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lunedì 16 agosto 2010

Ancora su «Silvio il Grande»... si fa per dire ;-)

RIMANE SEMPRE IN SELLA,
LUI, IL CAVALIERE AZZURRO!

Una biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi. È quello che ha pubblicato Gianluigi Margutti, ex vicesindaco di Tradate, tra i fondatori di Forza Italia, oggi consigliere comunale di Unione Italiana, a cui ha aderito dopo aver abbandonato il Pdl, proprio perché deluso dal partito di Berlusconi. Il libro "Il cavaliere azzurro", scritto insieme ad Emanuele Pigni, è stato pubblicato nelle scorse settimane e Margutti lo sta presentando in tutta Italia. «Scopo del lavoro dei due autori - si legge nella presentazione -, è fornire riferimenti sull'uomo di Arcore e sui percorsi da lui intrapresi, ponendo fatti e azioni in connessione fra loro, senza pregiudizi. Non c'è odio nelle pagine, non c'è neppure amore; casomai, e questo potrebbe apparire un limite, c'è stato un feeling deluso, ma per motivi ideali e non per posti non occupati o ruoli non ricoperti». «Berlusconi non può più succedere a se stesso - racconta Margutti parlando del Premier, senza amarezza o voglia di riscatto, ma cercando di analizzare la situazione politica attuale -. È nella logica dei fatti e degli avvenimenti. Probabilmente ne è convinto pure lui, ma non vuole ammetterlo. Accantoniamo per un istante la logica del «gradimento», della «piacevolezza» di Berlusconi nell'elettorato. Lui potrebbe ancora avere un buon consenso, anche se ci risulta in continua erosione: la sua immagine infatti è stata sovraesposta, e la sua presenza comincia a disturbare. Parlarne troppo sta diventando noioso. Anche se a parlare di Lui, nel bene e nel male, si fa sempre il suo gioco. Tant'è che Lui continuamente "sondaggia" l'elettorato, per conoscerne l'orientamento sulla propria persona». Secondo Margutti il miglior periodo politico di Berlusconi fu «quando era all'opposizione del governo di centro sinistra dal 1996 al 2001. Idee, forza innovatrice quasi «rivoluzionaria». Poi, invece e purtroppo, il potere, la gestione del potere lo hanno fiaccato. Ma soprattutto lo ha fiaccato la corte dei miracoli che ha attorno, che lucra alle sue spalle. E sì che Berlusconi ha saputo prendere voti nonostante costoro e i loro appetiti veramente intollerabili e (secondo alcune inchieste in corso) colmi di illegalità. E Fini? Ha permesso tutto questo; anzi, con la «politica del predellino» ha assecondato la nascita del PdL, dalla sera... alla sera! Roba...

giovedì 8 luglio 2010

Fini vs Berlusconi

Berlusconi-Fini, lo scontro.
PdL, «cavallo scosso»?

Così ho titolato titolo uno dei capitoli del mio ultimo libro sul «Cavaliere Azzurro» (in uscita in questi giorni).

Ho letto con molto interesse (come sempre del resto) la opinione di Benedetto Ippolito «Fini, Berlusconi e la crisi oramai imminente». Questa volta, però, non la condivido in toto, come più e più volte mi è capitato. E appunto per questo intendo qui aggiungere (non «controbattere») altre riflessioni personali.
Spesso si è parlato della contrapposizione tra un «partito del Parlamento» rappresentato dal presidente della Camera dei deputati e un partito del governo, guidato dal presidente Berlusconi. A Gianfranco Fini meglio riesce il ruolo di capo del partito e al Cav. quello di capo del Governo. Secondo Giancarlo Loquenzi «Fini ha riempito il campo della politica che si è aperto con la nascita del nuovo partito. Berlusconi ha lasciato quel campo libero, preferendo da un lato fissare il suo lascito nella storia italiana degli ultimi 15 anni, la sua legacy, dall’altro dare voce ai fatti, ai numeri, alle evidenze e agli impegni del governare. Si tratta di una contrapposizione diversa da quella prevista, se volete più profonda e più vera, ma interna alla stessa dinamica e perciò meno lacerante».
O almeno, appariva meno lacerante, allora, durante il primo (e finora unico) congresso del PdL.

Da allora, però, gli eventi si sono complicati e alcune situazioni sono precipitate. Quando un filo rimane per troppo tempo teso e i rappporti sono pieni di reciproche diffidenze, allora non c’è più scampo. Si può tifare per Fini o per Berlusconi. Liberamente. La situazione però si è messa male per il presidente della Camera: i suoi uomini gli sono stati quasi totalmente «sfilati» uno ad uno. Questa è un’arte in cui il Cav. è veramente maestro: sa «blandire» in «ogni» modo (con «ogni» mezzo) le persone che gli servono.
In politica, poi, e con la attuale legge elettorale (quel famoso porcellum, che soprattutto ora Umberto Bossi ribadisce come intoccabile e non riformabile), chi si allontana dal capo, non ha prospettive per la riconferma negli organi elettivi della Repubblica.
Pertanto Fini – che questi poteri di cooptazione ha sì, ma ridotti al lumicino – deve di nuovo cercare il consenso tra gli elettori, deve ottenerne i voti, e deve ricominciare a tessere la tela perché il suo precedente soggetto politico, Alleanza Nazionale, non esiste più. Fini dovrà creare un nuovo partito? Chi starà con lui? E poi e soprattutto: chi si schiererà con lui? Vedremo.

«In realtà Fini è sempre stato solo, anche quando An era solo An, perché ha sempre mantenuto una posizione più moderna rispetto allo zoccolo duro del suo partito», è la visione di Fabio Torriero direttore del mensile La Destra! «In questo momento l’interesse di Fini è portare la destra all’interno delle istituzioni, e si spiega in questa direzione l’asse con Napolitano. Diversa la strategia dei suoi colonnelli il cui compito è di portare An dentro il PdL».

Tot capita, tot sententiae. Infatti.

Un conto però sono le dichiarazioni e i «distinguo»; altra cosa è la lite, il duello. Chi avrebbe mai pensato allo showdown dello scorso 22 aprile?
Non è che il nostro «Cavaliere azzurro» sia stato definitivamente disarcionato? O almeno il suo cavallo «scosso» (il PdL) continuerà la corsa per lui?
In rapidissima successione si è giunti alla conta finale, allo scontro per il chiarimento. Animalescamente la politica ha tirato fuori le proprie caratteristiche: vince chi «marca meglio» il proprio territorio e chi «lo sa difendere».
È stato un duello all’arma bianca, con una platea quasi unanime dalla parte di Berlusconi e una parte minoritaria, invece, dalla parte di Fini.
Gli applausi erano solo partigiani e da tifoseria. Chi era con il Cav. applaudiva lui e solo lui, qualunque cosa argomentasse. Chi era con Fini, applaudiva solo Fini, qualunque cosa argomentasse. Al di là dei contenuti.

Un vero «derby». Si è assistito a un dibattito con esito scontato, senza il confronto aperto ad altri contributi o ad altre idee. O sei di qua, o sei di là.

