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venerdì 22 gennaio 2010

Processo breve: la coda 'lunga' delle polemiche

AL CAV. PIACE CORTO

Riceviamo e pubblichiamo
Ven - 22 Gen
Per Berlusconi un cittadino che incappa nelle maglie della giustizia italiana finisce in "un girone infernale: è una persona persa e il disastro per lui e per la sua famiglia è sempre enorme. Quindi, penso che i tempi dovrebbero essere molto ma molto più contenuti di quelli votati".
Secondo l'opposizione le nuove norme sarebbero state studiate e fatte approvare velocemente proprio per consentire al premier di avvalersene nei processi che lo riguardano. "Quelli che mi attaccano sono tutti intellettualmente disonesti - accusa Berlusconi-: non sono problemi di Berlusconi ma aggressioni al presidente del Consiglio. Questa è una cosa sicura e certa".
Perchè si arriva a dire che la magistratura nei confronti del premier trasforma le aule di tribunale in veri e propri "plotoni di esecuzione"?
"Noi di Unione Italiana - commenta il segretario nazionale Gianfranco Librandi - ci chiediamo perché si stia spingendo lo scontro istituzionale su questi toni, verso queste posizioni estreme? 
"Non ci stiamo - prosegue - a questo gioco fatto di attacchi e ritirate. Una strategia fatta, sembra, solo per uscire dall'angolo in cui inevitabilmente certi "problemi giudiziari" potrebbero costringere il premier.
Questo clima di tensione si auto-alimenta ma non aiuta governare, perchè pone la guancia ai ricatti interni alla coalizione. Evidenti e lampanti.

Il Paese non ha certo i problemi del premier da risolvere ma ben altro. Allora perchè tante energie politiche spese su questo argomento?"
E intanto c'è che bivacca in aula. I senatori dell'Italia dei Valori hanno trascorso la notte nell'aula di palazzo Madama. "Un'azione di resistenza istituzionale - ha spiegato Leoluca Orlando, portavoce nazionale dell'Italia dei Valori - nei confronti di una legge di eversione istituzionale ipocritamente denominata processo breve".
Una "legge-vergogna" che rappresenta "un colpo mortale inferto alla cultura della legalità e a uno Stato di diritto che l'attuale maggioranza sta trasformando in stato di impunità per i criminali".
Per il PD questa è un'amnistia per i colletti bianchi. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha ribadito che il suo partito si batterà con tutte le sue forze contro il provvedimento, che rappresenta "un'amnistia per i colletti bianchi" e ha accusato il centrodestra di essere una succursale dell'ufficio di difesa del presidente del Consiglio.

La fine di migliaia di processi. "Con il processo breve - ha detto la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro - viene decretata la fine di migliaia di processi penali e quindi ci sarà una denegata giustizia per migliaia di cittadini". Per la senatrice la maggioranza fissa "in due ore la durata di una tratta ferroviaria, ben sapendo che la vecchia locomotiva potrà farcela solo in tre ore", "dite di essere interessati a un processo riformatore, ma continuate ad avvelenare i pozzi e tentate di spacciare questa come riforma. Su di voi grava la responsabilità del clima politico".

La Lega non riesce ad uscire dalla retorica del puro slogan per difendere il premier. Il capogruppo della Lega, Federico Bricolo: "fino a pochi mesi fa eravate d'accordo con questa riforma. Quando vi siete accorti che questa riforma avrebbe riguardato anche il presidente Berlusconi, avete cambiato idea e vi siete contraddetti. Siete voi che vi dovreste vergognare". Come a dire che se non se ne fosse accorto nessuno sarebbe stato meglio?

Intanto i cittadini comuni, che non hanno decine di procedimenti in corso, si iniziano a chiedere perché il nostro caro Presidente ne abbia così tanti?
E' persecuzione?
Come l'imperatore Mausolo passò alla storia ricordato per il suo imponente mausoleo, il nostro Cav. sarà ricordato per averlo voluto corto (il processo).

