprendiamo del ricorso al Tar vinto dal rampollo di Bossi, Renzo, che, bocciato alla maturità a luglio, si appresta a giorni a ripetere l'esame con la stessa commissione di docenti», afferma Pina Picierno, ministro ombra delle Politiche giovanili. La vicenda di Bossi junior, continua, «ci richiama alla mente il ricorso al Tar vinto dall'Unione degli studenti, che annullava i test di medicina e chirurgia dell'Università "La Sapienza" dello scorso anno per gravissime irregolarità. In quella occasione - prosegue Pina Picierno - il ministro Gelmini, ledendo il diritto allo studio di migliaia di studenti, si era appellata contro la pronuncia del Tar del Lazio». «Considerate le palesi differenze tra i due casi, visto che nel secondo ci sembra evidente si tratti non di difesa del diritto allo studio ma di privilegio - conclude - ci aspettiamo che il ministro Gelmini si comporti allo stesso modo, appellandosi contro la sentenza del Tar».

A VOI OGNI COMMENTO!

giovedì 2 ottobre 2008

Rivolta anti-Lega dei sindaci veneti


Più servizi? Ma i soldi sono finiti
La riforma federalista del Carroccio?
E' come l'araba fenice

di ANTONELLO CAPORALE - ROMA - Ieri il Veneto si è ribellato alla Lega. All'improvviso gli ha dato una manata in faccia, le ha graffiato il volto e sporcato la bandiera. Una ribellione straordinaria, durata meno di dieci ore, sentita e parecchio partecipata. Il nord est ha sfilato da piazza Venezia a Montecitorio: 400 fasce tricolori, 400 sindaci veneti in marcia contro il federalismo di Bossi e Calderoli.Questione di schei. "Dovevano arrivare a giugno due milioni e mezzo di euro da Roma come compensazione per l'Ici e il catasto non rivalutato. Tremonti me ne ha mandati 500mila di meno. Adesso ho la mensa scolastica da pagare, e gli autobus". Michele Carpinetto, sindaco di Mira, alle porte di Venezia, ha i conti in disordine e una schiettissima incavolatura. Silvano Piazza, da Silea, Treviso: "La riforma della Lega è come l'araba fenice. Tutti dicono che ci sia, ma dove sia nessun lo sa. E noi non abbiamo tempo da perdere, abbiamo le scadenze noi, la gente ci chiede servizi e i soldi sono finiti. A dicembre come chiudo il bilancio?".

Dei 550 sindaci veneti 450 (ma cinquanta sono rimasti a casa) hanno sottoscritto l'appello a fregarsene di Bossi e correre a Roma per chiedere uno storno secco, una modifica breve alla legge, un emendamento semplice e veloce: il governo deve restituire ai comuni il 20 per cento delle tasse che i cittadini residenti pagano a titolo di Irpef. Semplice no? "Sono soldi nostri", ripete il sindaco di Legnago... (testi e foto da LaRepubblica.it - per leggere TUTTO il pezzo, clicca qui)

venerdì 29 agosto 2008

Dividere almeno per due...


Il problema della nostra Pubblica Amministrazione?
Molto molto semplice.
Rispolveriamo le divisioni imparate alle elementari e dividiamo tutto per due.
Proviamoci, dall’alto al basso.

Camera dei deputati (n. 630) e Senato della Repubblica (n. 315).
Diviso due, cioè togliamo il Senato: resterebbe solo la Camera dei deputati, nel numero di trecentoquindici onorevoli (infatti abbiamo diviso per due 630).
(Si vorrebbe trasformare il Senato della Repubblica in Senato federale della Regioni:
non siamo negli gli Stati Uniti d’America e purtroppo non ci sono ancora gli Stati Uniti d’Europa!).

Indennità parlamentare complessiva: 15 mila euro mensili.
Provate voi a dividere per due...


Venti Regioni (di cui cinque a statuto speciale).
Anche in questo caso dividiamo per due.
Ne restano 10, beh, facciamo pure 12, non di più, senza alcuno statuto speciale.
Ottanta sono i consiglieri regionali: dividiamo per due, dunque ne restano quaranta per regione.

Indennità mensile dei consiglieri regionali, 15 mila euro: anche per loro il sacrificio di dividere per due.


Comuni (8103) e Province (110).
Due tipi di enti locali, troppi, dunque dividendo per due, restano i Comuni.
Infatti tutti lo pensano, tutti lo dicono (anche il Cavaliere in campagna elettorale), nessuno lo fa: abolire le Province (non concorda la Lega Nord).

E poi ancora...
Corre da sempre la voce dell’abolizione delle prefetture, dei segretari comunali e delle Camere di Commercio; ma tutto resta immutabile, come prima, come sempre........

