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mercoledì 30 marzo 2011

Ciao Gianluigi!


Questa notte il nostro grande amico e mentore Gianluigi Margutti ci ha lasciato. Dopo una lunga e ammirevole lotta si è addormentato per sempre nell'abbraccio della sua famiglia. Vorremmo ricordarlo con una foto, insieme ai lettori e frequentatori del blog, che avevano imparato a conoscerlo ed apprezzarne l'analisi politica, le battute e la persona. Non vogliamo aggiungere altro, se vorrete ricordarlo scrivete un commento.

Grazie Gianluigi ci hai insegnato tanto e tanto continuerai ad insegnarci col tuo ricordo: ti ricorderemo sempre così sorridente e sempre disponibile per una parola e un consiglio. Ciao!

sabato 19 febbraio 2011

Ci hanno venduto pure i gioielli di famiglia!


COME VOLEVASI DIMOSTRARE!
LEGA E PDL LA FANNO DA PADRONI

Grandi giri di parole e acrobazie linguistiche e mentali non sono bastati a capovolgere una realtà che era chiara sin dall’inizio e che è stata confermata dalla lettura del rogito notarile del 27 dicembre scorso: la biblioteca Frera è stata venduta alla Seprio. L’Amministrazione comunale è stata quindi sbugiardata dallo stesso atto che è andata firmare: non può infatti definirsi in altro modo se non come compravendita la cessione di un bene da un soggetto ad un altro a fronte del pagamento di un prezzo.

Per questo motivo, e per il fatto che essendo già stato effettuato (a tempo di record) il passaggio di proprietà non è più possibile chiedere la sospensiva della delibera da noi impugnata, non riassumeremo il giudizio avanti al Tar di Milano. Non riteniamo inoltre che sia il caso fornire pretesti all’Amministrazione per buttare altri soldi in spese legali: il ricorso al Capo dello Stato da noi promosso non costava nulla mentre la semplice mossa di portare inutilmente la questione al Tar è già costata a tutti i tradatesi 3.000 euro.

Restano comunque tutti i dubbi su una operazione nebulosa, escogitata solo per aggirare il patto di stabilità, e dai vantaggi finanziari per le casse comunali e della Seprio ancora tutti da dimostrare.

Luca Carignola, Luigi Luce, Piergiorgio Campanini, Pino Scrivo,

Gianluigi Margutti, Massimo Tagliabue e Carlo Uslenghi

giovedì 16 dicembre 2010

Nuovo Polo: Fini, Casini, Rutelli & compagni


Primo Polo e primato del programma


Mentre il dibattito parlamentare stava celebrando i riti della fiducia, mi sono imbattuto ieri pomeriggio nella bella replica che Gianluigi Margutti ha scritto relativamente al mio articolo della settimana scorsa sul Terzo Polo. Sono molto grato del suo intervento perché mi permette di spiegare ed ampliare la prospettiva. Intanto ci tengo a precisare che anch’io rinnovo la mia stima per l’interlocutore, è ovvio, anche se il modo in cui Margutti mi ha reso omaggio mi ha lasciato un po’ perplesso. Egli dice: “Ippolito, che continuo a stimare…”. Meno male. Spero bene che continui a farlo anche dopo questa risposta o magari dopo qualche altro pezzo “cattivo” o ugualmente se il nostro scambio d’idee dovesse diventare più duro, come immagino che avverrà.


Veniamo, però, ai contenuti. Com’è riportato in citazione, io mi sono mostrato scettico verso l’ipotesi del Terzo Polo. Le ragioni le ho già esposte, ed è inutile tornarci su, anche perché sono state brillantemente comprese ed esposte. Potrei sintetizzarle con la stessa affermazione sottoscritta da Margutti, vale a dire che “il bipolarismo, non tanto il bipartitismo, è disfatto”. Da questa premessa egli ricava, nondimeno, una conclusione apparentemente più mobile e dinamica della mia. Infatti, mi accusa di fare un ragionamento come quello del Cav, sollecitandomi a riflettere sulla disomogeneità dell’armata Brancaleone della sinistra, che va da Di Pietro a Fini, e che io assimilavo ad un “polpettone compatto” e lui ad una “marmellata spalmata”.

Poiché conosco come la pensa, so che il lessico geometrico non gli piace, considerando desueta la contrapposizione tra sinistra e destra così come l’ha proposta nel dibattito di questi giorni, oltre a me, tutto il PDL, dialogando contro Fini. Bisogna essere tolleranti, tuttavia, col linguaggio, specialmente quando, a giusta ragione, significa ormai ben poco, ma serve per far capire semplicemente cosa si vuol dire. Per me ormai Fini è un politico sorretto solo dal PD. Punto e basta. Il ché significa sostenuto dalla Magistratura e dalle lobby ben conosciute di cui il PD è divenuto ormai succursale e portavoce da anni.

Andiamo, in ogni caso, al tema.

Mi sembra, a conti fatti, che vi sia in Margutti una rispettabile forte delusione nei confronti di Berlusconi – manifesta anche nel Cavaliere azzurro (splendida biografia non autorizzata da lui scritta sul Cav) – che sposta l’accento dai contenuti del mio ragionamento alla pancia delle proprie passioni.