Le nuove regole sulla durata dei giudizi. Le modifiche apportate al provvedimento nel corso dell'esame al Senato hanno innalzato il tetto della durata massima di un giudizio penale per reati puniti con pene fino a 10 anni, portandolo a 3 anni per il primo grado, due per il secondo grado e 18 mesi per la Cassazione. Nella versione iniziale del provvedimento il tetto massimo complessivo per i primi due gradi di giudizio e per il ricorso in Cassazione era fissato in 6 anni. Aumentato anche il limite massimo di durata del processo per reati puniti con oltre 10 anni di carcere: 4 anni per il primo grado, 2 per l'appello e 18 mesi per il ricorso in Cassazione. Per i casi di mafia e terrorismo sono previsti 5 anni per il primo grado, 3 per l'appello e 2 per il ricorso in Cassazione. Solo per questi ultimi è possibile una dilatazione di un terzo dei tempi processuali. Le norme si applicano anche ai processi in corso: destinati all'estinzione tutti i processi per reati coperti da indulto con pene massime inferiori a 10 anni, che non arrivano a sentenza entro 2 anni dalla richiesta di rinvio a giudizio. È previsto un aumento dei termini fino a 2 anni e 3 mesi in caso di nuove contestazioni del Pm. Sul fronte delle aziende è prevista l'estinzione dei processi per reati commessi prima del 2006 per i quali non si sia ancora giunti a sentenza entro 2 anni. Per i processi da celebrare equiparazione dei tempi previsti per i procedimenti a carico delle persone fisiche.

mercoledì 23 dicembre 2009

Così parlò Capezzone

MA VA LA'...

Riforme: Capezzone, Pd faccia argine a Repubblica e Idv.
(AGI) - Roma, 20 dic. - "Conviene, converrebbe a Bersani, al Pd, alla parte ragionevole della sinistra, fare davvero argine rispetto alle campagne estremiste di Repubblica e di Di Pietro". Lo sostiene Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, secondo cui "Bersani e' dinanzi a un bivio di valenza storica: subire ancora una linea giustizialista, tutta centrata sull`aggressione contro Berlusconi, o invece, per la prima volta, rompere con l`Idv e distinguersi nettamente dal Gruppo Espresso aprendo il cammino alle riforme”.

Riforme: Capezzone, per Pd occasione storica.
Oggi, il Pd italiano ha un'occasione analoga aquella di Blair con le Trade Unions. Ne è convinto Daniele Capezzone. "In questo caso - spiega - la rottura va compiuta rispetto alle componenti mediatiche (Repubblica) e politiche (Di Pietro) che dagli anni di 'mani pulite' inchiodano il Paese ad una sorta di guerra permanente, volta all'eliminazione dell'avversario per via giudiziaria o di linciaggio morale". "Se Bersani sapra' fare argine rispetto allo scalfarismo, al debenedettismo, al dipietrismo, si aprirà - conclude Capezzone - una pagina nuova per la sinistra italiana".

Riforme: Capezzone, iniziati i tempi supplementari congresso Pd.
(ASCA) - Roma, 21 dic - ''Di tutta evidenza, sono iniziati i 'tempi supplementari' del congresso del Pd. Bersani ha formalmente vinto cinquanta giorni fa, ma solo provvisoriamente. La sfida vera si gioca ora: e deve dimostrare di poter collaborare con la maggioranza ad un percorso riformatore, che vedrà schierati frontalmente contro l'Idv, il Gruppo Repubblica e anche settori rilevanti dello stesso Pd''. 

Lo afferma Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, che aggiunge: ''Starà a lui avere il coraggio e la convinzione necessari per sconfiggere questi estremismi e per dare un contributo nell'interesse del Paese. Se non lo farà, perdera' un'occasione storica, e inchioderà il Pd a una lunghissima stagione di minoranza e di marginalità”.