Si doveva arrivare allo scontro tra due modi di intendere e di vivere la vita politica in un partito: tra chi ritiene di esserne il dominus, il «padre padrone», e chi ci è stato «tirato dentro per i capelli» (mal consigliato dalla propria corte dei miracoli) e che ora vuole (tardivamente?) reagire a una situazione insostenibile e imbarazzante. Oramai gli attacchi concentrici su Fini da parte delle corazzate mediatiche in qualche modo collegate al premier, non erano più tollerabili. E Fini è andato diretto allo scontro. Lo hanno cercato tutte e due i contendenti. Chi ha vinto?
Anche qui dipende da che parte ti poni: i «berluscones» sono convinti che l’enfant prodige del Movimento Sociale Italiano, poi AN, sia arrivato al capolinea. Ma la politica è ben più sottile e difficile: la crepa all’interno del PdL c’è, si è aperta. Non potrà assolutamente richiudersi; caso mai potrà solo ampliarsi.
«Il dado è tratto». Fini deve convincersi i suoi comportamenti sono pericolosissimi, quasi temerari per chi li attiva e pertanto deve essere pronto a pagarne il conto. Qualunque esso sia! Neppure il prestigio della sua carica istituzionale può assicurargli un trattamento politico «blindato» o di «riguardo». Non può – sotto il profilo politico – ottenere un salvacondotto in quanto presidente della Camera.

«Chi rompe paga e i cocci sono suoi». È fondamentale questo concetto, sempre e ovunque. Non è un proverbio, ma una legge dei rapporti tra le persone e i gruppi.
Fini può dissentire. Anzi, fa bene a dissentire. Fa bene a porre la questione della democrazia reale nel partito di cui è co-fondatore (un errore esserlo stato in quel modo «predellinesco»); fa bene ad evidenziare che lui non tollera la subalternità del PdL alla Lega di Bossi; fa bene a rinfacciare a Berlusconi che la Lega – partito alleato – ti scava la fossa per prenderti il consenso e i voti; fa bene a ricordare le questioni della cittadinanza, le questioni razziali, le questioni morali, le questioni sulla giustizia, le questioni di un governo che governi e sappia chiedere il consenso anche ai parlamentari e ai partiti che lo sostengono. Che è ora di iniziare la strada delle riforme «con larga partecipazione, larghe intese».
Fini fa bene. Ma non potrà chiedere per se stesso un trattamento speciale: esiste la «legge del branco» che ora non ti accetta più, che ora ti mette fuori. Se vorrai mantenere la carica che ricopri, dovrai «ri-contrattarla» di nuovo in condizioni totalmente diverse.
Insomma Fini ha sdoganato se stesso, questa volta da solo, e nessuno potrà in futuro gridargli ancora «fascista».
Difficile concludere la querelle.

Appare sempre più probabile che la Lega potrebbe anche sopravvivere a Bossi per il suo radicamento e il suo controllo del territorio «manu militari», mentre il PdL senza Berlusconi si rimescolerà, si rigirerà, si scompatterà, imploderà. Chiuderà i battenti. Troppe le persone cooptate, nominate; pochi invece gli eletti per meriti precedentemente acquisiti sul campo. Ha ragione Berlusconi quando ha invitato i propri parlamentari a lavorare di più e a «girare di più tra la gente, anche durante il weekend, come egregiamente fanno i deputati della Lega».
Il fatto che nel centrodestra abbia vinto la Lega è stata la scintilla che ha acceso la benzina nel PdL.
Il nostro Paese ha sofferto nella Prima Repubblica perché c’era troppa «politica politicante»; ora si è trovato a non averne più.
Mentre ce n’è bisogno ancora, per uscire dal qualunquismo che genera il gossip, la disinformazione e l’ignavia. Il Paese deve crescere «ragionando» perché sa guardare in faccia alle sfide del futuro. Il Paese ha bisogno di aiuti strutturali, non di proclami per ottenere consenso.

E Berlusconi se vuole, lo sa fare. Esca dalla prospettiva per cui lui deve pensare a tutto. Può anche farsi da parte, per un disegno superiore. No?

Gianluigi Margutti

venerdì 25 giugno 2010

Fratelli d'Italia...

L'ITALIA S'E' DESTA

La lettura dei giornali, per chi ancora ha il coraggio di farla, è veramente caratterizzata da uno scandalo continuo. Nella mia curiosità di storico, sono andato a consultare le rassegne stampa di vent’anni fa e mi sono accorto, senza rammarico, che in parte è sempre stato così. Vale a dire, che il puntare sul marcio è un obiettivo consueto dei media. Il male, infatti, fa parlare e vendere, mentre il bene annoia perché è normaleSe, però, si oltrepassa l’apparenza, si può notare la vera grande differenza tra ieri e oggi, una distanza molto preoccupante. Nel nostro tempo non è certo la cronaca nera ad occupare le prime pagine dei giornali e neanche il gossip scandalistico. E’ il vertice della società, è il cuore delle diverse istituzioni, civili e religiose, che viene continuamente travolto dall’onda di piena della melma corruttrice.
Per capire questa neanche tanto sottile diversità, è sufficiente fare una considerazione elementare. Se nel gioco dei poteri economici, politici ed editoriali, la parte meno forte della società diviene preda di campagne giornalistiche feroci, allora evidentemente ci muoviamo nella normalità. Se un singolo politico o un singolo imprenditore è macchiato di infamia, allora siamo nella normalità.

Ma da noi ultimamente non sta avvenendo questo. Veramente, non stiamo vivendo neanche un’ondata moralizzatrice della magistratura, come fu, perlomeno all’inizio, Mani pulite. No.
Il nostro Paese sta attraversando una fase di decadenza e di crisi indifferenziata senza precedenti, perché sia le istituzioni politiche, sia i poteri economici e sia le lobbie editoriali e religiose sono complessivamente e sistematicamente oggetto di una continua delegittimazione.
Il problema, in altri termini, non sono i media, con la loro frenetica bramosia di scoop, ma è la società nel suo insieme, specialmente nei suoi vertici, che vive un processo di deterioramento morale e civile tale da rendere ogni persona, ad ogni livello, ricattabile e iscrivibile al casellario giudiziario.
Certo, in una generale decadenza del sistema, anche i media non sono da meno. Ma lo scontro non è più tra il bene e il male, ma solo tra diverse forme di male in conflitto tra di loro. Non abbiamo una società sana che morbosamente s’interessa di qualche fattaccio. Ma una società malata che si accusa reciprocamente, essendo complessivamente ricattabile. Di qui lo strapotere della Magistratura, la quale, pur non essendo molto diversa dal resto, detiene il potere d’incriminare e di dare immunità. E quando avviene questo, senza rassegnarsi al pessimismo e neanche abbandonarsi allo sconforto, bisogna prenderne atto e lavorare per curare l’organismo fortemente debilitato e demoralizzato.

Anche perché, a ben vedere, quale che sia il settore o l’ambito professionale che si prenda in considerazione, si constata la medesima anomalia e la stessa patologia. Si tratta di un problema culturale a senso unico, legato cioè al modo in cui nel costume di tutti si esprimono le diverse priorità individuali dei valori.

Il vero problema culturale della società odierna è, insomma, l’etica professionale. Con tale espressione io non intendo la massimalista applicazione teorica di un codice formale eguale per tutti e uniforme ovunque, ma esattamente il contrario. E’ quanto mai essenziale cioè che la vera e propria riforma culturale riparta dalla riscoperta del senso e del valore concreto del proprio lavoro individuale per renderci autenticamente persone valide e responsabili.

Nessuno può realisticamente pensare che sia possibile fare il magistrato, fare il giornalista o fare il politico senza ambizioni, senza voglia di affermarsi e senza congrui guadagni. La vera posta in gioco è un’altra. Riguarda le motivazioni ultime per cui si svolge una certa attività professionale, ossia i motivi autentici per cui si decide di occupare buona parte delle proprie risorse umane, delle proprie giornate e in definitiva della propria vita a quella specifica attività.