Io concordo che UI cresce oggi perché intercetta una prospettiva che Berlusconi non rappresenta più, e concordo sul fatto che non siamo una corazzata, ma un piccolo carro armato. Ciò, tuttavia, non deve fare perdere di vista la forza ideale e programmatica che abbiamo a disposizione che ci proviene proprio dal nostro essere piccoli, infantili, ma non proprio imbecilli e ignoranti.

Sintetizzo in punti il mio pensiero.

  1. L’identità di Unione Italiana deve essere di tipo ideale e non personale. Ciò significa che non si aderisce al partito perché c’è un leader, ma c’è un leader perché vi è un patrimonio di idee che lo sostengono. Non si può fare politica senza un capo, ma il capo è il portavoce carismatico dei principi che ispirano il partito, e non viceversa. In questo si palesa una discontinuità radicale di UI dal PDL e dal berlusconismo.
  2. I principi ispiratori di UI devono essere di ordine etico e politico. Come ho detto nella relazione del Direttivo Nazionale a Saronno, essi riguardano principalmente la tutela del diritto naturale e una visione politica solida della società. In questo io concordo con il primato della legalità sulla decisione, proposto dai finiani, soltanto che interpreto tale prerogativa in modo opposto a FLI. La legge deve trasferire a livello positivo e giuridico le norme etiche del diritto naturale, non dare ai giudici un diritto superiore alla legge. E, poiché persona, famiglia e società sono i pilastri antropologici della vita, un progetto politico come il nostro deve difenderli e affermarli sul piano razionale, senza cedimenti. Questi presupposti sono il bene comune, valido per tutti, riguardando le necessità sociali e culturali del popolo, valendo più della libertà individuale di ciascuno. In politica, un governante perverso che garantisce la trascrizione positiva del diritto naturale vale più di un santo che legifera male.
  3. Io rimango fedele all’impostazione filosofica classica, secondo la quale si va dal diritto di natura al diritto positivo. Poi viene la libertà, che è un valore fondamentale ma non un valore assoluto. Da questo punto di vista, concordo che si deve dialogare con tutti, soprattutto con la sinistra (io sono socialista, non liberale), purché il dialogo non riguardi la messa in discussione, per me impossibile e inaccettabile, di valori assoluti relativi alle norme naturali di vita, sostenuti malamente da quella parte radicale del PD e del PDL, insensibile ai temi antropologici.
  4. La mia sfiducia nel Terzo Polo riguarda il carattere confessionale della politica di Casini e Rutelli, concernendo una particolare visione dei riferimenti internazionali. In Europa vi sono tre gruppi: i socialisti, i popolari e i conservatori. Non esiste un polo cattolico. Io penso che tale modello sia superato, nonostante le varie trasformazioni delle forze in campo, come i socialisti francesi o i labur inglesi, ma che ciò non autorizzi tuttavia alcun rigurgito democristiano. Inoltre, il sogno di Fini di creare una destra liberale poteva andare bene trent’anni fa, non oggi. Comunque è una peculiarità francese, non italiana. L’entrata in scena della bio politica, con le grandi questioni relative all’uomo, non devono riguardare, in ogni caso, i cattolici, e non devono essere sostenute per far contenta la gerarchia e il Vaticano, come vogliono Casini e Rutelli, ma sono al centro di una modificazione radicale delle categorie concettuali della politica che spingono a tematizzare giuridicamente il diritto naturale in modo forte e duraturo. Oggi si deve scegliere tra chi ritiene che l’essenza della vita sia affidata alla decisione, come Monicelli, Saviano, Pannella, Fini, eccetera, e chi ritiene, invece, che l’essenza della vita sia affidata a norme valide per natura e da difendersi con la legge, come Berlusconi, Roccella, Sacconi, Ferrara, eccetera. La fede c’entra poco. Io sono tra quest’ultimi per una serie di idee filosofiche molto più importanti dell’impegno politico, che, pertanto, non abbandonerò mai.
  5. La scelta tra il primato della decisione o della norma non è, d’altronde, transitorio, ma deve costituire, al contrario, il nocciolo del programma politico di UI. In questo tipo di discussione, il partito deve divenire l’erede non di Berlusconi, ma del socialismo etico del PDL. Il primato della legge sulla libertà è la base delle cose migliori che ha fatto il centrodestra, come la legge 40 sulla procreazione assistita, il decreto di urgenza sul caso Englaro, e così via. Io penso che la sinistra possa condividere a pieno questi valori, se vuole. Se non lo fa, è a causa di un’insana deriva libertaria, anche perché il PD potrebbe sostenere le norme etiche come fecero i comunisti nel dopoguerra quando sottoscrissero la Costituzione del ’48. Anche il centrodestra, da parte sua, può prendere una deriva libertaria, ma non deve farlo. Io penso che dobbiamo rafforzare questo punto tematico forte e questa profonda persuasione nella nostra area politica di riferimento.
  6. Poiché la distinzione tra norma e decisione riguarda il giusto valore del diritto naturale, nel primo caso difeso e tutelato, nel secondo no, è fondamentale che nessun partito politico sia ambiguo su questi presupposti, finendo spaccato come il PD nel 2006 o diviso come il vecchio PDL attualmente. La scelta relativa al primato della norma sulla decisione permette di garantire la libertà personale. Il primato della decisione sulla norma di perdere il riferimento assoluto al diritto naturale, accettando il relativismo etico, inaccettabile sul piano metafisico, prima ancora che disastroso su quello politico.
  7. Per tutto ciò che non concerne i fondamenti etici, ma partendo dai medesimi fondamenti, il dialogo resta aperto con tutti, soprattutto con la sinistra o con coloro che decidono di non decidere, aderendo al Terzo Polo.
  8. La discussione e la negoziazione è il punto forte di un progetto nascente come quello di UI, ma diviene inevitabilmente un punto debole per chi vuole proporre agli elettori idee chiare e certe sul futuro, avendo fragilità sulla visione antropologica di base. Berlusconi non negozia perché non è un politico, ma prende consensi perché dice quello che la gente pensa. E la gente in genere non sbaglia. Non facciamolo noi. Diamo alla gente un pensiero laico, sociale e forte, e vinceremo.