Un nostro brevissimo commento: ma questo onorevole le dice di suo, o gliele fanno dire? Possibile che mentre a fatica e con diplomazia si sta ricucendo una situazione insostenibile per la Politica (lo scontro politico in Italia è elevato, non occorre documentarlo!), uno che di mestiere fa il portavoce di una parte importante del Paese, si comporti invece come l’elefante in un negozio di chincaglierie?
Insomma: ma come si può dichiarare la propria disponibilità a parlare serenamente con una persona (un partito, il maggior partito di opposizione) mettendogli da subito dei vincoli e sentenziando (come quando da bambini si voleva litigare o non ci si voleva appacificare) “io non parlo con te, se non rompi i contatti con l’altro” (in questo caso il Tonino nazionale)?
Cominciamo a parlare, io risponderò delle mie azioni e non per gli altri. Gli altri si muovano come vogliono; ne avranno conseguenze e anche giudizi politici, ma io rappresento me stesso.
L’onorevole Capezzone queste semplici cose pare non le conosca ancora. Se del caso ritorneremo su di lui, ricordando tempi nei quali si esprimeva in tutt’altro modo nei riguardi del medesimo Cavaliere, ora Premier del paese.

(Gianluigi Margutti, consigliere comunale di U.I. - Tradate)

lunedì 21 dicembre 2009

Tra un Ballarò e l'altro. L’Italia divisa perfettamente in due

TUTTO FERMO?
NON SEMBRA... ANZI, SI MUOVE
Interessanti i dati emersi dal sondaggio di Ipsos mostrato qualche sera fa a Ballarò. Eccoli, accompagnati da nostre brevissime considerazioni. La lettura è più ampia, se si vuole, ma ci interessa porre l'accento su due particolari aspetti.
Per quale partito voterebbe?
PDL 39,6%
PD 30%
Lega 9,3%
IDV 6,9%
UDC 6,5%
PRC+PDCI 2,3%
Sinistra e libertà 2%
Verdi 0,8%
La destra 0,7%
Lista Pannella-Bonino 0,5%
Alleanza per l'Italia 0,4%
MPA 0,3%
Partito Socialista 0,3%
Altri 0,4%

PdL con Lega e Destra si posizionano al 50 per cento.
Tutti gli altri (alcuni oramai strettissimi e restii a un’ eventuale alleanza con il PdL) fanno l'altra metà, anche se più suddivisa e articolata (secondo altri più frastagliata)
Ne emerge una novità: il Pd è in crescita.

Confrontando questi dati con altri letti da Pagnoncelli (riguardanti l'operato del Governo), si nota che tra tutte le questioni analizzate (giustizia, istruzione, tasse, sanità...) le uniche due ad avere largo consenso (ovvero, secondo gli intervistati, “il Governo ha operato bene”) sono sicurezza e welfare.

Due dicasteri di cui uno è in mano alla Lega. Capite perchè senza fare nulla di concreto (se non proclami continui al ventre della gente), la Lega si stabilizza sul 9,3 per cento dei consensi?
Ovviamente si parla di 'percezione' della sicurezza, perchè le azioni concrete sono lontane dalla sicurezza.
Occorrono mezzi e finanziamenti, che invece sono stati tolti nel recentissimo passato.
Ma la Lega incasserebbe il risultato.
La gente, quindi, traviata (e stancata) dall'attenzione al tema giustizia (il continuo autogol di Berlusconi) considera buoni i risultati o le aspettative sull'aspetto sicurezza/immigrazione, quando, invece, sappiamo che non è così!

La fiducia nei leader
Napolitano 84%
Fini 70%
Berlusconi 56%
Bersani 55%
Montezemolo 55%
Tremonti 54%
Casini 47%
Di Pietro 33%

In testa a tutti (con ottimi distacchi sul terzo) due figure istituzionali e super-partes, ovvero: la gente vuole uscire dal ‘teatrino della politica politicante’ e dalle polemiche furiose della politica ‘bieca’ e cerca le figure garanti della democrazia.
Berlusconi (che sempre ha viaggiato alto) è a un punto da Bersani e dalla ‘new entry’ Montezemolo.
La linea Di Pietro inizierebbe invece a non pagare, perchè dopo i fatti dei recenti giorni (aggressione al Premier) potrebbe aiutare estremismi di piazza.

lunedì 12 ottobre 2009

Le frequentazioni milanesi di Francesco Liparoti... ;-)



CHI SI VEDE!!!
Capisci a me... c'azzecca?