Il vero nodo culturale non è costituito, infatti, dalla corruzione o dall’illegalità, ma dal tipo di atteggiamento che ogni operatore mette nei rispetti della propria professione, elevata o modesta che sia. Perciò si è autorizzati a sperare in una vera rinascita nazionale, partendo unicamente da questa ripresa profonda del senso che definisce il rapporto tra la persona e il suo lavoro, un legame costituito dalla missione che orienta indistruttibilmente la nostra vita e la nostra libertà.
L’Italia, insomma, ha bisogno di una grande risurrezione culturale, di un vero e proprio risvegliarsi di quelle energie spirituali che non possono fare a meno del lavoro, ma che non sono prodotte soltanto dal lavoro che si fa, benché si esprimano attraverso il proprio impegno professionale.
Nell’agire il fine, infatti, è sempre qualcosa di superiore ai principi. E’ un valore aggiunto che è immesso nel lavoro dalla persona. E in questo caso dovrebbe essere proprio il riqualificarsi delle istituzioni attraverso l’operato virtuoso dei singoli professionisti a dare forza etica alla nostra cultura. Il cammino non è impossibile, ma è ancora lungo, dato che non siamo neanche all’inizio della marcia.

Da questo punto di vista, benché l’Inno nazionale contenga l’esortazione chiara addirittura con un’eccessiva enfasi retorica, bisogna riconoscere che l’Italia non s’è ancora desta per niente.

Benedetto Ippolito

giovedì 3 giugno 2010

Tradate, Seprio Servizi addio?

CON LA LEGGE FINANZIARIA
LOR SIGNORI... SI SALVANO LA FACCIA!
MA I CONTI SONO CONTI!
E A PAGARE SAREMO NOI

Riceviamo e pubblichiamo
Per favore contattate i vostri parlamentari affinchè il comma 32 dell'art. 14 del DL 78/2010, non venga modificato durante l'esame e le imboscate parlamentari!
E' il certificato di morte della Seprio...
(lettera firmata)

art. 14 - DL 78/2010
32. Fermo quanto previsto dall'art. 3, commi 27, 28 e 29, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, i comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti non possono costituire societa'. Entro il 31 dicembre 2010 i comuni mettono in liquidazione le societa' gia' costituite alla data di entrata in vigore del presente decreto, ovvero ne cedono le partecipazioni. La disposizione di cui al presente comma non si applica alle societa', con partecipazione paritaria ovvero con partecipazione proporzionale al numero degli abitanti, costituite da piu' comuni la cui popolazione complessiva superi i 30.000 abitanti; i comuni con popolazione compresa tra 30.000 e 50.000 abitanti possono detenere la partecipazione di una sola societa'; entro il 31
dicembre 2010 i predetto comuni mettono in liquidazione le altre societa' gia' costituite

Un brevissimo commento: per mettere in liquidazione una società i conti DEVONO tornare. Si apre comunque una procedura molto importante e complessa, che porterà la Seprio Servizi alla estinzione, se i conti torneranno. Lo speriamo per i cittadini di Tradate e per quelli che hanno amministrato la Seprio in questi anni! Perchè comunque a saldare sarà sempre e comunque il Comune di Tradate, socio al 100% della società stessa. In pratica il Comune è il socio unico, ma i cittadini (cioè NOI) paghiamo. Li controlleremo ancor più da vicino questi «stupendi» pubblici amministratori. Staremo a vedere!

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martedì 1 giugno 2010

Il Tricolore? Solo per farsi bello e per fare scena!

IL SINDACO DI TRADATE
RISPETTA IL TRICOLORE O NO?

Leggete questi commenti, che sono i vostri, e tirate voi le conclusioni o partecipate alla discussione.
Domani è la FESTA DELLA REPUBBLICA.
Noi ci crediamo ancora, nonostante i padani!
A Malnate è capitato un fatto grave, l'ennensimo a firma leghista-padana. Basta!

Storico locale ha detto...
La lega ESCE dalla maggioranza e manda Malnate alle elezioni anticipate...
Pensate che ci avevano spiegato che per principio i padani non mandano mai a rivotare le Amministrazioni comunali (quelli Provinciali sì).
Ma se poi succede come a Saronno?
Pazienza la colpa è comunque di Candiani. E poi che faranno i "Compagni"? A Malnate non sono mai stati indifferente e già una volta hanno mandato a casa i Padani. Vedremo...
Storico locale.
30 maggio 2010 15.31

C'ero, ci sono e ci sarò ha detto...
Il Signor Sindaco Candiani ha commissariato la locale sezione della Lega Malnatese, mettendo un suo "fedelissimo". 

Il fatto è grave per due motivi:

1) è avvenuto dopo l'approvazione della mozione a favore del Tricolore anche da parte del gruppo Consiliare della Lega e dimostra come questo Sig. Candiani, che sfoggia la fascia Tricolore e riceve Generali dell'Esercito Italiano sia un anti italiano e un secessionista (i Tradatesi ricordino bene che l'Amministrazione leghista ha fatto sparire la scritta che ricordava il 2 giugno apposta sul muro in prossimità della sede degli Alpini di Abbiate e ha tentato di far sparire la Piazza Unità d'Italia creando il Largo V alpini di mq quattro circa in prossimità della cabina telefonica ora rimossa sempre presso presso la suddetta piazza Unità d'Italia) oltre ad aver praticamente tolto il monumento ai Caduti dal Centro della piazza Mazzini per riporlo in un cortile laterale
2) Ha leso il diritto dei leghisti malnatesi di scegliere un loro governo locale. Alla faccia del diritto delle autonomie locali e del propagandato slogan "padroni a casa nostra". 

La cosa peggiore è il silenzio dei suoi alleati del PDL ed in particolare i consiglieri di AN ex paracadutisti della Folgore compresi.

Mi auguro che i Partiti di opposizione in Consiglio Comunale diano occasione a questo Signore di dimostrare in Consiglio che quanto ho scritto non è vero. Che invece il Signor Candiani è un Sindaco Italiano.

Cuore verde ha detto...
X C'ERO,CI SONO E CI SARO'...
Candiani è un Sindaco Padano della Lega Nord per l'indipendenza della Padania.
Candiani commissaria i consiglieri comunali della Lega(volutamente minuscoli) quando vuole. Basta cadreghinari.
I Consiglieri comunali del PDL, se il sindaco di Malnate non rinomina
la Mingardi Assessore, andranno tutti a casa.
Si rifaranno le elezioni e vincerà LA LEGA.
Cuore verde.
30 maggio 2010 21.11

Per l'Italia! ha detto...
Per Sigg.ri Consiglieri Comunali di Maggioranza e Opposizione
Ci sarà qualche Consigliere tra di Voi che avrà il coraggio di proporre una mozione in Consiglio Comunale atta chiarire il comportamento del Sindaco Candiani in merito al Tricolore?

Com'è che questo personaggio lo mette e lo toglie quando gli pare? Che come Segretario della Lega prende alcune posizioni e come Sindaco altre? 
Cosa ne pensano le Associazioni Combattentistiche e d'Arma di Tradate? 

Vogliamo contiuare a riderci su su questa vicenda?

Ebbene vi ricordo che quando nacquero le Brigate Rosse qualcuno all'inizio ci rise su. Sapete poi cosa è successo.