Benedetto Ippolito


sabato 11 dicembre 2010

Tradate, «sempre più in basso» questo sindaco: già al tramonto?

“Che fine ha fatto il consiglio convocato dalla minoranza?”

L’ex vicesindaco Margutti interviene sulla polemica innescata rispetto alla richiesta di dimissioni per sindaco e Giunta
Gialuigi Margutti a sinistra, Stefano Candiani a destra
«Candiani sta farfugliando. I consiglieri comunali di minoranza sono responsabili, tanto che stiamo ancoraaspettando la convocazione del consiglio comunale che abbiamo richiesto». L’ex vicesindaco Gianluigi Margutti, oggi consigliere comunale di minoranza per Unione Italiana, aggiunge la propria posizione rispetto a quanto dichiarato dal sindaco Stefano Candiani in merito alla richiesta di dimissione presentata dalla minoranza.
«Non mi sento affatto un avvoltoio come ha definito il sindaco i consiglieri di opposizione – prosegue Margutti -. Se lui vede il comune come una carcassa morente, è lui che ha usato un termine infelice. O noi non siamo avvoltoi o il comune non sta male. Si decida».
Nei giorni scorsi, più precisamente a fine novembre, i consiglieri uniti hanno firmato una richiesta di convocazione di consiglio comunale, per discutere delle mozioni presentate a luglio, proprio sulla situazione economica della Seprio Servizi. «Abbiamo firmato tutti la richiesta, avevano venti giorni per effettuare il consiglio, ovvero entro il 16 dicembre – prosegue Margutti -. Ad oggi non abbiamo ancora ricevuto una convocazione. Siamo noi che subiamo l’ostruzionismo da parte del presidente del consiglio comunale, proprio per svolgere correttamente il nostro incarico di consiglieri. È questa la responsabilità a cui si riferisce Candiani?»

(tratto da Varesenews M.S.manuel.sgarella@varesenews.it

mercoledì 1 dicembre 2010

I Leghisti con i Forzisti non rispondono ai cittadini. E loro sarebbero vicini alla gente...

STRADE DISSESTATE!
OLTRE 50 FAMIGLIE ATTENDONO DA MESI UNA SOLUZIONE


Sono circa 50 le firme dei nuclei familiari di residenti nelle vie Monte San Martino e in vie limitrofe.
Dallo scorso marzo (9 mesi quindi) attendono un intervento per il ripristino della sede stradale. La causa? Il degrado «dovuto anche ai movimenti di mezzi pesanti provenienti da un cantiere edile per abitazioni civili» (con tanto di nome del committente e del direttore lavori).
E l'amministrazione del sindaco leghista Candiani che cosa ha fatto? Nulla. Tant'è che queste famiglie si sono rivolte ai gruppi consiliari. A noi la lettera è pervenuta dal consigliere Gianluigi Margutti (allegata) che ha chiesto il nostro aiuto per dare ulteriormente voce ai cittadini.

mercoledì 15 settembre 2010

lunedì 16 agosto 2010

Ancora su «Silvio il Grande»... si fa per dire ;-)

RIMANE SEMPRE IN SELLA,
LUI, IL CAVALIERE AZZURRO!