Uno scatto fotografico: Liparoti immortalato a Milano con Antonio Di Pietro. Noi non commentiamo. A volte un foto parla molto più di cento parole. AltraTradate ha vedette in ogni dove, e riesce sempre a 'beccare' situazioni particolari! Che siano 'prove tecniche' per future alleanze in Tradate?

domenica 11 ottobre 2009

Non mollano la greppia. Lì si munge tanto e i posti sono ben remunerati!

Abolizione province:
chi fa sul serio e chi no

Riceviamo e pubblichiamo
(Postato da Massimo Donadi - 10 Ottobre 2009) Le province in Italia sono 110 e costano 13 miliardi di euro l’anno. In campagna elettorale, tutti, centrodestra e centrosinistra, hanno detto di volerle abolire. Passate le elezioni, non se ne è più parlato. Oggi, a 17 mesi di distanza, dopo un anno e mezzo di battaglie, Italia dei Valori è riuscita a portare la sua proposta di legge per l’abolizione delle province in Aula.
 Lunedì prossimo, 12 ottobre, tutti i partiti saranno chiamati ad esprimere il loro voto. Vedremo chi manterrà fede alle promesse e chi racconta frottole.

(Nell'iconografia uno storico manifesto, ancora molto attuale: basta sostituire al termine democristiani e fascisti quello di... A voi la scelta).

martedì 22 settembre 2009

CANTO & CONTROCANTO (31)