Il paragone è certamente improprio ma su youtube trovate filmati "padani" non molto dissimili da allora.
01 giugno 2010 00.01

domenica 30 maggio 2010

La Lega Nord difende chi è contro il TRICOLORE!

UN'ALTRA CANDIANATA:
ROTTA LA MAGGIORANZA
BRAVO IL SINDACO DI MALNATE!


La Lega Nord esce dalla maggioranza
Stefano Candiani, segretario provinciale del Carroccio, tiene la linea dura con il sindaco Damiani che ha revocato l'assessore «anti tricolore» Barbara Mingardi. Commissariata la sede malnatese della Lega
«La Lega Nord esce dalla maggioranza fin tanto che non sarà ricomposta la situazione e reintegrato l’assessore Barbara Mingardi». A Malnate per il Pdl e per il sindaco Sandro Damiani si prevedono tempi durissimi. Il Carroccio non ci sta a perdere l’assessore «anti tricolore» ed è pronto ad arrivare fino alle estreme conseguenze: far cadere la giunta. A pagare duro sono anche i leghisti malnatesi che vengono commissariati dal segretario provinciale Stefano Candiani, che ha nominato il big Alessandro Vedani, primo degli esclusi al Senato alle ultime politiche, candidato alle regionali con un buon risultato, già responsabile degli enti locali per la Lega Nord, nonché sindaco di Buguggiate per due mandati consecutivi e tra le sagome dei ciclisti che, alla rotonda di Capolago, riproducono i maggiorenti padani.
Una scelta, dunque, che la dice lunga sulla battaglia che il Carroccio si appresta a combattere a Malnate. La Lega punta i piedi e sa di poterlo fare: alle ultime regionali ha preso il 27,9 % dei voti ed è il partito di maggioranza relativa (alle comunali prese il 15 %), il pdl ha il 24,8 %.
Il comunicato stampa della segreteria provinciale è duro anche nella forma: il sindaco, citato sempre con le iniziali minuscole (sarà un svista?), viene definito «protempore». Candiani, dopo aver dettato le condizioni, spiega anche le ragioni della rottura: «Damiani dopo avere più volte rimarcato la bontà e la stima per l’operato dell’assessore Mingardi ha compiuto un atto di sfiducia del tutto arbitrario nei confronti dell’intero movimento politico Lega Nord, nonostante vi fosse la più ampia collaborazione nell’appianare una vicenda che ha assunto dimensioni decisamente sproporzionate rispetto alla reale entità».
Il Primo Cittadino si trova chiuso in un angolo: se reintegra l'assessore Mingardi il suo mandato viene ridotto a dependance del Carroccio, se non lo reintegra non ha più la maggioranza per governare. A meno che i leghisti in consiglio comunale escano dalla Lega ed entrino nel gruppo misto per appoggiare una nuova maggioranza. Soluzione improbabile perché alle porte c'è l'approvazione del pgt (piano di governo del territorio) e questa soluzione farebbe pensare a scenari poco chiari.
28/05/2010
Michele Mancinomichele
mancino@varesenews.it

venerdì 28 maggio 2010

La famiglia vero ammortizzatore sociale. Ma il governo la ignora.

Sui giornali abbondano i commenti alla Finanziaria. Voi cosa ne pensate? Siamo curiosi di conoscere l'opinione dei nostri lettori; vi proponiamo questo articolo come spunto di discussione.

Parola d'ordine: "stringere la cinghia". La manovra arriva tra lodi e proteste. C'è chi definisce questo un "cortocircuito politico" per il governo a causa della mancanza di un intervento strutturale in primis contro l'evasione fiscale che, invece, sembrava sarebbe stato uno dei cardini della Finanziaria: semplicemente "evaporata"?

Mentre i magistrati si ribellano "gridando all'attentato alla loro autonomia", i parlamentari puntano i piedi per evitare la riduzione di circa mille euro ai loro compensi che ritengono "spese essenziali per il funzionamento della democrazia". Fai e Wwf si schierano contro la sanatoria edilizia che definiscono "un condono mascherato".

Dopo anni di rassicurazioni ottimistiche, agli italiani è richiesto ora di farsi carico di una situazione difficile e pesante. Proprio ora sarebbe l'occasione per mostrare "massima trasparenza".
Non sono, invece, in questa direzione l'aver, forse, accantonato il controllo della ragioneria dello Stato sui conti di Palazzo Chigi e della Protezione civile; la riduzione del 20 o del 10 per cento sui rimborsi ai partiti, mentre prima si parlava di dimezzarli; la scomparsa di misure sulle stock-options dei banchieri.

I segnali sembrano indicare che a fare i sacrifici e le rinunce saranno sempre i soliti.

Le uscite secondo il premier Berlusconi sono "fuori controllo". Chi sono gli agnelli sacrificali di queste misure da "lacrime e sangue" è molto chiaro: regioni e dipendenti pubblici. Per Roberto Formigoni "la manovra non è sostenibile, il ridimensionamento sarebbe del 30%"; per i cittadini sono a rischio l'11% dei servizi.

La paternità della manovra é di Tremonti, Feltri non ha dubbi. Così come non ha dubbi a sostenere che è necessario "ridimensionare lo stato sociale, altrimenti detto welfare, adesso impotente e di tipo comunistoide".

Ma in questo stato sociale che vogliamo azzerare, limitare, minimizzare non ci si accorge dell'importanza che ha sempre svolto e continua a svolgere, tra mille difficoltà, la famiglia?

Dove sono le tracce di un intervento strutturale?

Ci sono interventi che per alcuni sembrano non essere mai opportuni; interventi che, invece, sono necessari e che proprio in momenti di crisi [come quello che stiamo attraversando] potrebbero essere posti in essere andando oltre gli interessi particolari che sarebbero, in tempi normali, altrimenti intoccabili.
Per il Sole24ore è la famiglia "l'argine della crisi". La famiglia ha assorbito e contrastato il colpo della perdita e del mancato ingresso nel mondo del lavoro dei figli.

Sono stati i figli le vittime privilegiate della crisi. Secondo dati Istat, infatti, solo nel 2009 è diminuita di 332 mila unità l'occupazione tra i giovani di 15-34 anni. La convivenza prolungata in casa si è prolungata ed è divenuta sempre più forzosa. Il 40 per cento degli intervistati, che tempo fa furono definiti i "bamboccioni", invece, dichiara di essere costretto a restare con i genitori a causa di difficoltà economiche.
In Italia milioni di donne e uomini saranno costretti a "rimanere figli per sempre" (!).

Al sud il dramma è ancora più diffuso e profondo. Due milioni di ragazze e ragazzi "non lavorano e non studiano", per Irene Tinagli su La Stampa "sono loro la prima vittima non tanto dell'attuale manovra ma in generale della crisi".

Oggi in Italia le difficoltà economiche per avere dei figli sono enormi. Un taglio alla spesa sociale, una contrazione nello stato sociale, ignorare la famiglia significa rendere questo problema ancora più radicato nel tessuto sociale del paese.

Per guardare davvero il futuro, se vogliamo davvero farlo, possiamo chiedere sacrifici al Paese solo per loro, per i figli.

di Andrea Margutti

questo articolo è stato tratto dal sito di Unione Italiana

martedì 25 maggio 2010

Malnate, un sindaco rispettoso del tricolore!

MA CHE SI DIMETTA CANDIANI!
MANDATELO A CASA!