Una biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi. È quello che ha pubblicato Gianluigi Margutti, ex vicesindaco di Tradate, tra i fondatori di Forza Italia, oggi consigliere comunale di Unione Italiana, a cui ha aderito dopo aver abbandonato il Pdl, proprio perché deluso dal partito di Berlusconi. Il libro "Il cavaliere azzurro", scritto insieme ad Emanuele Pigni, è stato pubblicato nelle scorse settimane e Margutti lo sta presentando in tutta Italia. «Scopo del lavoro dei due autori - si legge nella presentazione -, è fornire riferimenti sull'uomo di Arcore e sui percorsi da lui intrapresi, ponendo fatti e azioni in connessione fra loro, senza pregiudizi. Non c'è odio nelle pagine, non c'è neppure amore; casomai, e questo potrebbe apparire un limite, c'è stato un feeling deluso, ma per motivi ideali e non per posti non occupati o ruoli non ricoperti». «Berlusconi non può più succedere a se stesso - racconta Margutti parlando del Premier, senza amarezza o voglia di riscatto, ma cercando di analizzare la situazione politica attuale -. È nella logica dei fatti e degli avvenimenti. Probabilmente ne è convinto pure lui, ma non vuole ammetterlo. Accantoniamo per un istante la logica del «gradimento», della «piacevolezza» di Berlusconi nell'elettorato. Lui potrebbe ancora avere un buon consenso, anche se ci risulta in continua erosione: la sua immagine infatti è stata sovraesposta, e la sua presenza comincia a disturbare. Parlarne troppo sta diventando noioso. Anche se a parlare di Lui, nel bene e nel male, si fa sempre il suo gioco. Tant'è che Lui continuamente "sondaggia" l'elettorato, per conoscerne l'orientamento sulla propria persona». Secondo Margutti il miglior periodo politico di Berlusconi fu «quando era all'opposizione del governo di centro sinistra dal 1996 al 2001. Idee, forza innovatrice quasi «rivoluzionaria». Poi, invece e purtroppo, il potere, la gestione del potere lo hanno fiaccato. Ma soprattutto lo ha fiaccato la corte dei miracoli che ha attorno, che lucra alle sue spalle. E sì che Berlusconi ha saputo prendere voti nonostante costoro e i loro appetiti veramente intollerabili e (secondo alcune inchieste in corso) colmi di illegalità. E Fini? Ha permesso tutto questo; anzi, con la «politica del predellino» ha assecondato la nascita del PdL, dalla sera... alla sera! Roba...

giovedì 22 luglio 2010

Silvio Berlusconi, biografia non autorizzata

IL CAVALIERE AZZURRO


IL CAVALIERE AZZURRO
SILVIO BERLUSCONI,
UNA BIOGRAFIA NON AUTORIZZATA
DI GIANLUIGI MARGUTTI E EMANUELE PIGNI

Scopo del lavoro dei due autori, è fornire riferimenti sull’uomo di Arcore e sui percorsi da lui intrapresi, ponendo fatti e azioni in connessione fra loro, senza pregiudizi. Non c’è odio nelle pagine, non c’è neppure amore; casomai, e questo potrebbe apparire un limite, c’è stato un feeling deluso, ma per motivi ideali e non per posti non occupati o ruoli non ricoperti.
«Lui il diavolo, lui il ricco. Troppo ricco da creare invidie e gelosie. Lui, il Paperon de’ Paperoni. Lui, l’amico di Bettino Craxi. Lui, colluso con la mafia. Lui, padre padrone di tutti e di tutto. Lui, che non è amato dalla Magistratura. Lui, cui hanno effettuato circa 500 perquisizioni per i più svariati motivi o sempre per gli stessi motivi...».

Tuttavia è l’ora della cultura della ragione, non dei romanzi politici e della storia romanzata. Dove Berlusconi non è riuscito? Quando si è fatto (e si fa) intrappolare nelle proprie vicende personali (in primis la questione dei processi, dei rapporti con la Magistratura e con alcuni organi dello Stato: se non gli sono consenzienti, li ritiene a lui contrari). Differente la situazione di Craxi che alcuni ritengono precursore e ispiratore del Cavaliere. La percezione su Berlusconi è chiara: deludente, nonostante tanto clamore: «Odo solamente il ruotare del mulino, ma non vedo la farina». Può cambiare ancora, ma dovrà cacciare la corte dei miracoli.
L’analisi delle fortune di Berlusconi in contrapposizione ad altre narrazioni e interpretazioni

Il primo Silvio Berlusconi visto nelle vicinanze, ma pur sempre un Berlusconi non autorizzato.

giovedì 8 luglio 2010

Fini vs Berlusconi

Berlusconi-Fini, lo scontro.
PdL, «cavallo scosso»?

Così ho titolato titolo uno dei capitoli del mio ultimo libro sul «Cavaliere Azzurro» (in uscita in questi giorni).

Ho letto con molto interesse (come sempre del resto) la opinione di Benedetto Ippolito «Fini, Berlusconi e la crisi oramai imminente». Questa volta, però, non la condivido in toto, come più e più volte mi è capitato. E appunto per questo intendo qui aggiungere (non «controbattere») altre riflessioni personali.
Spesso si è parlato della contrapposizione tra un «partito del Parlamento» rappresentato dal presidente della Camera dei deputati e un partito del governo, guidato dal presidente Berlusconi. A Gianfranco Fini meglio riesce il ruolo di capo del partito e al Cav. quello di capo del Governo. Secondo Giancarlo Loquenzi «Fini ha riempito il campo della politica che si è aperto con la nascita del nuovo partito. Berlusconi ha lasciato quel campo libero, preferendo da un lato fissare il suo lascito nella storia italiana degli ultimi 15 anni, la sua legacy, dall’altro dare voce ai fatti, ai numeri, alle evidenze e agli impegni del governare. Si tratta di una contrapposizione diversa da quella prevista, se volete più profonda e più vera, ma interna alla stessa dinamica e perciò meno lacerante».
O almeno, appariva meno lacerante, allora, durante il primo (e finora unico) congresso del PdL.