L'APPELLO DISPERATO DI GIOVANNA
Riceviamo e pubblichiamo
(di Antonio Di Pietro)
Quella operata nella scuola dal ministro dell'Istruzione Gelmini, dicastero che rinominerei della Distruzione, è una sorta di pulizia etnica della razza del precariato. Una razza debole, quella del precario, che dopo essere stata vessata dal mondo del lavoro, pubblico e privato indifferentemente, ora riceve il colpo finale dallo Stato che dovrebbe proteggerla.
Il governo per distribuire milioni di euro alle imprese amiche è costretta ad adottare espedienti da illusionista e, dove non può giocare con gli stessi soldi spostandoli da una parte all'altra per ingannare i cittadini (come gli aerei di legno di Dudley Wrangel Clarke nella seconda guerra mondiale per ingannare i tedeschi), è costretto a tagliare i rami più deboli: i precari. In due anni nella scuola ne saranno falcidiati più di 130 mila tra corpo docente e Ata, ed i numeri sono cautelativi. Gli effetti di questo "sterminio", oltre l'impossibilità a sostentarsi per intere famiglie, saranno devastanti: dall'impoverimento didattico ed educativo allo spopolamento di piccole frazioni e comuni, abbandonati o ridotti ad agglomerati fantasma poichè privati delle strutture d'istruzione della prima infanzia e adolescenza.
Questa riforma la chiamerei con il suo nome ministro: la mattanza Gelmini.
Riporto la lettera di Giovanna Nastasi affidatami dalla stessa affinchè la leggessi oggi in aula alla Camera, così come poi ho fatto. Le sue poche righe sono l'appello di uno dei tanti precari nel mondo della scuola e suonano come l'ultima chiamata prima della disperazione. Un appello che non può lasciarci indifferenti.
RESOCONTO STENOGRAFICO:
Signor Presidente, ho chiesto la parola non per dire ciò che pensa e chiede l'Italia dei Valori (l'ha detto prima di me l'onorevole Orlando) ma per leggere un accorato appello che una precaria, la professoressa Giovanna Nastasi di Catania, mi ha pregato di rivolgere al Governo. Mi ha pregato di rivolgerlo a lei, signor Ministro (Gelmini) che non c'è, a lei che dovrebbe venire qui ad ascoltare, ma che sicuramente riceverà tante lettere accorate come quella di questa professoressa precaria di Catania, che scrive:
LA LETTERA
Io sono un'insegnante di lettere e so per esperienza che quello che attualmente sta capitando nella scuola per moltissime persone, per noi insegnanti, per il personale amministrativo e tecnico, per le famiglie, e per la società è una catastrofe; questa è la realtà, una catastrofe, un massacro che è cominciato e continuerà nel prossimo triennio per arrivare alla decurtazione di 87 mila docenti e 44 mila unità del personale amministrativo, oltre ad altro personale che la scuola perderà (20 mila insegnanti e 15 mila addetti al personale amministrativo).
Signor Ministro - insiste e scrive la signora Giovanna - si tratta del più grande licenziamento di massa operato dallo Stato, molto di più di quanto non sia successo con Alitalia e con la FIAT, e questo voi lo volete far passare come una riforma di rigore e di merito; ma lei sa, signor Ministro, che dietro ogni posto in meno c'è una famiglia, magari monoreddito, una donna separata, una donna disperata, una vedova, un mutuo da pagare, figli da mantenere e da far crescere? C'è chi è invecchiato da precario arrivando a 56 anni nell'attesa di una stabilizzazione che non c'è e non potrà avere perché a noi - dice la professoressa Nastasi - non ci riciclano certo in consigli di amministrazione o in poltroncine ad hoc riservate solamente a politici «trombati».
Sono parole che vengono dal cuore, signor Ministro che non c'è, e mi lasci allora continuare questo accorato appello. Scrive la professoressa Nastasi e con lei le 87 mila professoresse Nastasi:
Vi rendete conto che certe decisioni vanno a sconvolgere l'esistenza delle persone? In un Paese civile e democratico ogni giorno non ci può essere chi si incatena, chi minaccia di darsi fuoco, chi si barrica, chi si arrampica sui tetti, chi fa lo sciopero della fame, chi va in terapia, chi va in follia. Temo, signor Ministro, che questo sia solo l'inizio.
Giusto per essere concreti, è questo il dramma umano che noi insegnanti e noi mamme - scrive la professoressa Nastasi - sentiamo di farle sapere: trovarsi improvvisamente senza quello che stavi cercando di costruire per anni e anni e non sapere all'improvviso come provvedere alla tua sopravvivenza, a quella dei tuoi figli, alla tua famiglia.
È un terremoto, signor Ministro, una catastrofe.
Certo so - scrive ancora nella sua lettera - quali sono le posizioni del Governo e del Ministro su noi precari: è una piaga ereditata dai precedenti Governi; la scuola non può essere un ammortizzatore sociale; non si può spendere il 97 per cento di risorse in stipendi. Ma, signor Ministro, noi non abbiamo ricevuto né stiamo ricevendo stipendi gratis. Noi abbiamo lavorato e stiamo lavorando spesso in luoghi disagiati. Abbiamo contribuito e contribuiamo a mandare avanti la scuola. Se la scuola deve produrre conoscenza, cultura, i soldi in cosa devono essere spesi se non per pagare chi fa questo lavoro? Non vi accorgete che l'ostilità che notiamo nei nostri confronti e nei confronti del personale non docente è frutto di una campagna di demolizione sul valore del lavoro intellettuale che non può essere misurato in una catena di montaggio comune? Dietro all'attività intellettuale c'è una persona che fa quello in cui crede, c'è la sua paura, la sua fragilità e la sua passione, la sua storia. Insomma, chi insegna porta progresso all'umanità. Non può essere considerato un fannullone, uno che non fa niente, uno che non lavora, non si può trattare la scuola come una catena di montaggio in cui per ragioni tecniche si taglia la cultura come dire si taglia la salute, come dire si taglia la vita.

mercoledì 29 luglio 2009

Le ronde, rondano...