Ricordate il caso dell'assessore di Malnate che ha dileggiato sul tricolore quasi fosse carta igienica?(clicca qui).
Ricordate che il «grande» Candiani affermò che non si doveva dimettere, perchè aveva chiesto scusa? Proprio quel Candiani (segretario provinciale della Lega e sindaco a Tradate) che nel suo paesello «cavalca» ogni manifestazione nazional popolare per imbonire gli elettori che invece amano la divisa e il tricolore.
E la fascia tricolore se la mette sempre, per farsi bello, ma ovviamente non la ama.
Ebbene: come è finita? Leggete voi e fatevi una libera opinione.
A tal proposito così titola varesenews (clicca qui):
La Lega Nord vota a favore del tricolore
Dimissioni irrevocabili dell'assessore Barbara Mingardi che su Facebook aveva declassato la bandiera italiana a carta igienica. Il consiglio comunale all'unanimità, Carroccio compreso, vota una mozione che riconosce il valore del tricolore e i principi fondanti della costituzione italiana...

Candiani: lui è quello che DEVE DIMETTERSI ORA. E invece cavalca l'incavalcabile.
Leggete ancora (clicca qui):
Candiani: “La Mingardi rimane assessore. Se Damiani non vuole si cerchi altri alleati”
Il segretario della Lega Nord, dopo il consiglio comunale straordinario sull'assessore e il tricolore, è pronto a tutto, anche alla rottura. «Non sta al sindaco di Malnate decidere chi rappresenta la Lega Nord in giunta, altrimenti si faccia sostenere da un’altra lista civica»

martedì 18 maggio 2010

A Malnate assessore della Lega dileggia il tricolore!

VERGOGNA!
PER IL TRICOLORE I NOSTRI MILITARI
SANNO ANCHE MORIRE!
Mandatela via dal Comune
assieme a Candiani che per farsi pubblicità la giustifica!

Leggete quanto apparso su Varesenews:
L’assessore anti tricolore non si dimette
Il carroccio non vuole che l'assessore Barbara Mingardi (che si era iscritta a un gruppo contro la bandiera italiana su Facebook) se ne vada. Lei ha consegnato oggi una lettera al sindaco: «Resto».

Il caso dell’assessore leghista di Malnate finita nella bufera per essersi iscritta a un gruppo di Facebook che dileggia il tricolore, è oggi a un passaggio decisivo che coinvolge le segreterie politiche dei partiti. Barbara Mingardi il 7 maggio aveva presentato una lettera di dimissioni e il sindaco Sandro Damiani ha chiesto al Carroccio di indicare un successore ai servizi sociali.

La decisione doveva essere formalizzata oggi: il segretario provinciale della Lega Nord Stefano Candiani blinda la posizione della Mingardi. «Si è scusata, cosa deve fare di più? Stamattina ha presentato una lettera di ritiro delle dimissioni, come concordato con la sezione cittadina: il caso è chiuso, giriamo pagina, è ora di lavorare. Mi auguro che il sindaco non caschi nell'inganno di prestare il fianco alle strumentalizzazioni».

Il caso dell’assessore ha avuto una rilevanza nazionale. Barbara Mingardi si era iscritta a un gruppo di Facebook, su internet, che si chiamava “Io il tricolore lo uso così”, con raffigurato un rotolo di carta igienica. L’assessore si era poi scusata spiegando che si trattava di un gesto solo a titolo personale.

Intanto, il Partito Democratico a Malnate, che aveva sollevato la questione in consiglio comunale, ha deciso di continuare a manifestare contro l’episodio e proprio su Facebook ha lanciato una mobilitazione per sabato prossimo, alle 10, davanti al municipio di Malnate.

I promotori chiedono a tutti i cittadini di venire muniti di un tricolore e di sventolarlo. Nella pagina su internet è spiegato che interverrà uno storico e che in caso di maltempo la manifestazione sarà rinviata. In attesa di sapere se la Lega si impunterà o meno sul nome della Mingardi.

giovedì 22 aprile 2010

Berlusconi - Fini scintille in diretta (Sky Tg24)

Per vedere il video della lite in diretta alla conferenza del Pdl clicca qui
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venerdì 2 aprile 2010

Unione Italiana incuriosisce molto...

Unione italiana,
il nuovo partito del Nord
che incuriosisce Fini
Riceviamo e pubblichiamo
(PRIMO PIANO - di Stefano Sansonetti) - Sembra proprio che il presidente della camera, Gianfranco Fini, si sia incuriosito. Perché l'Unione italiana, formazione politica nuova di zecca guidata dall'imprenditore Gianfranco Librandi, nell'ultima tornata elettorale si è comportata in modo egregio. Soprattutto al Nord l'Unione italiana ha incassato una media voto del 15%. Certo, il dato risulta dall'andamento del voto che si è registrato in particolare in piccole amministrazioni comunali. Ma il modo in cui Librandi, imprenditore di Saronno che guida il gruppo Tci, è riuscito a battagliare anche con la Lega, ha convinto Fini a incontrarlo il prossimo 12 aprile. Del resto non è una novità che il presidente della camera non veda proprio di buon occhio l'affermazione del Carroccio. Nel frattempo Librandi sta anche cercando sponde sul versante imprenditoriale. In particolare con Valoreimpresa, il network guidato da Gianni Cicero, componente della consulta economica del Pdl.

giovedì 1 aprile 2010

Marco Reguzzoni, il vero uomo forte del Carroccio

L'ex presidente della Provincia piazza il suo uomo, Longoni, inviso alla segreteria di Candiani

VARESE - Pellicini fa il pieno di consensi a Luino ed è il nuovo sindaco. Sfiora il 50% dei consensi, più del doppio dei resti della vecchia maggioranza di centrodestra coalizzatasi intorno a Vincenzo Liardo (PdL in quota Cielle, che si fa scavalcare persino dal centrosinistra) e da domani può cominciare a governare sulla città del Verbano. A 40 anni, per Andrea Pellicini, assessore provinciale in quota An, è una bella soddisfazione. Il risultato di Luino era attesissimo soprattutto per lo scontro interno al centrodestra diviso fra i sostenitori del sindaco uscente, Mentasti, e il nuovo progetto di amministrazione formatosi intorno Pellicini con il sostegno di larghi strati del PdL, della Lega e dell'Udc.

Se Pellicini si gode il successo, per la Lega invece il risveglio non dev'essere stato dei migliori. Silurati dal risultato elettorale Bruno Spechiarelli, assessore provinciale all'Agricoltura e accreditato di un buon consenso. Fatto fuori anche l'ex sindaco di Buguggiate, Alessandro Vedani, che la scorsa notte all'una era ancora saldamente in seconda posizione. La vittoria di un outsider come Giangiacomo "Giangi" Longoni e di Luciana Ruffinelli (uno di Saronno, l'altra di Busto Arsizio) sono il risultato di un'azione combinata di Marco Reguzzoni (nella foto), ex presidente della Provincia e gran tessitore di una trama che, soprattutto con il nome di Longoni, mira a far saltare i nervi a Stefano Candiani, segretario provinciale leghista ma soprattutto, gran nemico di Reguzzoni.

Così nel Carroccio sono saltati tutti gli schemi. Fatto fuori Spechiarelli (legatissimo un tempo a Reguzzoni, ora molto vicino a Dario Galli, nuovo presidente della Provincia), contenuta l'avanzata di Vedani (sconfitta amara per la presidentessa della Comunità Montana del Piambello, l'ex PdL Maria Sole de Medio, accesa fan di Vedani), stoppato Binelli (inviso alle gerarchie varesine del partito), Reguzzoni porta a casa un risultato di tutto rilievo. L'impressione è che, se ci sarà la notte dei lunghi coltelli nel PdL, nella Lega l'aria non sarà tanto serena.