Il controllo.
Il problema del controllo immediato e diretto, che a livello dei Comuni attualmente non esiste se non con ricorso in sede di giudizio di legittimità (TAR), contabile (Corte dei Conti) e penale (Procura della Repubblica), potrebbe essere risolto con la trasformazione delle prefetture in sezioni territoriali di un efficiente consiglio superiore della Pubblica Amministrazione, a cui spetterebbe l’espletamento dei concorsi pubblici per l’assunzione del personale in sede periferica, la nomina dei dirigenti e dei funzionari capo, e il controllo preventivo sugli atti, in caso di dubbia legittimità, come un tempo fu l’organo regionale di controllo.

Occorre anzitutto dividere rigorosamente, di diritto e di fatto, la funzione politica di indirizzo da quella gestionale dei dirigenti, dei funzionari capo e del personale.
Oggi il sindaco, primo cittadino democratico, spesso dai contenuti di sovrano assoluto o di piccolo dittatore, se così lui stesso si vuole, ma anche se così gli altri lo lasciano fare, nomina in proprio assessori, segretario, direttore generale (carica di solo spreco di denaro pubblico per comuni medio-piccoli), dirigenti o funzionari capi di settori: li paga, determina l’indennità accessoria, li sposta, li nomina, li dimette, a suo piacere, a sua convenienza, a suo capriccio.
Ciò è assolutamente sbagliato, e rappresenta una sorta di cancro in metastasi nella Pubblica Amministrazione, in cui tutto viene acquistato secondo le convenienze e le opportunità, mentre nulla si rispetta secondo l’ordinamento vigente.
Il federalismo è anzitutto divisione di poteri e possibilità rigorosa ed autonoma di controllo.

Nessuna ricetta potrà contenere soluzioni efficaci rispetto i tanti problemi della Pubblica Amministrazione se anzitutto i cittadini non diventano protagonisti della vita pubblica, sentinelle di onestà, di correttezza, di rispetto dell’istituzione, e se i politici dapprima, i funzionari e gli impiegati poi, si dimenticano che la loro azione, il loro lavoro, viene svolto nell’interesse della civica comunità, nel rispetto delle norme, secondo uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, e con l’onore di esseri servitori dello stato e dell’istituzione pubblica (Carlo Uslenghi, lista civica).

venerdì 11 luglio 2008

NELLA CITTA' DELLA LEGA, NO A BOSSI jr


Abbbiamo letto sul Corriere della Sera.
E ora? Il sindaco di Tradate sarà anche lui 'giustiziato'! ;-)

LA MATURITÀ DEL SECONDOGENITO
Bossi jr, tesina su Cattaneo. Ma viene bocciato di nuovo
È il secondo stop che una commissione di maturità impone al figlio prediletto del Senatùr

DAL NOSTRO INVIATO 
TRADATE (Varese) - Titolo della tesina: «La valorizzazione romantica dell'appartenenza e delle identità». Autore: Renzo Bossi, figlio di Umberto. Con credenziali così, la promozione alla maturità scientifica dovrebbe essere assicurata e invece al liceo «Bentivoglio» di Tradate non guardano in faccia a nessuno e hanno bocciato il figlio del gran capo della Lega nonostante un lavoro ispirato al federalismo e a Carlo Cattaneo.
È il secondo stop che una commissione di maturità impone al figlio prediletto del Senatùr che lo accompagna in tutte le manifestazioni di partito e compare su centinaia di foto con la sua cascata di ricci neri e il volto pasoliniano. Dopo la bocciatura l'anno scorso in un liceo di Varese, quest'anno Renzo aveva tentato la sorte a Tradate, in un istituto religioso privato, con la tesina ispirata all'argomento «di famiglia». «Ma la tesina è solo una parte dell'esame — precisa don Gaetano Caracciolo, rettore del «Bentivoglio» — e il ragazzo ha dovuto sostenere anche 3 prove scritte e un esame orale. Non ha seguito gli studi da noi, si è presentato da privatista; non so che tipo di preparazione abbia seguito ma purtroppo la somma di tutte le prove non ha raggiunto il punteggio di 60, il minimo per la promozione». Nella stessa scuola è andata meglio a Davide Ancelotti, figlio dell'allenatore del Milan: promosso.
(Claudio Del Frate
11 luglio 2008;  foto Cavicchi)

mercoledì 4 giugno 2008

IL FEDERALISMO LOMBARDO E' PIU' SOLIDALE?