SI SPROFONDA NEL RIDICOLO
Riceviamo e pubblichiamo

(di Fabio Evangelisti) - "La mia ronda ha più ragione della tua". Sembrerebbe una banale affermazione sulla quale poter fare commenti benevoli o su cui sorridere. Se non ci fosse invece da piangere. Nel comune di Massa, prima che altrove, si è purtroppo concretizzato ciò che, da un lato, si paventava e, dall’altro, era stato abbondantemente previsto e denunciato in Parlamento, non solo da Italia dei Valori. Nella notte tra sabato e domenica scorsi, infatti, si sono verificati scontri tra ronde che hanno avuto tutto il sapore di un revival anni settanta, quando i ‘confronti dialettici’ erano tra fascisti e comunisti. Si tratta, c’è da temere, solo del primo degli episodi che con ogni probabilità caratterizzeranno questa corsa alla ronda.

Quello che hanno riportato finora le cronache giornalistiche, però, dà soltanto un’idea di quello che è successo. In verità oltre a una notte di guerriglia urbana che ha visto coinvolto anche turisti seduti ai tavoli di un bar, gli scontri sono proseguiti durante la notte con il risultato che alle 4 del mattino è stata bloccata la stazione ferroviaria, in mattinata è stata assediata la questura, cui sono seguiti arresti, e cinque poliziotti sono stati condotti in ospedale, per fortuna con ferite lievi.

Dunque, questo è il primo risultato dell’istituzione delle ronde volute dal ministro Maroni e inserite in un dispositivo del cosiddetto pacchetto sicurezza, dopo essere state in un primo momento bocciate a sorpresa, con votazione a scrutinio segreto. Non riusciamo a intravedere in tutto questo alcunché riferibile alla sicurezza; sembra, invece, si stia ingenerando insicurezza perché il paradosso evidente è che le stesse forze di polizia, piuttosto che impegnate in una lotta incessante contro la criminalità, gli spacciatori e quanti delinquono nella riviera apuo-versigliese, si sono trovate nella necessità di dover inseguire idioti alternativamente vestiti con una divisa diversa.

Così, mentre si sollecitano gli animi sulla mancanza di sicurezza e si costruisce il consenso sulla paura, questo Governo continua a trascurare le necessità delle forze dell’ordine, arrivando – addirittura - a lasciare senza benzina le volanti della polizia, per non parlare dei 7 euro per gli straordinari a poliziotti e carabinieri a fronte dei 27 dati ai soldati che fanno mostra di sé agli angoli di alcune città italiane.

Del resto, cosa ci si poteva aspettare di diverso? Un impegno così costante a innescare sensazioni di pericolo sociale e paura non poteva che trovare terreno fertile nella destra di questo Paese. E’ chiaro che l’approvazione della legge che riconosce l’utilizzazione delle ronde, sia pure non armate, per il controllo del territorio determinerà un’alterazione sia in termini di competenze in materia di sicurezza sia in termini di regressione culturale e giuridica.

Insomma, si attribuiscono ai privati fette di competenza statale in materia di servizi di sicurezza e ordine pubblico senza tuttavia risolvere i problemi, anzi creandone con riferimento soprattutto alla incostituzionalità di alcune norme. E proprio questa era anche il senso della preoccupazione del Presidente Napolitano espressa nella sua lettera alle alte cariche dello Stato, dopo aver promulgato il ‘pacchetto sicurezza’. Il ministro dell’interno deve farci sapere al più presto come intende correggere questo provvedimento per evitare che le ronde possano degenerare in milizie o squadracce di partito o, soltanto, sprofondare nel ridicolo.

mercoledì 17 giugno 2009

Lazzaroni e stakanovisti in Parlamento

IL CASO. "Cittadinanzattiva" studia il lavoro degli onorevoli. Alle Camere radicali e Italia dei valori sono i più stakanovisti. Parlamento, la classifica dei fannulloni
"I più inefficienti sono sui banchi della destra"

Donne più operose degli uomini: Napoli maglia rosa alla Camera e Poretti al Senato
(di CARMELO LOPAPA)