Pari e patta nel Pd dove un esponente della vecchia componente post comunista come Stefano Tosi si riconferma e un margheritino come Alessandro Alfieri, raccogliendo una parte dell'eredità di Adamoli, stacca il biglietto per il Pirellone.

Nostra Nota:
Reguzzoni pare davvero l’uomo forte del Carroccio. Per lui sarebbe in arrivo una promozione: da vice a capogruppo degli onorevoli del suo partito. Infatti Roberto Cota è diventato presidente della Regione Piemonte, e pertanto si libera il posto da presidente dei deputati del Carroccio. Indovinate chi lo occuperà…
E per Candiani? Un disastro per lui, ora! Vedrete! Reguzzoni non perdona!

Elezioni: «rinnovarsi». Una completa convincente analisi

Il risultato elettorale
rilancia l’idea di rinnovamento

Riceviamo e pubblichiamo
Ormai la lunga ed inquieta campagna elettorale è dietro le spalle. A questo punto siamo davanti a dei risultati certi. Il voto delle amministrative presenta un quadro piuttosto chiaro, non fornendo tuttavia delle istruzioni di sostanza per il futuro.
Non si può dire, infatti, che vi siano forze politiche cancellate dallo scacchiere o sostanziali indici di novità. Gli elettori sanno molto meglio degli osservatori, giornalisti o politologi che siano, che qui si decideva solo delle amministrazioni locali. Dunque, il voto andava inteso nella direzione che è più consona alla territorialità e alla prossimità stessa dei problemi.
La svolta è rimandata alle politiche.
Certo, malgrado tutta la serie possibile di distinzioni scolastiche che possiamo immaginare, la linea di tendenza è piuttosto chiara. C’è un vincitore unico, la Lega nord. C’è un perdente unico, anche se ben camuffato, il Partito democratico. E vi è una resistenza non scontata del Popolo delle libertà, che vince perché non perde.

Riguardo al primo fattore, quello leghista, il messaggio è molto serio.
La Lega, infatti, è un partito “partito”, ossia un movimento politico vero che ha un’organizzazione tradizionale, ancorata al territorio e vicina ai cittadini. Così tanto prossima alla società reale da riuscire a coinvolgere direttamente gli stessi governati nei ruoli politici di governo. Questa prassi funziona molto bene, soprattutto al Nord. Ai settentrionali, gente molto seria, piace sentire le istituzioni, soprattutto quelle locali, come un tutt’uno con se stessi.

Il Nord diffida dei rappresentanti dotti e separati dal sentire comune. Una sicurezza democratica e un rischio, al contempo. La Lega risponde benissimo a questa esigenza. Non si distanzia per nulla dal popolo. Anzi s’identifica con la gente, con le sue certezze e le sue insicurezze. Parla, decide e fa quello che confezionerebbe una persona normale. Si sa che conservare questo legame con la base è difficile, ma alla Lega riesce sempre più e sempre meglio. E ha successo soprattutto perché è un partito ordinario, non guidato da un leader mediatico, ma da un fondatore concreto e carismatico.
Come un tempo facevano i grandi capi dei movimenti operaistici, Bossi ha dato la miglior definizione del suo successo in modo stringato: “La sinistra difende i lavoratori stranieri, noi quelli italiani”.
Ci vorrà tempo per inserirsi laddove la Lega si è insediata col suo Noi.

D’altra parte, almeno nei suoi limiti precisi, il Pdl non perde. E ciò in virtù di una solidità degli elettori al modello Berlusconi, inimmaginabile da Roma, che va oltre ogni campagna dissacratoria.
Ciò non vuol dire che Berlusconi abbia vinto e abbia ragione e abbia un futuro lungo davanti a sé, ma che la guerra scandalistica e forcaiola della sinistra non ha sortito alcun effetto elettorale.
La sinistra è roba romana, salottiera, e Berlusconi è consumato ma appartenente ormai all’immaginario politico del centrodestra, essendo il nemico sicuro di quell’arcaica e influente aristocrazia snob.

La sinistra, da par suo, ha decisamente perso le elezioni. Sia guardando l’affermarsi non eccessivo ma considerevole di Grillo e sia valutando il fatto che veniva comunque da una sconfitta elettorale, il Pd non può considerare il fragile mantenimento di una percentuale una garanzia valida. E’ piuttosto il contrario.
Il Pd è lo sconfitto per eccellenza delle amministrative 2010.
Non ha stabilito alleanze valide al centro. Non ha proposto una politica d’idee convincente. In più ha permesso il compiersi definitivo dell’emorragia dei cattolici al centro, non presentando alcuna alternativa a sinistra che non sia la Puglia di Vendola, tra l’altro osteggiata dalla nomenclatura centralista. Un po’ pochino. La diagnosi del Pd è chiara, d’altronde. Senza una politica industriale e senza una scelta chiaramente moderata, non vince. Non è forza di governo, e dunque non è un’alternativa da considerarsi esistente. Alleandosi con i radicali, non poteva che perdere. Per trovare se stesso, dunque, il Pd deve ripartire da capo, e chissà quanto ci metterà a ritrovare la sua bussola.
Adesso ci sono tre anni senza elezioni.
Per chi non è di sinistra, si apre un lungo periodo di sperimentazioni politiche, sotto il coperchio di Berlusconi. Al momento è importante portare l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi centrali di un nuovo umanesimo, valido per la vita di domani. Una crescita della motivazione ideale ed etica della cittadinanza, una razionale politica industriale fondata sulla qualità delle nostre imprese, e sulla loro trasformazione e crescita progressiva. Non è possibile fermarsi a quello che politicamente vince oggi.

Si deve guardare a qualcosa di nuovo e di effervescente per domani, partendo da un’affermazione forte della solidarietà e dell’unità nazionale. Il Paese non sta bene. Il fatto che nel centrodestra vinca la Lega è il segnale che assistiamo ad un lento e progressivo ripiegamento della società su se stessa.
Io non credo sia facile pensare ad una pacificazione in tempi brevi tra la sinistra e la destra, come molti dicono. Sono convinto, invece, che sia indispensabile puntare ad un progetto di rinascita del senso partecipativo dei cittadini alla vita pubblica, una spinta che sappia portare il Paese dentro la modernità, non fuori dal mondo.
Le nuove generazioni sono ormai vecchie. E le vecchie generazioni, decrepite. La politica, troppo chiusa e affannata. Ma il mondo va avanti tra globalizzazione e accorpamenti industriali in grado di strangolare la nostra fragile struttura economica.
O produrremo presto un rapido e progressivo cambio generazionale, oppure la destra e la sinistra del futuro saranno unicamente la Lega e Beppe Grillo.
E l’Italia un bel relitto, buono da mettere in vetrina in un museo delle civiltà in declino.