RICEVIAMO E PROPONIAMO AI VOSTRI COMMENTI: PER UN DIBATTITO NON CON SLOGAN, MA CON PROPOSTE DA VALUTARE

BOSSI-BERSANI/ Quali squilibri? Il federalismo lombardo è più "solidale" di quello del Pd
Luca Antonini 04/06/2008 - da: il sussidiario.net

La recente polemica, sollevata da Bersani contro il modello lombardo di federalismo fiscale presentato dalla Lega e l’insistenza sulla necessità di partire invece dal testo approvato dal precedente Governo, ben rappresenta il livello di inquinamento ideologico che purtroppo ancora contamina il dibattito sul federalismo fiscale. Quando il Ministro ombra sostiene la necessità di tutelare i diritti dei cittadini, siano essi calabresi o emiliani, perché questi devono godere di eguali garanzie e sarebbero inaccettabili distanze nelle posizioni di partenza rispetto a prestazioni sanitarie o di scuola, riflette una convinzione diffusa, quanto infondata.
In base a questa convinzione l’uguaglianza dei cittadini delle diverse Regioni dipenderebbe quasi esclusivamente dalle risorse finanziarie disponibili, per cui una forte perequazione sarebbe sufficiente a garantire l’eguaglianza dei servizi in tutto il Paese. Questo è un postulato ideologico che non trova fondamento nella realtà, che confonde eguaglianza e egualitarismo, che dirotta enormi quantità di risorse a finanziamento di situazioni di efficienza sottraendola a quelle aree dove quelle stesse risorse avrebbero una resa produttiva altamente maggiore a beneficio di tutto il Paese. Viene da chiedersi come mai nemmeno situazioni come quella dei rifiuti di Napoli possano riuscire a scalfire l’ideologia dell’egualitarismo!
È evidente che dopo decenni di finanziamento fortemente egualitario la sanità della Calabria o della Campania non garantisce assolutamente gli stessi livelli di assistenza del Veneto o della Lombardia. Lo dimostrano i dati sulle migrazioni sanitarie. Lo stesso vale per la scuola: la scuola statale fornisce risultati diversissimi nelle diverse aree geografiche nonostante l’impiego di risorse (come misurato dalla spesa per alunno, dal rapporto alunni/docenti, dalla dimensione delle classi) sia stato identico per decenni. La rilevazione delle conoscenze con la metodologia standardizzata PISA mostra che gli alunni del Nord si collocano sulla media OCSE, il Centro sotto la media e il Mezzogiorno a distanza enorme dalla media (si veda ministero dell’Economia e delle finanze - ministero della Pubblica istruzione, Quaderno bianco sulla scuola, Roma, settembre 2007).
Il disegno di legge approvato dal precedente governo - cui fa riferimento Bersani - strutturava, lo ha recentemente dimostrato Buratti nella rivista Federalismo fiscale, un modello di finanziamento non troppo dissimile da quello che si sarebbe avuto con un sistema di finanza derivata. Nonostante i richiami ai costi standard, in realtà la gran parte della spesa delle amministrazioni regionali risultava infatti garantita da una sostanziale copertura integrale dei fabbisogni, senza che venissero messi in campo reali incentivi all’efficienza; l’autonomia sui tributi propri veniva inoltre soffocata impedendo anche alle Regioni più avanzate ogni seria possibilità di sviluppare politiche innovative a vantaggio delle imprese o della “welfare society”.
Il modello proposto da Bossi, invece, questa possibilità la valorizza con vigore, assieme ad una potenzialità diretta a sviluppare meccanismi incentivanti delle pratiche virtuose; rispetto alla perequazione, infine, quel modello non esclude la possibilità di un periodo transitorio diretto a rendere graduale l’entrata a regime del meccanismo. D’altronde, per rispondere ad una situazione che è diventata negli anni gravissima, il Sud, più che di assistenzialismo, ha bisogno di formule nuove, come ad esempio potrebbero essere misure di fiscalità regionali di vantaggio, che paradossalmente solo la proposta Bossi renderebbe compatibili con il divieto europeo di aiuti di Stato. La stessa popolazione meridionale, come recentemente evidenziato dal Rapporto 2007 di Fondazione per la Sussidiarietà, è favorevole al federalismo fiscale, perché ben comprende la rovina cui ha condotto la logica dell’egualitarismo.
È senz’altro auspicabile un accordo bipartisan sul federalismo fiscale, tuttavia dal disegno di legge del precedente governo si può raccogliere qualche spunto; è un po’ troppo pensare di farlo diventare l’asse portante del nuovo federalismo fiscale. Il valore costituzionale della solidarietà merita grande attenzione, ma proprio per questo occorre altrettanta considerazione dei principi costituzionali di responsabilità e di buona amministrazione - implicitamente richiamati anche da Draghi nel suo recente intervento - senza dei quali tutto si risolve in una retorica ideologica che non responsabilizza una certa classe politica, a danno di tutto il Paese.