Da allora, però, gli eventi si sono complicati e alcune situazioni sono precipitate. Quando un filo rimane per troppo tempo teso e i rappporti sono pieni di reciproche diffidenze, allora non c’è più scampo. Si può tifare per Fini o per Berlusconi. Liberamente. La situazione però si è messa male per il presidente della Camera: i suoi uomini gli sono stati quasi totalmente «sfilati» uno ad uno. Questa è un’arte in cui il Cav. è veramente maestro: sa «blandire» in «ogni» modo (con «ogni» mezzo) le persone che gli servono.
In politica, poi, e con la attuale legge elettorale (quel famoso porcellum, che soprattutto ora Umberto Bossi ribadisce come intoccabile e non riformabile), chi si allontana dal capo, non ha prospettive per la riconferma negli organi elettivi della Repubblica.
Pertanto Fini – che questi poteri di cooptazione ha sì, ma ridotti al lumicino – deve di nuovo cercare il consenso tra gli elettori, deve ottenerne i voti, e deve ricominciare a tessere la tela perché il suo precedente soggetto politico, Alleanza Nazionale, non esiste più. Fini dovrà creare un nuovo partito? Chi starà con lui? E poi e soprattutto: chi si schiererà con lui? Vedremo.

«In realtà Fini è sempre stato solo, anche quando An era solo An, perché ha sempre mantenuto una posizione più moderna rispetto allo zoccolo duro del suo partito», è la visione di Fabio Torriero direttore del mensile La Destra! «In questo momento l’interesse di Fini è portare la destra all’interno delle istituzioni, e si spiega in questa direzione l’asse con Napolitano. Diversa la strategia dei suoi colonnelli il cui compito è di portare An dentro il PdL».

Tot capita, tot sententiae. Infatti.

Un conto però sono le dichiarazioni e i «distinguo»; altra cosa è la lite, il duello. Chi avrebbe mai pensato allo showdown dello scorso 22 aprile?
Non è che il nostro «Cavaliere azzurro» sia stato definitivamente disarcionato? O almeno il suo cavallo «scosso» (il PdL) continuerà la corsa per lui?
In rapidissima successione si è giunti alla conta finale, allo scontro per il chiarimento. Animalescamente la politica ha tirato fuori le proprie caratteristiche: vince chi «marca meglio» il proprio territorio e chi «lo sa difendere».
È stato un duello all’arma bianca, con una platea quasi unanime dalla parte di Berlusconi e una parte minoritaria, invece, dalla parte di Fini.
Gli applausi erano solo partigiani e da tifoseria. Chi era con il Cav. applaudiva lui e solo lui, qualunque cosa argomentasse. Chi era con Fini, applaudiva solo Fini, qualunque cosa argomentasse. Al di là dei contenuti.

Un vero «derby». Si è assistito a un dibattito con esito scontato, senza il confronto aperto ad altri contributi o ad altre idee. O sei di qua, o sei di là.

Si doveva arrivare allo scontro tra due modi di intendere e di vivere la vita politica in un partito: tra chi ritiene di esserne il dominus, il «padre padrone», e chi ci è stato «tirato dentro per i capelli» (mal consigliato dalla propria corte dei miracoli) e che ora vuole (tardivamente?) reagire a una situazione insostenibile e imbarazzante. Oramai gli attacchi concentrici su Fini da parte delle corazzate mediatiche in qualche modo collegate al premier, non erano più tollerabili. E Fini è andato diretto allo scontro. Lo hanno cercato tutte e due i contendenti. Chi ha vinto?
Anche qui dipende da che parte ti poni: i «berluscones» sono convinti che l’enfant prodige del Movimento Sociale Italiano, poi AN, sia arrivato al capolinea. Ma la politica è ben più sottile e difficile: la crepa all’interno del PdL c’è, si è aperta. Non potrà assolutamente richiudersi; caso mai potrà solo ampliarsi.
«Il dado è tratto». Fini deve convincersi i suoi comportamenti sono pericolosissimi, quasi temerari per chi li attiva e pertanto deve essere pronto a pagarne il conto. Qualunque esso sia! Neppure il prestigio della sua carica istituzionale può assicurargli un trattamento politico «blindato» o di «riguardo». Non può – sotto il profilo politico – ottenere un salvacondotto in quanto presidente della Camera.

«Chi rompe paga e i cocci sono suoi». È fondamentale questo concetto, sempre e ovunque. Non è un proverbio, ma una legge dei rapporti tra le persone e i gruppi.
Fini può dissentire. Anzi, fa bene a dissentire. Fa bene a porre la questione della democrazia reale nel partito di cui è co-fondatore (un errore esserlo stato in quel modo «predellinesco»); fa bene ad evidenziare che lui non tollera la subalternità del PdL alla Lega di Bossi; fa bene a rinfacciare a Berlusconi che la Lega – partito alleato – ti scava la fossa per prenderti il consenso e i voti; fa bene a ricordare le questioni della cittadinanza, le questioni razziali, le questioni morali, le questioni sulla giustizia, le questioni di un governo che governi e sappia chiedere il consenso anche ai parlamentari e ai partiti che lo sostengono. Che è ora di iniziare la strada delle riforme «con larga partecipazione, larghe intese».
Fini fa bene. Ma non potrà chiedere per se stesso un trattamento speciale: esiste la «legge del branco» che ora non ti accetta più, che ora ti mette fuori. Se vorrai mantenere la carica che ricopri, dovrai «ri-contrattarla» di nuovo in condizioni totalmente diverse.
Insomma Fini ha sdoganato se stesso, questa volta da solo, e nessuno potrà in futuro gridargli ancora «fascista».
Difficile concludere la querelle.