Sinistra Ecologia Libertà: analisi del voto

DISCUTIAMONE A FONDO

Riceviamo e pubblichiamo
Il risultato elettorale di domenica scorsa in Lombardia ha premiato ancora una volta il centrodestra nonostante l'aumentato astensionismo ed il calo del PdL.
Per il centrosinistra il risultato non è per niente soddisfacente e dimostra ancora una volta che non riesce ad entrare in sintonia con quella parte di elettori che preferisconno restare a casa piuttosto ache andare a votare. L'elettorato lombardo non ha colto nella nostra azione politica la risposta a tutti i problemi che il governo Formigoni e quello nazionale non hanno saputo e non sanno risolvere.
Innanzitutto il lavoro. Di fronte al drammatico numero dei 380 mila posti di lavoro persi in questi ultimi periodi che dimostra che la Regione Lombardia ed il Governo nazionale non hanno un progetto industriale capace di rilanciare l'economia e quindi la creazione di nuovi posti di lavoro, l'elettorato non ci ha votato.
Dobbiamo cercare di proporci con un nuovo progetto di politica per la Lombardia.
Per quanto riguarda Sinistra Ecologia Libertà siamo decisamente soddisfatti per il risultato della Puglia che ha visto riconfermato in nostro Nichi Vendola.
Bisogna guardare a lui ed al suo modo di affrontare e risolvere i problemi se vogliamo invertire la tendenza elettorale in Lombardia dove si affermano valori razzisti e xenofobi.
Nonostante il seggio che siamo riusciti a conquistare con Chiara Cremonesi, eletta nella circoscrizione di Milano, non posso non sottolineare la nostra parziale delusione. Ci aspettavamo qualcosa in più.
A Tradate siamo andati bene e se la nostra percentuale fosse stata anche quella Regionale di eletti ne avremmo avuto qualcuno in più.
Giuseppe Scrivo è andato bene e le preferenze che ha ricevuto lo testimoniano.
Ora dovremo cominciare a pensare alla prossima scadenza elettorale e cioè l'elezione del sindaco a Tradate prevista tra due anni.
Ringraziamo tutti gli elettori che ci hanno permesso la partecipazione sottoscrivendo la lista e tutti coloro che ci hanno votato.
Francesco Liparoti ( SEL Tradate)

martedì 30 marzo 2010

Unione Italiana, grande soddisfazione per i risultati elettorali

Gianfranco Librandi, fondatore del movimento politico nato sei mesi fa, si dice molto contento: «A Turate siamo il secondo partito e abbiamo superato il PdL, mentre a Saronno saremo l'ago della bilancia nel ballottaggio Porro-Marzorati».

SARONNO - Grandi festeggiamenti in via Parma, nell’head quarter di Unione Italiana, il partito fondato solo 6 mesi fa dall’imprenditore Gianfranco Librandi (nella foto). La sua lista, infatti, ha raccolto l'8% dei consensi a Saronno, che aprono le porte a 2 consiglieri. Un buon risultato, non solo in considerazione della giovane età del movimento stesso, ma anche del fatto che Unione Italiana si è presentata da sola, senza l’appoggio né di un altro partito né di una lista civica. Anche se non si sono raggiunti i numeri previsti dai sondaggi pre-elettorali, che davano il candidato sindaco Pierluigi Gilli tra il 10 e il 15%, la soddisfazione è grande, poiché UI si presenta a Saronno come il quarto partito, prima di Udc e IdV, partiti consolidati a livello nazionale.

Un bel colpo soprattutto per il PdL, al quale la lista ha certamente tolto un bel pacchetto di voti. Non è un segreto, infatti, che Unione Italiana, nata da una costola dello stesso partito di Berlusconi, collocandosi nel centrodestra, abbia voluto rappresentare un’alternativa a un PdL ormai molto diviso e incerto.

"Un successo per noi grande e significativo, addirittura eccezionale a Turate, la roccaforte di Leonardo Carioni, il Presidente leghista della provincia di Como: lì siamo il secondo partito con il 24 per cento, e abbiamo superato lo stesso PdL", afferma Librandi. "Ci abbiamo creduto, soli contro tutti, a Saronno, come a Origgio e a Turate. A Saronno il PdL avrà finalmente capito che averci voluto mettere da parte non è stata una scelta vincente. L’ostracismo verso di noi ha portato cattivi risultati a loro! Si andrà infatti al ballottaggio. A Origgio è stata la nostra prima uscita, in una situazione molto complessa e articolata. Ma anche lì ci siamo attestati oltre il 7 per cento".

Soddisfazione anche per i risultati di Somma Lombardo, dove per la prima volta negli ultimi 10 anni non si va al ballottaggio. Qui Unione Italiana ha dato il suo sostegno al sindaco uscente Guido Colombo (PdL), che ha vinto con il 55% di voti. "Penso che il nostro aiuto sia stato determinante per passare al primo turno, bloccando il successo della sinistra", spiega il segretario di UI.

Resta da chiedersi cosa farà il partito di Gianfranco Librandi a Saronno, dal momento che il suo pacchetto di voti risulta ormai determinante per il ballottaggio tra Michele Marzorati (centrodestra) e Luciano Porro (centrosinistra). «Noi non siamo mai istintivi e vendicativi per natura. Ragioniamo per il bene della città. Soprattutto ringraziamo coloro che ci hanno votato, credendo in noi. Non li deluderemo», conclude Librandi. (da Sateliosnews).

lunedì 29 marzo 2010

A proposito di «ora legale»


UNA SATIRA TROPPO GIUSTA
VE LA PROPONIAMO!
Scrivete se vi piace o no!

sabato 27 marzo 2010

Ci scrive anche «Sinistra Ecologia Libertà»

APPELLO AL VOTO DI NICHI

Riceviamo e pubblichiamo
Due anni fa una notte profonda è calata sul nostro paese. Convinta di aver conquistato, grazie a una seduzione bugiarda, il potere assoluto, la destra di Silvio Berlusconi ha creduto di potersi permettere tutto. E tutto si è permessa. Ha mentito e ingannato. Ha ignorato la realtà e le sue esigenze per sostituirla con uno zuccheroso fondale di cartapesta. Ha fatto dell’esercizio del potere una pratica quotidiana di licenza e abuso. Ha reclamato con fragorosa arroganza il diritto feudale all’impunità. Ha stracciato diritti, umiliato il lavoro, seminato intolleranza, coltivato egoismi, beffeggiato come ciarpame e impaccio ogni solidarietà.
Queste tenebre da cui siamo oggi circondati non sono il frutto di un’eclisse improvvisa e imprevedibile. Sono il prodotto di una lunga controrivoluzione culturale a cui moltissimi hanno messo mano. Si sono addensate nel corso di un quasi vent’anni, mentre giorno dopo giorno veniva circoscritto e infine cancellato ogni spazio pubblico, denunciato come intollerabile ciarpame ogni diritto, smantellata la centralità del lavoro, sequestrato e poi dissezionate in vacue pillole pubblicitarie quel bene comune essenziale che era e deve tornare a essere la politica.
L’illusione di invulnerabilità e impunità politica che ha alimentato in questi due anni l’orgia del potere berlusconiano è infondata. Scricchiolii sempre più numerosi e sempre più stridenti rivelano che lo scintillante castello del berlusconismo, fondato com’è sulle sabbie mobili di un colossale inganno, si avvia verso un rovinoso crollo. Ma uscire da questa ombra non sarà possibile senza restituire alle parole svuotate il loro spessore e il loro senso: senza riprendere possesso della politica e riportare la democrazia al suo significato di reale potere del popolo.
Queste elezioni possono segnare l’inizio della fine per chi, in nome del popolo, ha sottratto al popolo il diritto di decidere sulle proprie sorti e ha ridotto la libertà a sterile facoltà di scegliere tra vuoti prodotti di consumo politico.
E’ ora che quelle parole, popolo e libertà, si spoglino del carattere sinistramente ironico di cui li ha ammantati la destra e tornino alle loro origini, al loro eterno valore, al loro vero e profondo significato.