ROMA - Pochi stakanovisti e un esercito di "fannulloni", direbbe Brunetta. Che stanno soprattutto a destra. Per non dire che con le pagelle scolastiche reintrodotte dalla Gelmini (da 0 a 10), solo il 2,6% dei parlamentari (16 deputati e 8 senatori per la precisione) sarebbero promossi al secondo anno di legislatura.
Il primo anno si archivia così, con insufficienze a go-go: poco presenti, poco attivi, poco propositivi. Con gli onorevoli di opposizione a salvare la faccia. Le donne, come sempre, meglio degli uomini. E col dato più avvilente a fare da sfondo: un Parlamento ormai in ginocchio, ridotto a ratificare decisioni già adottate a Palazzo Chigi: in un anno, 61 ddl presentati dall'esecutivo trasformati in legge (90%), a fronte dei soli 7 di iniziativa parlamentare (10%).

La fotografia dei primi dodici mesi di vita delle Camere l'ha scattata l'"Osservatorio" composto da Cittadinanzattiva (movimento che dal '78 promuove i diritti dei cittadini e dei consumatori), Controllo cittadino e Openpolis. Le 32 pagine del rapporto 2008-2009 sulle attività parlamentari - che sarà presentato oggi - misurano con grafici e classifiche l'efficienza di gruppi e singoli. Un "indice di attività" elaborato in base a una serie di parametri: quante volte ogni parlamentare è stato primo firmatario o cofirmatario di un atto legislativo o ispettivo, quante volte relatore di un progetto di legge, quante volte è intervenuto in aula o in commissione, quante volte presente alle votazioni. Cosa si scopre? "Emerge molto chiaramente che i deputati dell'Italia dei valori sono i più attivi tra tutti i gruppi presenti alla Camera", su una scala da 0 a 10, la loro media di attività si attesterebbe attorno al 3,57. Sotto la sufficienza, ma meglio degli altri. Seguiti dal gruppo della Lega (2,67) e dal Pd (2,65).


Stesso discorso al Senato, anche lì in testa i dipietristi, seguiti però da Udc e Pd. In entrambi i rami del Parlamento, il principale gruppo di maggioranza, il Pdl, ha raccolto il grado di efficienza più basso, ultimo alla Camera (2,01) e penultimo (seguito dal solo misto) al Senato (0,67). Quozienti che si invertono, ed è facile immaginare il perché, se si passano ai raggi x le presenze in occasione delle votazioni: essendo la gran parte dei ddl di origine governativa, ecco che i deputati del Pdl sono risultati presenti all'83% delle votazioni, i leghisti all'86, i democratici all'81. Le donne hanno un indice di attività medio di 2,7, mentre gli uomini si fermano al 2,2. Tra le senatrici e i senatori "la differenza è ancora più marcata: le prime hanno un indice di attività di oltre 3 punti, mentre i senatori sono al 2". Stesso discorso per le presenze.

E come alla fine di ogni anno scolastico che si rispetti, Cittadinanzattiva ha affisso i quadri con promossi e bocciati. Classifiche elaborate, anche queste, sulla base di quei criteri (presenze, firme agli atti, interventi, votazioni). Ed ecco allora la pidiellina Angela Napoli in testa ai virtuosi, affiancata dalla senatrice radicale-Pd Donatella Poretti (entrambe con un bel 10 per indici di attività). Maglia nera tra i "bocciati", invece, al coordinatore del Pdl Denis Verdini alla Camera e al senatore (anche lui pdl) Marcello Pera, che di Palazzo Madama è stato presidente. "È la prima volta che i cittadini accendono un faro sui lavori del Parlamento, basato su dati incontrovertibili e pubblici - spiega Antonio Gaudioso di Cittadinanzattiva - . È giunto il momento che gli elettori si assumano la responsabilità di verificare le attività delle istituzioni, tanto più utile nel momento in cui viene a mancare il rapporto diretto con gli eletti, ormai semplici nominati".
(16 giugno 2009)