Appare sempre più probabile che la Lega potrebbe anche sopravvivere a Bossi per il suo radicamento e il suo controllo del territorio «manu militari», mentre il PdL senza Berlusconi si rimescolerà, si rigirerà, si scompatterà, imploderà. Chiuderà i battenti. Troppe le persone cooptate, nominate; pochi invece gli eletti per meriti precedentemente acquisiti sul campo. Ha ragione Berlusconi quando ha invitato i propri parlamentari a lavorare di più e a «girare di più tra la gente, anche durante il weekend, come egregiamente fanno i deputati della Lega».
Il fatto che nel centrodestra abbia vinto la Lega è stata la scintilla che ha acceso la benzina nel PdL.
Il nostro Paese ha sofferto nella Prima Repubblica perché c’era troppa «politica politicante»; ora si è trovato a non averne più.
Mentre ce n’è bisogno ancora, per uscire dal qualunquismo che genera il gossip, la disinformazione e l’ignavia. Il Paese deve crescere «ragionando» perché sa guardare in faccia alle sfide del futuro. Il Paese ha bisogno di aiuti strutturali, non di proclami per ottenere consenso.

E Berlusconi se vuole, lo sa fare. Esca dalla prospettiva per cui lui deve pensare a tutto. Può anche farsi da parte, per un disegno superiore. No?

Gianluigi Margutti

lunedì 10 maggio 2010

La Corte dei Conti a Tradate. Atto secondo!

IL «CONTROLLO ANALOGO?»
Non è una chiacchierata tra consiglieri,
signor Sindaco!

«La Corte dei conti fu istituita agli albori dello Stato unitario (legge 14 agosto 1862, n. 800), perchè vigilasse sulle amministrazioni dello Stato, così da prevenire ed impedire sperperi e cattive gestioni. In questa funzione, la Corte dei conti assunse la veste di una "magistratura", essendo emersa - secondo la storica affermazione di Camillo Benso conte di Cavour - la assoluta necessità di concentrare il controllo preventivo e consuntivo in un magistrato inamovibile».
La Corte è arrivata a Tradate!
Due documenti: una mozione (proposta da Carlo Uslenghi, di Città Nuova) tesa a mettere ordine nella Seprio Servizi - che non relaziona con metodo nè regolarità al Consiglio Comunale - e una interrogazione (presentata da Gianluigi Margutti, del gruppo consiliare Unione Indipendente) per conoscere i veri motivi dell’intervento della Corte dei Conti nella vicenda.
La nostra opinione? Candiani (e la sua «accodata» truppa politica leghista e dei rimasugli del PdL) diranno che tutto è a posto e che sarà sufficiente incontrarsi ogni tanto in commissione bilancio – senza regole né metodo tracciato – per parlare (perdere tempo, quindi) della Seprio.
Come è caduta in basso la Amministrazione del Comune.
Pare però che ai cittadini, vada bene così, anche se il Comune non rimborsa l’IVA non dovuta sulla Tia, anche se continuano a costruire e a rovinare con continuo cemento la città, anche se si sprecano i soldi in questioni altamente inutili, come la pista del ghiaccio, la vigna per il futuro vino del «pissarell», in fuochi artificiali, per proporre e progettare improbabili pinacoteche padane, eccetera. A breve proporremo l’elenco degli sprechi. Ma basterebbe cliccare qui: ne troverete moltissimi (di Tradate e no) da noi denunciati!

Ecco la mozione di Carlo Uslenghi
Oggetto: mozione consiliare sull’integrazione dello statuto della Società Seprio
Patrimonio Servizi srl, relativa al regolamento per il “controllo analogo”.

Ai sensi dell’art. 29, comma 4, del Regolamento del Consiglio Comunale, presento la seguente mozione in ordine all’oggetto:

“Il Consiglio Comunale,

ritenuto necessario adempiere pienamente ai propri compiti istituzionali di indirizzo e di controllo, anche in merito al cosiddetto “controllo analogo”, da esercitare nei confronti della propria società partecipata, Seprio Patrimonio Servizi srl;

ribadito il principio della trasparenza, del buon andamento e dell’imparzialità dell’azione amministrativa, da attuare nelle forme previste dalla normativa vigente, al fine di ottemperare al mandato elettivo nell’esclusivo interesse della civica comunità;

considerato improcrastinabile formalizzare, secondo un protocollo normativo, l’esercizio del cosiddetto “controllo analogo” nei confronti della società partecipata, Seprio Patrimonio Servizi srl;

richiamata la propria deliberazione in data 15 maggio 2006, n. 24, di approvazione dello statuto della società patrimoniale;

delibera

1) di modificare lo statuto della Società Seprio Patrimonio Servizi srl ,come
segue: aggiungere l’art. 11bis avente per titolo: “Regolamento per l’indirizzo
e il controllo da parte dei soci”;

2) di approvare il regolamento per l’indirizzo e il controllo da parte dei soci
secondo quanto previsto dall’allegato A) alla presente mozione.”