Da Saronno, ci scrive Unione Italiana

A COLLOQUIO CON GIANFRANCO LIBRANDI

Riceviamo e pubblichiamo questa intervista,
anche perchè ci sentiamo molto coinvolti con «l'Altra Saronno», quasi fosse una testata «cugina»

Nell’ultimo giorno di campagna elettorale proponiamo una «intervista – dialogo» con il segretario nazionale di Unione Italiana Gianfranco Librandi, intervistato da Gianluigi Margutti, direttore di «l’Altra Saronno».

La campagna elettorale, qui a Saronno, è giunta al termine. E’ stata caratterizzata da toni molto accesi e soprattutto da attacchi personali. Come mai se è arrivato a tanto?
I toni si scaldano da parte di coloro che comprendono la fragilità delle proprie idee. Quando non si riesce a reggere il paragone con il proprio programma, quando si è in difficoltà di fronte a domande e soprattutto alle risposte è quasi istintivo, per gli individui deboli, attaccare e sovente andare sopra le righe. Non mi curo delle bugie e delle menzogne che sono state dette sul mio conto, sul conto dei candidati di Unione Italiana e del partito. La gente è capace di capire da sola, la gente ci vuole bene e ci apprezza. Noi abbiamo parlato sempre del programma e questo ci darà ragione nell’urna.



Si riferisce anche agli attacchi di Lucano e Tramacere?
Mi vien voglia di rispondere come il poeta: «Non ti curar di lor, ma guarda e passa». Noi siamo stati «soli contro tutti». La gente lo ha capito e ci premierà. Riguardo Lucano e Tramacere sono due individui che mi hanno chiesto nella precedente tornata elettorale di fare loro stessi i sindaci. Non era possibile, anche perché la decisione non poteva essere solo la mia. I motivi erano semplici: non erano del PDL, non erano e non sono adatti caratterialmente a ricoprire la carica di sindaco. Uno è un bravo medico, ma ha dimostrato di non essere capace di amministrare la cosa pubblica. L’altro è un bravo commercialista, ma ha dimostrato di non avere doti di equilibrio e serenità nel prendere le decisioni; e queste sono queste doti essenziali per amministrare bene una città.

Cosa pensa dei dirigenti del PDL locale?
«Inadeguati» e assolutamente deludenti. Pensano che il partito sia una «cosa loro». Ritengono che tutti debbano obbedire non a direttive comuni ma agli interessi personali di coloro alzano di più la voce. E’ un modo di fare politica che personalmente non condivido e che ho deciso di contrastare.

Proprio dal PDL saronnese è partita l’accusa rivolta ad Unione Italiana di essere un partito aziendale e di aver fatto una lista con dipendenti delle sue aziende e parenti. E’ vero?
Solo «2 candidati su 30» sono legati a me da vincoli professionali o familiari. Uno è mio fratello Massimo che ha deciso di candidarsi nella sua città per Unione Italiana. Penso non sia una brutta cosa che mio fratello si candidi. L’altro è un mio stretto collaboratore, che ha deciso di provare in prima persona la sfida elettorale. Direi che 2 su 30 persone sono appena il 7%. Un partito aziendale, semmai, era Forza Italia dove il 90% dei candidati, pardon «nominati», erano di aziende di Berlusconi. Ho da aggiungere che il 100% della lista sono amici. Se invece hai amici come loro non hai bisogno di trovarti altri nemici.

Qualcuno dice che Unione Italiana è poco più di una lista civica locale. Cosa ci può dire della situazione sul territorio nazionale? Come si sta organizzando il partito?
Ci sottovalutano? Se ne accorgeranno. Il movimento politico è organizzato su gran parte del territorio nazionale. Abbiamo oltre 100 tra coordinatori provinciali e consiglieri eletti che attualmente, mentre io e lei conversiamo, lavorano per selezionare e reclutare persone competenti e pronte a impegnarsi con noi per rinnovare l’Italia. Stiamo già definendo le strategie per le prossime elezioni a Milano, Torino, Napoli, Varese e altri capoluoghi di provincia. Accordi a livello nazionale ci permetteranno di avere una nutrita rappresentanza alle Camere alle prossime elezioni politiche. Questa realtà crea grave disagio a questi personaggi di provincia che non hanno saputo andare, politicamente e professionalmente, oltre le mura di casa.


Torniamo a Saronno. Il vostro candidato sindaco, l’avvocato Gilli in che cosa si differenzia rispetto agli altri candidati sindaco?
In tutto! Gilli è un galantuomo, è capace, competente, instancabile nel lavoro. E’ l’uomo giusto al momento giusto. Ha dimostrato di saper amministrare molto bene Saronno e il suo programma senza populismo e false promesse si è mostrato come l’unico dotato di concretezza e fattibilità.

Se la sente di darci una previsione per le elezioni?
Saronno farà molto scalpore, sarà un laboratorio di novità. Vedrete. Previsioni molto buone, anzi ottime! Un sondaggio assai preciso ci conferma oltre il 20%. Saremo quindi la bilancia tra PD e PDL. Difenderemo Saronno contro gli interessi particolari di alcuni elementi che hanno rovinato il PDL. Dobbiamo, però, ringraziare questi guastatori perché ci hanno dato lo stimolo per iniziare questo nuovo progetto politico. Non siamo solo un nuovo partito, abbiamo finalmente dato una alternativa agli italiani.

In provincia di Varese vi siete presentati anche in altri comuni. Quale impatto ha avuto il vostro partito sulla realtà politica locale?
Le nostre liste a Turate e Origgio si sono subito caratterizzate per aver portato una ventata di aria fresca. La cittadinanza si è subito incuriosita. Ai nostri gazebo e agli incontri si respira un clima diverso, disteso. Veniamo interrogati sulle nostre idee e progetti per la collettività; c’è entusiasmo da parte di tutti perché è palpabile la voglia di rinnovare la politica anche da parte degli elettori. A Somma Lombardo la nostra lista è stata dapprima esclusa dalla corsa al governo della città. Successivamente il Consiglio di Stato ci ha dato ragione. La nostra lista nel frattempo aveva già stretto accordi per appoggiare una lista locale e permettere immediatamente la governabilità. Anche se vinciamo i ricorsi, quello che a noi importa realmente è l’interesse della collettività. In questo ci distinguiamo dalla partitocrazia classica. La gente inizia a capirlo.

Una previsione a livello nazionale?
Elezioni ad un anno. Il partito del premier sta implodendo tra mille continue contraddizioni e dopo le regionali molti equilibri anche con i loro “fidati” alleati padani, andranno in crisi. E’ necessario un cambio al vertice per dare slancio al Paese e alla sua iniziativa economica e politica. «Si può dare di più e si può osare di più» all’Italia, come diceva la bella canzone. Noi ci proviamo.

giovedì 25 marzo 2010

«l'Altra Saronno», sesto numero

UN SETTIMANALE MOLTO SEGUITO
Gilli for President!
«l'Altra Saronno» ha il nome simile al nostro; cambia solo il comune. E' un modo tutto particolare di fare politica usando la comunicazione, in modo serio e concreto. Vedremo i risultati a Saronno, ad esempio. Noi tifiamo per loro e per GILLI SINDACO! (clicca qui per leggere il giornale)