Il consigliere proponente
f.to Carlo Uslenghi



Ecco la interrogazione di Gianluigi Margutti

* Al signor Sindaco
* Al signor Segretario Generale e Direttore Generale del Comune

Oggetto: interrogazione a risposta scritta – (ai sensi del regolamento consiliare)

Nella vostra rispettiva veste di capo della Amministrazione comunale e di Responsabile dei servizi sopra indicati

interrogo per conoscere

* i motivi formali della vostra «convocazione-incontro-audizione» presso la Corte dei Conti, notizia da me appresa leggendo la stampa in data odierna.

* Nel contempo cortesemente chiedo di avere copia della lettera di «convocazione-incontro-audizione» per poter essere personalmente edotto sulla rilevanza della stessa, anche perchè da parte mia ho sollecitato nel passato la stessa Corte per alcune questioni amministrative che non trovavano risposte da parte della vostra Amministrazione, quale la situazione del personale presso la Seprio Servizi srl e la assenza del «controllo analogo».

* Chiedo di conoscere in quale specifica situazione la Corte dei Conti (e per quali periodi) abbia preso quale riferimento «esemplare» la Amministrazione Comunale di Tradate così come avrebbe dichiarato il Sindaco: «La Corte dei Conti da cinque anni considera il Comune di Tradate come esempio e capita che ogni tanto vengano a studiare i nostri documenti contabili».
In tale evenienza personalmente sarò perfettamente soddisfatto.

* Chiedo infine quali specifiche richieste o contestazioni siano state avanzate dalla Corte dei Conti in merito alla Società Seprio Patrimonio Servizi srl, anche perchè il sottoscritto richiede (da tempi oramai lontani) che sia regolamentato il controllo da parte del Consiglio Comunale sulla stessa società, mediante report almeno trimestrali (vedasi mia dichiarazione di voto nel consiglio comunale dello scorso anno, aprile 2009); solo recentemente e con un’urgenza quasi sospetta si sta attivando il procedimento per il cosiddetto «controllo analogo», prima aggirato e/o vanificato.
In attesa, ringrazio e porgo distinti saluti,
Gianluigi Margutti
consigliere comunale di Unione Italiana
Riportiamo anche l'allegato alla mozione di Carlo Uslenghi, perchè potrebbe essere utile come approfondimento a coloro che seguono più da vicino la amministrazione pubblica

Allegato A)

REGOLAMENTO PER L’INDIRIZZO E IL CONTROLLO DA PARTE DEI SOCI AI SENSI DELL’ART. 11BIS DELLO STATUTO.

Indice
art. 1 – Oggetto e definizioni
art. 2 – Composizione del comitato di controllo
art. 3 – Competenze
art. 4 – Documenti da inoltrare al comitato di controllo
art. 5 – Modifiche del regolamento


art. 1 – Oggetto e definizioni
1. Il presente regolamento, previsto dall’art. 11bis dello statuto della Società, disciplina l’esercizio del controllo analogo che l’attuale Socio unico, rappresentato dal Comune di Tradate, esercita sulla Società stessa, individuando e definendo le modalità, nel rispetto della normativa vigente di riferimento e all’evoluzione giurisprudenziale amministrativa e comunitaria.
2. La Società rappresenta un “bene strumentale esterno” dell’attuale Socio unico, che se ne avvale per il perseguimento dell’interesse pubblico secondo parametri di efficienza, efficacia, economicità, ai sensi di quanto previsto dalla legge 241/90, e nel rispetto del principio di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa così come sancito dell’art. 97 della costituzione.
3. Il controllo è effettuato nella forma dell’indirizzo (controllo preventivo), del monitoraggio (controllo contestuale), e della verifica (controllo finale), sia attraverso l’assemblea ordinaria, sia attraverso il Comitato di controllo che si configura nell’attuale Commissione consiliare Finanze e Bilancio.
4. Altre modalità di controllo e verifiche, con i corrispondenti obblighi per la Società, possono essere previste negli eventuali contratti di servizio che, in ogni caso, devono prevedere il potere per l’attuale Socio unico, il Comune di Tradate, di effettuare verifiche ed ispezioni periodiche presso la sede sociale e nei luoghi di svolgimento del servizio, ai fini di controllarne la regolarità, il raggiungimento e il mantenimento della sua qualità.

art. 2 – Composizione del Comitato di controllo
1. Il Comitato di controllo è rappresentato nella sua composizione e funzioni dalla Commissione consiliare Finanze e Bilancio del Comune di Tradate.
2. Il funzionamento del Comitato di controllo segue quanto prescritto dal Regolamento del Consiglio Comunale di Tradate in ordine alla composizione e funzionamento delle commissioni consiliari permanenti.
3. Il Responsabile del Servizio Finanze del Comune di Tradate o suo delegato, assume il ruolo di segretario del Comitato di controllo.

Art. 3 – Competenze
1. Al Comitato di controllo sono assegnati i compiti e le funzioni previste nel presente regolamento, fatte salve le funzioni istituzionali di controllo ed indirizzo previste dalla legge per i consiglieri comunali.
2. Il Comitato controlla lo stato di attuazione degli obiettivi, risultanti dai piani strategici, economici, finanziari ed industriali di breve e lungo periodo della società, così come approvati ed autorizzati dai competenti organi della società, anche sotto il profilo dell’efficacia, efficienza ed economicità della gestione; a tale scopo la Società deve inviare al Comitato, con cadenza quadrimestrale, una relazione predisposta dall’Amministratore Unico o dal Consiglio di Amministrazione, corredata dal parere dell’organo di revisione sull’andamento economico, patrimoniale, finanziario, nonché sull’andamento gestionale, di indebitamento, e sulle previsioni a breve e medio termine.
3. Il Comitato, esaminate le suddette relazioni, può approvare pareri di indirizzo sulle modalità di gestione economica, patrimoniale e finanziaria della società ,da inoltrare alla Giunta e al Consiglio Comunale.
4. Il Comitato acquisisce una relazione predisposta dall’Amministratore Unico o dal Consiglio di Amministrazione, da inviarsi nel primo semestre dall’approvazione del bilancio, che illustri le operazioni compiute ed i provvedimenti adottati in attuazione di quanto stabilito nella relazione previsionale, motivando, in particolare, gli eventuali scostamenti verificatesi rispetto alla spesa preventivata.
Anche in tale caso il Comitato può approvare pareri di indirizzo dal inoltrare alla Giunta e al Consiglio Comunale.
5. Il Comitato, in ogni caso, esprime tutti gli indirizzi ed i pareri che ritiene necessari per l’esercizio del potere di controllo sulla società e per il regolare andamento gestionale, economico e finanziario della società.
6. Per l’esercizio del controllo, il Comitato ha accesso a tutti gli atti della Società.
Art. 4 – Documenti da inoltrare al Comitato
1. Al fine di esercitare il corretto esercizio del controllo demandato al Comitato, deve essere inviata al Comitato medesimo, attraverso la segreteria del Comitato, copia della sotto elencata documentazione:
- Verbali di deliberazione dell’Assemblea dei soci, entro cinque giorni dalla
data di riunione dell’Assemblea stessa;
- Atti relativi all’istituto dell’autorizzazione preventiva di cui all’art. 2364 , comma 1, n. 5. del Codice Civile;
- Atti relativi ad ogni operazione immobiliare;
- Atti relativi all’assunzione di mutui, concessione di avvalli, fideiussioni, ipoteche e altre forme di garanzia,
- Atti di spesa più importanti, programmazione degli obiettivi;
- Atti relativi alla dotazione organica e sue variazioni;
- Atti di regolamentazione.
2. Il Comitato può chiedere l’audizione, al fine di eventuali approfondimenti della documentazione ricevuta, degli organi della società e del rappresentante dell’attuale Socio Unico in seno all’Assemblea dei soci.

Art. 5 – Modifiche del regolamento
1. Qualora la Società Seprio Patrimonio Servizi srl fosse partecipata da altri soci, oltre all’attuale socio unico, rappresentato dal Comune di Tradate, sarà modificato l’art. 2 del presente regolamento, relativo alla composizione del Comitato di controllo.
2. Ogni modifica del presente regolamento è approvata dall’organo istituzionale fonte primaria di deliberazione.

venerdì 7 maggio 2010

La Corte dei Conti a Tradate. Atto primo!

INCONSUETA SITUAZIONE,
ALTRO CHE PRASSI NORMALE!
NOI ALLE DICHIARAZIONE DI CANDIANI
CONTINUIAMO A NON CREDERE!

(da Varesenews) Sindaco, vice-sindaco, segretario comunale e presidente della Seprio Servizi a Milano dalla Corte dei Conti. I quattro sono stati convocati dall'ente di controllo amministrativo dopo avere inviato alcuni documenti sui rendiconti economici del 2008. Una prassi che il sindaco Stefano Candiani, al termine dell'incontro, definisce normale: «La Corte dei Conti da cinque anni considera il Comune di Tradate come esempio e capita che ogni tanto vengano a studiare i nostri documenti contabili. Quindi non c'è da fare alcuna dietrologia sulla loro presenza in Comune. Inoltre stanno dando particolare attenzione a quelle realtà che hanno anche delle società come la nostra Seprio Servizi. Non vi è stata alcuna ispezione, è stato un incontro di routine».

Intanto il consigliere comunale Gianluigi Margutti ha avanzato una interrogazione al Sindaco per conoscere i veri motivi della convocazione a Milano, chiedendo anche di visionare gli atti dell'«invito-convocazione» della Corte dei Conti. Altra Tradate vi terrà informati. La Seprio Servizi è stata per mesi alla ribalta anche in questo blog. Quindi, non molleremo l'osso.

martedì 6 aprile 2010

«Questa Lega non ci vuole? Ne andiamo fieri»


Tradate, Gianluigi Margutti, esponente nazionale di Unione Italiana,

parla del dopo voto a Saronno e della sua esperienza nel consiglio comunale tradatese:

«Unione Italiana la vera alternativa: c'è voglia di cambiamento»


TRADATE - Quando incontriamo Gianluigi Margutti (nella foto) l'impressione che ne riceviamo è che oggi, se è possibile, sia più combattivo che mai: alla faccia di chi lo dava in uscita dalla vita politica tradatese dopo il suo distacco dal PdL, la sua ferma opposizione allo "strapotere di questa Lega" e la fondazione della lista civica Unione Indipendente. E soprattutto dopo la sua entrata in campo come esponente a livello nazionale di Unione Italiana.